Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Lo stupro non sarà mai amore

Articolo di Iris Pase (pubblicato su NewsMavens, Europe) -(traduzione di Angela del gruppo Abbatto i Muri)

“Una giovane donna italiana sostiene di essere stata violentata all’età di 13 anni, ma un quotidiano italiano ha minimizzato la sua esperienza come una “storia d’amore” fallita”.

Mercoledì 3 marzo Il Corriere Adriatico, un giornale locale che tratta casi provenienti dalle Marche in Italia, ha pubblicato la storia di una giovane donna che ha fatto pressioni e chiede 50.000 € di risarcimento dal suo presunto stupratore.

Attualmente diciottenne, sostiene che l’incidente sia avvenuto a Jesi – una città nella provincia di Ancona – nell’ottobre 2014, quando aveva solo 13 anni e l’uomo 23. Era un amico di famiglia, facente parte della comunità locale; entrambi provengono dal Sud America e sono membri della stessa congregazione ecclesiastica.

L’uomo ha confessato di aver avuto rapporti sessuali con la ragazza, anche se sottolinea che l’atto era consensuale. Tuttavia, l’età legale del consenso in Italia è 14 anni, il che significa che gli individui di età pari o inferiore a 13 anni non sono legalmente in grado di acconsentire all’attività sessuale. Se quest’ultima si verifica, può comportare il perseguimento per stupro statutario, come previsto dall’articolo 609 del codice penale italiano.

L’udienza preliminare è stata posticipata a giugno, in quanto il giudice Paola Moscaroli ha richiesto più tempo per esaminare il caso. Se viene giudicato colpevole, l’uomo potrebbe essere condannato a dieci anni di prigione.

Finora, tutto sembra chiaro. Tuttavia, Il Corriere Adriatico non si è attenuto ai fatti nella sua segnalazione; l’articolo scritto dal giornalista Stefano Rispoli è fortemente prevenuto in favore dell’uomo.

QUAL E’ L’OBIEZIONE?

Come prima notato dall’ONG Differenza Donna (un’associazione di donne che lotta contro la violenza sulle donne) su Twitter e come ulteriormente criticato dalla rivista Lettera Donna, il titolo è di per sé controverso:
“Love story a 23 anni con una tredicenne. Rischia un processo per abusi sessuali “.

Nonostante il fatto che la ragazza fosse minorenne e di soli 13 anni, e l’uomo di 10 anni più anziano di lei, nell’articolo il giornalista descrive l’evento come una “notte romantica sotto le stelle”:

Il ragazzo conferma il rapporto sessuale, sostiene che sia stato consenziente, ma l’età della ragazzina (all’epoca 13 anni) non è ritenuta tale da avere piena consapevolezza delle proprie azioni. Poco importa che quella sera d’ottobre, mentre si trovavano abbracciati in campagna a contemplare il firmamento, lei non avesse opposto resistenza all’amico”.

QUALI SONO I FATTI?

L’articolo si apre con il giornalista che descrive la relazione tra i due dal punto di vista della ragazza, a partire dall’incontro e mettendo in evidenza le conseguenze dell’evento sulla sua condizione psicologica. Affermando che l’esperienza “l’ha segnata così profondamente e l’ha trasformata in una donna troppo presto“, l’autore prosegue: “Impossibile rimuovere il ricordo delle carezze, dei baci, delle attenzioni ricevute in un’età in cui si è ancora troppo giovani per concedersi in tutto e per tutto ad un’altra persona. Lei lo fece. Si fidò. Ricambiò le avances, salvo poi pagarne le conseguenza nel tempo, al punto da riportare – spiega l’avvocato Silvia Bugatti che l’assiste –  danni psicologici considerevoli “.

Una volta analizzata l’esperienza della giovane donna, l’autore passa a descrivere l’uomo e come la sua vita possa cambiare dopo il processo.

[…] Il ragazzo, che oggi ha 28 anni, lavora come operaio per una ditta del nord Italia ed è imputato di atti sessuali con minore, il reato che equipara alla violenza sessuale il rapporto consumato con un partner che non ha compiuto i 14 anni. Se fosse rinviato a giudizio, rischierebbe fino a 10 anni di carcere”.

Sebbene l’uomo abbia ammesso di aver avuto rapporti sessuali con un minore quando aveva 23 anni, l’indagine è ancora in una fase iniziale, e quindi è importante che i giornalisti siano i più neutrali possibile. Per evitare di incolpare la vittima o accusarla ingiustamente, soprattutto i media locali, devono attenersi a rapporti fattuali. Quando l’area descritta è ben nota ai lettori, è più facile riconoscere i protagonisti, il che comporta il rischio di uno stigma sociale di lunga durata.

Sfortunatamente, la trattazione dell’articolo sopra menzionato è tutt’altro che neutrale.

Prima di tutto, la storia è fortemente romanticizzata. Nonostante il fatto che la ragazza stia facendo causa per stupro, l’articolo considera gli eventi come una storia d’amore fallita. Dipinge scene romantiche dell’uomo e della ragazza che si accarezzano e si baciano, guardando le stelle in campagna, una narrazione che distoglie l’attenzione dei lettori dai fatti.

Questo atteggiamento è in netto contrasto con le affermazioni della ragazza e contribuisce a minimizzare le sue affermazioni. Questo rapporto sbilanciato mostra un pregiudizio a favore dell’uomo, con cui il giornalista si immedesima, descrivendolo prima come un “ragazzo” anche se aveva 23 anni quando gli eventi hanno avuto luogo, e poi sottolineando che rischia di essere mandato in prigione.

D’altra parte, viene data meno comprensione alla ragazza, che è descritta sì come fragile – ma consenziente. Rispoli suggerisce indirettamente che potrebbe averlo chiesto: sottolinea che, dopo tutto, non ha “resistito” all’uomo che considerava “un esempio, un punto di riferimento”. L’autore concorda sull’illegalità dell’atto, e tuttavia sottolinea l’atteggiamento della ragazza con la sua scelta di parole: ad esempio, la giovane donna “si è donata completamente”, che allude a una scelta attiva e getta sospetti sulle sue affermazioni che lei ha fatto “solo tre anni dopo”.

CONCLUSIONI

Data l’empatia mostrata nei confronti del denunciante, riteniamo che questo articolo preveda che i lettori possano giustificare la violenza contro le donne – in questo caso, una ragazza minorenne.

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