Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Speculum: quel vecchio strumento del 1840 pensato da un uomo che usava le donne di colore come cavie

Articolo di Sirena Bergman

[QUI in lingua originale. Tradotto da Leda e Antonella del gruppo Abbatto i Muri]

 

Fino a qualche anno fa, trovandovi all’angolo nord-est di Central Park a Manhattan, vi  sareste imbattuti in un’imponente statua di bronzo di un chirurgo maschio. L’inscrizione lo identificava come J. Marion Sims, Dottore di Medicina, “i cui brillanti successi portarono fama alla chirurgia Americana nel mondo”.

Nell’aprile del 2018, più di un secolo dopo che la statua fu eretta nel 1894, la città di New York decise di rimuoverla a seguito di diverse proteste. Sims aveva, per anni, usato schiave donne di colore come cavie da laboratorio per testare procedure mediche, infliggendo dolore inimmaginabile, quasi senza anestesia, e trattando queste donne come creature sub-umane alle quali non si applicava il giuramento di Ippocrate.

Eppure l’eredità di Sim come “il padre della ginecologia moderna” continua a sopravvivere, ed è vivida particolarmente per le donne che devono sottoporsi a esami preventivi per il cancro (pap test) durante i quali devono avere a che fare con lo speculum, strumento sostanzialmente non modificato da quando fu inventato da Sims nel 1840.

L’esame alla cervice e al collo uterino è probabilmente quello dove si riscontra la maggiore differenza tra come viene descritto dai medici (un esame non doloroso, semplice, leggermente fastidioso ma “che dura pochi minuti”) e come viene descritto da molte donne che lo devono fare: doloroso, umiliante, e che francamente non vale la pena.

Negli anni, sono stati fatti molti tentativi di affrontare il preoccupante fatto che un numero molto basso di pazienti è disposta a fare il pap test. Una delle pratiche più comuni è tentare di spaventare le donne affinché si sottomettano, con lo spettro della famiglia di Jade Goody (star della televisione morta di cancro, n.d.t.) che si affaccia su tutte le campagne per la prevenzione ricordando che il cancro alla cervice è una delle malattie più mortali. Eppure dopo 10 anni di campagne basate sulla morte di Goody, il numero di donne che decide di sottoporsi all’esame ha toccato il minimo storico in 19 anni, nonostante i poster con foto di donne calve che ci dicono, con aria devastata, che non vogliamo “pentircene dopo”.

Se il senso di colpa non funziona, altre tattiche sono state sperimentate per convincere le donne a sopporsi allo screening, con slogan infantili come “Non fare la diva, è solo la tua vagina” (rima in Inglese, usando la parola slang “beaver”, n.d.t.) e “Ti fai la ceretta ma non vuoi fare il pap test!”.

Nel contesto dello shaming contro le donne che non vogliono fare il pap test, a nessuno sembra essere venuto in mente che forse non sono milioni di donne ad essere il problema, ma il modo in cui l’esame viene condotto—una reliquia degli esperimenti di Sims nell’800, dove le donne venivano trattate come oggetti da riparare, e non come esseri umani con sentimenti complessi riguardanti la propria autonomia corporale e con anatomie differenti che hanno drastiche conseguenze sulla loro esperienza. E tutto gira attorno allo speculum.

L’idea che lo speculum sia uno strumento che potenzialmente priva la donna di controllo e autonomia sul proprio corpo non è nuova. Nel 1972, la femminista Carol Downer fu arrestata, imprigionata e messa a processo perché “praticava medicina senza una licenza medica” dopo aver insegnato ad alcune donne ad usare lo speculum su se stesse e condurre autonomamente l’esame.

Anche oggigiorno, è raro che si offra alla donna durante l’esame di usare lo speculum su se stessa- nonostante molte donne dicano che si sentirebbero molto meglio se potessero farlo da sole.

La professoressa Janice Rymer è la vice-presidente per l’educazione al Royal College di Ostetricia e Ginecologia, e professoressa di ostetricia al King’s College di Londra. Ha fatto innumerevoli pap test a innumerevoli donne, ed è d’accordo nel dire che, se la donna preferisce usare lo speculum da sola, non c’è ragione di non offrire l’opzione.

“Gli esami intimi sono spesso difficili per molte donne, e la comunicazione è vitale nell’aiutare una paziente nel sentirsi più a suo agio” dice. “Non vuoi traumatizzare la paziente. È importante durante il primo pap test”

Una delle ragioni per il dolore provato da molte donne è che hanno l’utero “retroflesso”, cioè un utero orientato “al contrario”, rivolto verso la schiena e non verso la pancia. Le stime suggeriscono che almeno una ogni 5 donne può avere questa esperienza, anche se ci sono studi che suggeriscono che la percentuale potrebbe essere ancora più alta, fino ad un terzo delle donne.

La professoressa Rymer spiega che, se questo può rendere l’inserimento dello speculum più difficile, non dovrebbe renderlo impossibile: “In un esame condotto con  delicatezza, se non posso vedere la cervice, procedo con un’analisi manuale per capire meglio la posizione della cervice prima di reinserire lo speculum”.

Eppure molto donne con l’utero retroflesso riportano che i medici si rifiutano di aggiustare la tecnica di esame per diminuire il dolore.

Victoria è una madre di 51 anni, di Brighton. Era giovane quando si rese conto che c’era qualcosa di insolito nella sua anatomia, quando faceva fatica ad inserire un tampone seguendo le istruzioni. In conseguenza di ciò scoprì di avere l’utero retroflesso. La madre di Victoria ha avuto un tumore alla cervice, per cui lei è particolarmente attenta e ripete spesso gli esami necessari, anche se questo significa passare attraverso fastidio e frustrazione.

Racconta: “Io lo dico sempre, di avere l’utero retroflesso e qualcuno sa come gestire questa cosa, ma alcuni altri no. Se si inserisce lo speculum in maniera standard, si sarà in grado di inserirlo solo pochissimo. L’ultima infermiera non riuscì a farlo fin quando non mi sono seduta sulle mani e le ho detto esattamente cosa fare.” Non aveva mai sentito parlare di come usare lo strumento in maniera adeguata. Considerando tutti i progressi tecnologici degli ultimi cento anni, anche nella progettazione e nella medicina, sembra davvero incomprensibile ed illogico che si continui ad usare quotidianamente per la protezione della salute femminile uno strumento pensato nel 1840 da un uomo che non aveva alcun interesse per il dolore delle sue pazienti.

Il primo episodio di vero ripensamento dello strumento dello speculum si ha nel 2005, quando un’azienda chiamata FemSpec progetta e brevetta uno speculum gonfiabile, fatto di poliuretano, lo stesso materiale di cui sono fatti i condom. Era delle dimensioni grossomodo di un tampone e si espandeva una volta all’interno del corpo. Tuttavia, dopo un interesse iniziale, la comunità medica lo ha presto messo da parte. In un articolo su The Atlantic, Rose Eveleth spiega che i dottori, semplicemente, non volevano usarlo. Il direttore di marketing del FemSuite dichiara: “Dottori e infermiere lo prendevano in esame, se ne dicevano favorevoli, ma poi non si prendevano la briga di imparare qualcosa di nuovo.” Tutti gli sforzi successivi tra la comunità medica sembrano indicare una mancanza di volontà di adottare soluzioni innovative. Nel 2016 uno studente del Pratt Institute disegnò un prototipo di uno speculum con una forma curva, per rendere l’inserzione più confortevole, per evitare “pizzicate” e per fare in modo che la divaricazione fosse meno brusca – ma anche di questo non se ne fece nulla.

La tendenza generale è quella di sottovalutare il dolore delle donne ed è un problema enorme nella comunità medica. Questo fatto è forse ancora più chiaramente rappresentato nei prelievi per il Pap test, quando alle donne viene sostanzialmente detto di “sopportare”, mentre l’establishment continua ad ignorare le possibilità che l’innovazione può offrire per rendere la procedura di gran lunga meno traumatica.

Constance ha 42 anni e vive nello Hampshire. Durante il parto le fu praticata l’episiotomia – un taglio alla vagina per facilitare il travaglio – e si rese presto conto che c’era qualcosa che non andava.

“Dopo, nessuno dei medici che consultai (per il Pap test) sembrò aver capito che ero stata effettivamente chiusa” (per colpa di punti di sutura arraffazzonati). “Diversi medici mi dissero che avevo un problema psicologico, mi prescrissero una crema o mi dissero di tentare e ritentare col sesso”, racconta.

Constance ha ancora problemi a lasciarsi visitare per il prelievo di tessuto, ma è anche convinta che se lo speculum fosse stato più piccolo, più soffice, più confortevole – e se le fosse stato permesso di inserirlo da lei stessa – questo avrebbe fatto una gran differenza nella sua esperienza.

Ci sono segni di cambiamento davanti a noi, tuttavia, perché sempre più medici ed attivisti stanno indagando i modi per ripensare all’esperienza degli screening al collo dell’utero.

Negli Stati Uniti un gruppo chiamato Ceek Women’s Health ha disegnato una gamma diversificata di speculum pensata sulla base del fatto che corpi differenti e differenti esigenze emotive richiedono forme, dimensioni e funzionalità diverse.

Un’altra innovazione interessante è Yona, uno strumento che si propone di eliminare una serie di problematiche, tra cui il rumore che lo speculum fa quando viene divaricato completamente e l’utilizzo di tre gradi di apertura invece di due, permettendo lo stesso grado di visibilità senza che questo comporti la completa apertura e la conseguente maggiore tensione per la vagina. Inoltre – l’ispirazione l’hanno fornita i sex toys – è fatto di silicone.

Nel frattempo la cosa migliore sarebbe fornire training adeguato ai medici che effettuano i prelievi. La Professoressa Rymer, per esempio, ha dato inizio ad un metodo sperimentale per cui è la donna a dare indicazioni su come esaguire ispezioni intime. “Questo migliora non solo le loro conoscenze tecniche – spiega – ma anche la loro capacità di comunicare con la paziente”.

La comunità medica sta anche iniziando a riconoscere il valore di empowering che ha per le donne un uso differente dello speculum. Secondo lo Jo’s Cervical Cancer Trust l’80% delle donne preferirebbe un semplice auto-test a casa, che diventa un 88% per quelle donne che hanno ritardato nell’esecuzione del test.

(…) La responsabilità di avere Pap test più confortevoli non dovrebbe ricadere sulle pazienti, ma ci sono cose che le donne possono fare per avere più controllo su tutto questo. Celia ha 50 anni e vive nel Sud Est (UK). Ha avuto problemi con i suoi Pap test tutta la vita, così quello che fa è prenotare un doppio appuntamento per essere sicura che né lei né il medico abbiano alcuna fretta nell’eseguirlo. Molte donne con un utero retroflesso trovano sia straordinariamente di sollievo nel sedersi sulle mani durante il prelievo e non c’è nulla di male nel chiedere uno speculum più piccolo o di poterlo inserire da sé, proprio come Carol Downer incoraggiava le donne a fare mezzo secolo fa. La Professoressa Rymer, inoltre, raccomanda caldamente alle donne di dire se trovano la procedura dolorosa e di essere consapevoli di poter chiedere di interrompere la procedura in qualsiasi momento.

Se ci saranno sempre più voci intorno a questo argomento, forse la spinta per una innovazione sarà più forte. Ci saranno più probabilità di vedere un cambiamento in questo campo se il peso della responsabilità dello stesso verrà spostato dove dovrebbe essere: sulla comunità medica, invece che sulle spalle delle donne.

 

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Nota a margine ma non marginale: questo testo è una traduzione militante di un articolo non necessariamente pensato in ottica femminista. Abbatto i Muri e chi si è occupata della traduzione riconoscono che l’utilizzo del termine “donna” e “donne” nell’articolo è limitante e limitato. Vogliamo con forza dire agli uomini trans che questo articolo è anche per loro e che auspichiamo che ci sia una sempre maggiore sensibilità della comunità scientifica anche per le loro esigenze in questo senso. Il nostro femminismo è trans-inclusivo. La salute degli uomini trans ci sta a cuore tanto quanto la salute di tutte (TUTTE) le donne.

Altra nota a margine. Ai tempi delle torture inquisitorie veniva usato uno strumento di tortura, si chiamava pera vaginale, e l’inquisitore la inseriva dentro la vagina della donna e poi questa pera si apriva, sempre di più, e il sadico la girava e rigirava per poi tirarla fuori con la forza. Le donne trattate con questo strumento normalmente non sopravvivevano per via delle infezioni o delle gravissime emorragie interne. Che per l’invenzione dello speculum il dottor Sims si sia ispirato a quell’attrezzo?

 

 

 

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2 pensieri riguardo “Speculum: quel vecchio strumento del 1840 pensato da un uomo che usava le donne di colore come cavie”

  1. La domanda che spesso mi pongo è: perchè il 99% della prevenzione o comunque il pressare le donne a farsi visitare le parti intime, le contraccezioni, le troppo frequenti visite ginecologiche imposte eccetera riguardano solo il sesso femminile? Perchè la prevenzione maschile pare un tabù?

  2. Parliamo allora anche della mammografia, molto dolorosa per le donne con seno piccolo – e che potrebbe essere già ora sostituita da metodiche più moderne ed egualmente sicure. Quanto allo speculum, non capisco onestamente il discorso dell'”imbarazzo” (è un esame medico come un altro), ma se si può usare qualcosa di più confortevole e meno fastidiosi perché no??

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