Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Lo sguardo di Angela Davis sul “whitewashing” di femminismo e islamofobia

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Angela del Gruppo Abbatto i Muri.

scritto da Danielle Kwateng-Clark

Voglio discutere di una prospettiva femminista che capisca che non possiamo semplicemente riformare istituzioni come il carcere e la polizia”.

Meno di tre mesi fa, l’Istituto per i diritti civili di Birmingham ha revocato un premio per i diritti umani in onore dell’attivista Angela Davis. La decisione, che non è mai stata esplicitamente dichiarata, era collegata alla politica di Davis come sostenitrice esplicita della Palestina e del boicottaggio delle imprese israeliane a sostegno dei diritti dei palestinesi. In una dichiarazione, l’Istituto -situato nella sua città natale-ha dichiarato: “[Davis] sfortunatamente non soddisfa tutti i criteri su cui si basa il premio”.

Davis, ampiamente considerata una leader della giustizia globale, militante comunista, guerriera dei diritti civili e icona femminista dalla fine degli anni ’60, non ha menzionato la decisione dell’Istituto (che è stata in seguito ribaltata per ripristinare il premio) alla sua recente apparizione al Teatro Apollo. Si è concentrata invece sul suo incrollabile supporto per le comunità emarginate.

“Integrare persone di colore, persone latine o indigene o asiatiche in una società che rimane uguale a se stessa, non funziona. E, ovviamente, è importante riconoscere come l’islamofobia abbia trasformato il modo di vivere il razzismo da parte di tutti i gruppi razzializzati”, ha detto Davis al pubblico, essendo convinta che gli approcci tendenti all’omogeneità rivolti verso l’attivismo abbiano respinto i musulmani sulla base della razza e della religione.

Secondo i dati dell’FBI, nel 2017 il 18,6% dei crimini di odio contro la religione sono stati inflitti ai musulmani e il numero complessivo di crimini di odio contro i musulmani è aumentato esponenzialmente dall’11 settembre. Solo pochi giorni prima del discorso di Davis, 49 persone sono state uccise in due moschee neozelandesi per mano di un suprematista bianco istigato e legittimato dalla retorica anti-musulmana.

Il violento razzismo domestico prodotto dall’Islamofobia indica che tutti dobbiamo difenderci con passione contro l’islamofobia“, ha detto Davis domenica.

Per l’evento del WOW Festival, la 75enne, che una volta era affiliata al Black Panther Party e, sotto gli ordini del presidente Ronald Reagan, fu licenziata dal suo incarico di insegnante alla UCLA nel 1969 a causa del suo coinvolgimento con il Partito Comunista USA, non ha dubbi sul modo in cui il razzismo e il classismo abbiano influenzato la percezione di chi era in prima linea nel cambiamento radicale progressista in questo paese. Davis sostiene che le donne nere, come le cantanti Billie Holliday, Bessie Smith, Ma Rainey e le educatrici Ida B. Wells e Mary Church Terrell, dovrebbero essere riconosciute come le legittime antenate del moderno movimento femminista intersezionale.

Prima dell’emergere del Movimento per i diritti civili, i musicisti viaggiavano in tutto il Sud, spesso in gruppi interrazziali, sfidando le leggi della segregazione“, ha detto Davis di Holliday e di altre donne nere blues di quell’epoca.

Hanno creato delle comunità mentre si esibivano“, ha detto Davis. “C’era questo assoluto silenzio intorno alla violenza domestica contro le donne. Nelle esibizioni blues, non solo vediamo la testimonianza di ciò che stava accadendo, ma le performance stesse hanno creato un modo per dare vita a comunità, in modo che altre donne nere riconoscessero che non erano sole “.

Quando parliamo di femminismo in questo paese, c’è quasi sempre la tendenza a presumere che sia stato creato dalle donne bianche“, ha detto Davis. “Donne come Ida B. Wells, donne come Mary Church Terrell, donne come Anna Julia Cooper, sono oggi responsabili dell’approccio femminista che generalmente chiamiamo intersezionalità“.

Alla luce dell’attuale condizione socio-politica del paese, Davis ha messo sul tavolo una sfida per le persone che si identificano come femministe. Davis (che ha trascorso 17 mesi in prigione in attesa del suo processo per omicidio del 1970 dopo aver acquistato armi usate per uccidere quattro persone nelle uccisioni di Soledad), ritiene che le femministe debbano pensare come abolizioniste e lottare per la decostruzione di istituzioni che sono state storicamente violente per i popoli oppressi .

Quello che voglio è discutere di una prospettiva femminista che capisca che non possiamo semplicemente riformare istituzioni come la prigione e la polizia, perché sono così radicate nel razzismo e nella violenza che, se mai riuscissimo a districarci da ciò, avremmo abolito le prigioni “, ha detto. “Dobbiamo abolire le prigioni come forma dominante di punizione e immaginare diverse forme di sicurezza e abolire la violenza dell’apparato di polizia come principale modalità di sicurezza di oggi“.

Davis è convinta che forme di femminismo di livello superficiale che difendono solo le donne privilegiate non lasceranno spazio alla libertà universale.

Non sto parlando del femminismo borghese, non sto parlando del femminismo del soffitto di vetro, non sto parlando semplicemente del sostegno alle donne che sono già al top“, ha detto. “Sto parlando di quelle in fondo, del femminismo anti-razzista e anticapitalista legato allo sviluppo delle solidarietà locali che ci aiuta a riconoscere questo enorme problema che abbiamo avuto per lungo tempo con l’incarcerazione di massa, il complesso industriale del carcere e tutte le ingiustizie.

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