Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

Terf: l’esclusione delle donne trans è una questione di classe e di razza (ci rubano il lavoro?)

Perché le femministe radicali vogliono escludere le trans? Perché le Terf (radfem transescludenti) sono per lo più benestanti, bianche, etero o lesbiche che mostrano di avere non solo un pregiudizio sessista e transofobo ma anche un pregiudizio di classe e di razza. Vado con ordine.

C’è una minoranza etero/lesbica alleata in base al ceto e alla razza. Ebbene si. Guardatevi attorno. Si tratta di donne bianche, benestanti, che pensano di poter godere da sole del privilegio di essere riconosciute in quanto donne dalle varie aree politiche di vari Paesi. La loro propaganda d’odio contro le donne trans è simile a quella che la Lega impone sugli immigrati. Si tratta sempre di politiche di esclusione e di guerra tra poveri.

Le donne bianche e benestanti, quelle che a malapena siedono nei convegni assieme a donne nere, postcoloniali, sexworkers, islamiche, intersezionali, non vogliono neppure sentir parlare di transfemminismo. Perché queste donne sono parte del femminismo liberale alla Hillary Clinton. Sono quelle che hanno mandato nelle piazze le precarie come noi per assicurare loro le quote rosa. Che sono rosa ma che non sono quote intelligenti e di certo non mettono in discussione la differenza di classe e razza. Alle candidature per via delle quote rosa accedono sempre e comunque donne bianche e benestanti. Io di quelle quote non me ne faccio niente e neppure le approvo, tanto per dire.

Da decenni si discute però del fatto che le donne trans debbano poter godere dei diritti che spettano a tutte le altre donne. Quindi possono avere spazio nelle liste elettorali, possono occupare ruoli di varo tipo nei media, possono avere spazio nell’area femminile delle carceri, possono finalmente contare sull’ospitalità delle case rifugio antiviolenza e possono presenziare a convegni di femministe semplicemente perché loro sono donne e sono anche femministe.

Ed è qui che le Terf puntano i piedini di fata e dicono di no. Abbiamo parlato qui di quello che è successo negli Stati Uniti, che sta accadendo nel Regno Unito e anche di quello che succede in Italia. Le Terf fanno rete e la loro propaganda è identica ovunque. Pur di non farsi sottrarre qualche poltrona o qualche oncia di visibilità da sotto al culo direbbero qualunque cosa ed eccole a fare terrorismo psicologico. Le Trans di qua e le trans di là. E non devono entrare nei bagni delle donne, e non devono partecipare alle manifestazioni femminili, e non devono partecipare ai Pride, e non devono stare nell’area femminile in carcere, e non le vogliamo nei luoghi in cui si dovrebbero ospitare le vittime di violenza di genere (come se le donne trans fossero vittime di attacchi alieni e non di violenza di genere), e non devono presenziare ai convegni di donne e non deve essere dato loro spazio nei media o nei partiti.

Per chi non conosce il mondo dei femminismi tutto ciò potrebbe apparire strano ma non a noi che siamo altre femministe che le Terf getterebbero volentieri in un tritarifiuti per far valere solo la propria opinione. Ci sono Terf che fanno campagna contro le spese che il servizio sanitario nazionale copre per le cure delle persone trans. Ci sono quelle che addirittura sfociano nel negazionismo della disforia di genere. Quelle che giudicano male la proposta di autocertificazione di genere (dopo due anni vissuti da donne e non dopo un giorno – alcune radfem reputano tutto ciò parte di un complotto). Quelle che straparlano di lobby trans e di piani complottisti di maschi che si travestirebbero da femmine per sconfiggere le donne dall’interno.

Non sto dicendo sciocchezze. O meglio. Loro dicono sciocchezze ma sono sciocchezze abbastanza accreditate. Provate a parlare con le Arcilesbiche in Italia o con le loro amiche radfem. Credo pensino davvero che tutto ciò abbia un senso quando un senso non ce l’ha.

Puntare il dito contro l’alterità e dichiarare che si tratta di nemici è tutto fuorché una pratica femminista ma tant’è.

Che altro dicono? Ah, qualcuna si lamenta perché una donna trans occupa uno spazio mediatico su una rubrica femminista. Qualcuna dice che i partiti politici non dovrebbero dare spazio alle donne trans definendole donne perché “gli rubano il lavoro”, povere chicche.

Di donne trans che marciano nelle manifestazioni ne abbiamo viste tante, da Stonewall con le attiviste nere in prima fila e con le precarie, le povere, quelle che vivono di lavori precari e le femministe dovrebbero essere le prime a dire che bisogna lottare per i loro diritti. Invece no. Perché sono povere. Perché sono spesso straniere. Perché spesso non sono bianche e perché oltretutto alcune sono attiviste all’interno di gruppi di sex workers che rivendicano i propri diritti. Le Terf negano queste ultime e dunque negano anche le donne trans. O negano le donne trans e dunque negano ogni loro rivendicazione possibile.

Il punto è che io che sono precaria, per quanto bianca e dunque privilegiata, non mi sento minacciata affatto dalle donne trans. Loro sono mie sorelle. Se tu ti senti minacciata forse è perché temi di perdere qualcosa. E cosa temi di perdere esattamente?

E smettila tu, lesbica radfem, col dire che sarai costretta a stare con una Trans che si dichiara lesbica. Ma chi ti obbliga? O forse temi di non riconoscerne l’origine? E questo non è lo stesso discorso machista del maschio etero che teme di scoprire che la donna con cui va a letto sia trans? A questo punto arriva la tua ignoranza?

E se io vittima di violenza di genere troverò a condividere la casa rifugio con me una donna trans anche lei vittima di violenza di genere ne sarò felice. Se i centri antiviolenza hanno dei problemi in questo senso allora dovranno aspettarsi il boicottaggio di transfemministe di tutto il mondo.

Sono questi alcuni degli “argomenti” per così dire, stereotipati, sessisti, che viaggiano tramite facebook, twitter e altri social. Il fatto è questo: le Terf sono bigotte anacronistiche, fuori dal mondo tanto quanto i politici che si riuniscono a Verona a fine marzo nel convegno per la famigghia etero/nazionale. Prima capiremo che non possono essere nostre interlocutrici e meglio sarà per tutt*.

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