Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze

Come mai alcune femministe nel Regno Unito stanno dando di matto contro i diritti delle persone Trans?

Articolo di Morgan M. Page

Versione in lingua originale QUI. Traduzione di Fiore del Gruppo Abbatto i Muri

I manifestanti che hanno guidato la parata del Pride di Londra nel fine settimana rappresentano una vera e propria un’ondata di femminismo anti-trans nel Regno Unito.

C’è qualcosa che fa capire che la parata ha dato inizio al ruggito del motore delle (autodefinitesi) “Lesbiche su due ruote”/”Dykes on Bikes”? C’è il ruggito dell’acciaio caldo tra le possenti cosce di queste donne lesbiche e delle loro amiche e amanti, che sono da tempo state coloro che hanno sempre aperto – e protetto – non ufficialmente le parate dei Pride Nord Americani.

Ma sabato, a Londra, Inghilterra, il Pride londinese si è ritrovato un gruppo molto diverso al comando: le manifestanti anti-trans (Lesbiche Terf: femministe radicali trans escludenti).

Un gruppo di 10 persone ha fermato il “Pride in London”, l’annuale parata del Pride di Londra, ponendosi accanto alla grande bandiera arcobaleno che, come tradizione comanda, è sempre portata all’inizio della parata. Benchè gli organizzatori abbiano cercato in tutti i modi di fermarle, ciò non è avvenuto e le donne hanno continuato a guidare la manifestazione.

Man mano che guidavano la parata lungo la strada per Trafalgar Square, le manifestanti hanno sventolato cartelli con scritte come “Gli attivisti trans eliminano le Lesbiche” e urlato slogan mirati alle donne trans, portando, però, l’attenzione sull’hashtag “#GetTheLOutOfPride” (#ToglieteLaLDalPride). Secondo GayStarNews, una delle manifestanti ha urlato: “Un uomo che dice di essere una lesbica è uno stupratore”. Il gruppo ha anche distribuito volantini che accusano gli attivisti a supporto delle persone Trans di “obbligare, in modo coercitivo, le lesbiche a fare sesso con gli uomini”. Apparentemente, lo staff e i volontari del Pride in London, come anche gli ufficiali della polizia, non hanno fatto niente per intervenire – anche se un video pubblicato da Pink News mostra come lo staff del Pride in London stesse cercando di bloccare i giornalisti che cercavano di riprendere le manifestanti.

Quest’anno il Pride in London è stato fortemente criticato dato il numero limitato di organizzazioni e dei loro rispettivi membri che avrebbero dovuto partecipare alla parata. Secondo il cofondatore Peter Tatchell, i candidati rifiutati sono stati circa 20,000 – questo dato, più la presenza di un gruppo pieno d’odio non ufficializzato e il rispettivo tentativo mancato di un allontanamento, lascia sorprendentemente interdetti. (Quest’anno anche i Pride nel resto del mondo, come quello di New York e quello di Los Angeles, sono stati criticati per il limitato numero di partecipanti). Il sindaco di Londra Sadiq Khan avrebbe dovuto guidare la parata in onore dei 70 anni dell’istituzione dei Servizi Sanitari Nazionali britannici, ma le manifestanti hanno preso il comando, grazie anche agli organizzatori del Pride in London.

Nel fine settimana, il Pride in London ha rilasciato pubblicamente due dichiarazioni riguardo a quanto è successo. Nella prima vi sono menzionati “clima caldo” e “sicurezza” come ragioni secondo le quali gli organizzatori hanno lasciato guidare la parata alle manifestanti anti-trans. La dichiarazione più recente sembra criticare le azioni del gruppo, definendole “scioccanti e disgustose”, non condannando però la decisione di lasciare in mano al gruppo la guida della parata. I copresidenti del Pride in London, malgrado la grande richiesta, non hanno commentato l’episodio.

L’ultimo scivolone del Pride in London ha avuto un certo impatto, data l’intolleranza nei confronti delle persone trans che, nel Regno Unito, ha ormai raggiunto il culmine. Sia la sinistra che i tabloid hanno costantemente bombardato il paese con attacchi mirati ai giovani transessuali. All’inizio di quest’anno, BuzzFeed News ha dato la notizia che alcuni dello staff della BBC si fossero scambiati dei messaggi anti-transgender in alcune chat di gruppo private. Altri gruppi di femministe anti-transgender hanno dato inizio ad un progetto, chiamato #ManFriday, che prevede di travestirsi da persona transgender per ridicolizzare i diritti che spettano a queste persone- come è accaduto in un recente incidente, durante il quale un gruppo è entrato in una piscina per uomini e alla fine è stato scortato fuori dalla pulizia. E ancora un altro gruppo pieno d’odio, i Transgender Trend, sta raccogliendo fondi per distribuire volantini anti-transgender fuori dalle scuole, come se fosse una vera e propria propaganda, un po’ come fanno gli antiabortisti in quei centri gravidanza in crisi che ingannano le donne intenzionate ad abortire. Nel frattempo, il partito laburista di sinistra è stato coinvolto in una controversia riguardo la loro decisione di includere le donne transessuali nelle “all-women short lists”, quelle liste mirate a far incrementare il numero delle donne-membri/parlamentari del parlamento inglese.

Le femministe anti-transgender sono andate in delirio quando sono venute a conoscenza delle nuove proposte di cambiamento della legislazione britannica per quanto riguarda i diritti transessuali.

Ma quindi, perché nel Regno Unito le Terf stanno dando di matto per i diritti che spettano alle persone transessuali? Le femministe anti-trans, accusando le donne transessuali di invadere gli spazi che sono esclusivamente delle e per le donne, e le lesbiche anti-trans, arrabbiate con le donne transessuali dopo il benvenuto per queste ultime nella community di lesbiche, sono andate in delirio quando sono venute a conoscenza delle nuove proposte di cambiamento per garantire i diritti che spettano alle persone transessuali.

Lo scorso giovedì, contemporaneamente al rilascio dei risultati di un sondaggio LGBT Nazionale, il governo ha convocato un incontro di consultazione per approvare le riforme su Gender Recognition Act of 2004 (l’Atto di Riconoscimento del Genere del 2004)- la normativa che spiega come le persone transessuali possano cambiare legalmente il proprio genere. La normativa in vigore esige che le persone transessuali debbano fare salti mortali per dimostrare di essere “abbastanza trans”. Uno di questi tanti salti è procurarsi una diagnosi che certifichi la disforia di genere, per poi vivere due anni nel “genere acquisito”. La normativa permette di ottenere un “veto coniugale” il che significa che un coniuge scontento o violento può far ritardare la prassi. La legge, inoltre, non permette il riconoscimento delle identità non-binarie. E per ultimo, tutte queste prove devono essere esaminate da una commissione segreta formata da estranei che non ci è concesso conoscere: il GRA, reso noto per i suoi attuali ritardi rispetto a legislazioni più progressiste come in Argentina o in Irlanda.

Le femministe radicali che escludono le persone transessuali, conosciute con il nome “TERF” (anche se loro considerano questa sigla un insulto), credono che cambiare il GRA permetterebbe alle donne transessuali, le quali sono viste da loro come uomini travestiti, di accedere ai bagni riservati alle donne, ai rifugi per le donne, e altri spazi dedicati a loro – come si spiega nel materiale informativo rilasciato dalle manifestanti anti-transgender questo sabato durante la parata.

Questi diritti sono, però, già protetti grazie all’Equality Act 2010 (Atto di Uguaglianza del 2010), e la riforma del GRA non avrebbe un effetto né positivo né negativo su alcuna parte della nuova normativa. Le persone transessuali inglesi usano già regolarmente bagni associati ai loro generi, e alle donne transessuali è già permesso usufruire dei rifugi delle donne o di altri servizi senza che accada nessun inconveniente. Quello che sarebbe dovuto essere un aggiornamento innocuo di un pesante cambiamento legale sul gender è invece diventato, per alcune femministe, una prima linea di dibattito su cosa rende una donna tale, su chi deve darne una definizione, e tutto ciò che riguarda anche il linguaggio e l’identità queer.

Non incasiniamo le cose: questa non è una guerra tra le femministe cisgender e le donne transessuali. È una guerra tra un piccolo gruppo politicamente dichiarato di bigotte anti-trans contro tutti gli altri. Questa settimana, una coalizione di organizzazioni composte da donne gallesi, ha rilasciato una dichiarazione di solidarietà e supporto per i diritti delle persone transessuali – urlando forse in maniera un po’ troppo forte  “Cymru Am Byth!” (“Lunga vita alle gallesi!”) negli uffici. Nel frattempo, gli organizzatori del “London’s Butch, Please” (una festa da ballo per le lesbiche), ha rilasciato una dichiarazione su Facebook e su Instagram soprannominata “Not in My Name” (“Non a mio Nome”) condannando le manifestanti anti-transgender presenti al Pride in London. La più grande organizzazione europea di campagne LGBT, la Stonewall, ha criticato le azioni e le dichiarazioni del Pride in London, come il CEO Ruth Hunt ha scritto: “Pride in London aveva il compito di agire nei confronti delle persone trans e di proteggere quest’ultime…non l’hanno fatto. Avevano il compito di condannare l’odio mirato alle persone transessuali. Non l’hanno fatto.” Anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha rilasciato una forte dichiarazione condannando la transphobia, subito dopo quanto è successo.

Questo piccolo gruppo di bigotte piene d’odio qui in Inghilterra, trova radici nell’America dei primi anni 70. Le attiviste lesbiche radicali di quel periodo si unirono alla seconda ondata femminista, creando organizzazioni ed eventi iconici per dare voce principalmente alle femministe lesbiche. Ma all’interno di questi gruppi, iniziarono a crearsi le prime divisioni in seguito ad un numero di problemi, nessuno maggiormente discusso dell’esistenza delle donne lesbiche transessuali e il loro posto di appartenenza nel movimento femminista.

Nel 1973, Beth Elliott, una donna transessuale subì attacchi fisici e verbali alla West Coast Lesbian Conference in California dopo che un gruppo chiamato “Gutter Dykes” (“Lesbiche di Strada”) chiese che lasciasse il suo posto di volontaria come editrice della newsletter “Sisters” delle Daughters of Bilitis. Tutto lo staff dell’editoriale lasciò i propri posti in solidarietà della Elliott ma solamente dopo che le Gutter Dykes corsero verso il palco per colpire la Elliott durante una sua performance musicale precedentemente organizzata (due comiche lesbiche cisgender rimasero ferite cercando di difendere fisicamente la Elliott).

Questioni simili sono scoppiate durante quel decennio fino a quando, nel 1973 al Christopher Street Liberation Day Parade, Sylvia Rivera esordì con il suo discorso iconico, ritrovato e digitalizzato dalla filmmaker Reina Gossett. All’evento del 1973, la lesbica Jean O’Leary tenne un discorso anti-trans, che portò la Rivera a cercare di salire sul palco con la forza per rilasciare quella che ora è una leggendaria denuncia sull’intolleranza anti-trans nella community LGBT. “Sono stata picchiata, mi hanno rotto il naso, mi hanno sbattuta in galera, ho perso il mio lavoro, ho perso il mio appartamento – per la liberazione gay! E voi tutti mi trattate in questo modo?” gridò la Rivera alla folla.

Le lotte interne al movimento femminista sulle donne transessuali finirono definitivamente con una campagna contro l’etichetta discografica omosessuale Olivia Records (ora chiamata Olivia Cruises) per aver assunto il tecnico del suono transessuale Sandy Stone che consigliò all’autrice anti-trans Janice G. Raymonds di scrivere un papiro chiamato “The Transsexual Empire” (“L’impero Transessuale”) contro le persone transessuali, diventato poi un testo fondamentale per la transphobia femminista.

Il pride dovrebbe essere un luogo e un momento per combattere per i diritti di tutte le persone LGBT e celebrare il nostro saper sopravvivere e la nostra resilienza alla faccia di quello che, molte volte, è un odio schiacciante.

Mentre l’opinione anti-trans all’interno delle community lesbiche e femministe è continuato ad essere un problema negli Stati Uniti – le manifestanti anti-trans hanno infatti recentemente bloccato il Pride di Baltimora – nel Regno Unito ha raggiunto vette particolari. L’opinione anti-trans tra le femministe qui e nel Regno Unito è da tempo stato un problema, innescato dalla popolarità delle redattrici bianche come Julie Bindel e le accademiche come Germaine Greer, e portato a estremi vertiginosi dagli utenti del famoso forum sulla genitorialità chiamato “Mumsnet” (La rete delle mamme). Mentre la seconda ondata femminista ha perso la sua gloria negli Stati Uniti, le accademiche appartenenti a quest’ultima, come la Greer, hanno portato avanti il pensiero e le politiche del femminismo Terf nel Regno Unito. Tra l’altro, sembra che tutti i media inglesi hanno da dirne sulle vite dei transessuali – anche attraverso pubblicazioni progressiste come il Guardian e la sua piattaforma sull’allarmismo anti-trans. E questa non è nemmeno la prima volta che le bigotte anti-trans hanno sabotato dei Pride a Londra – precedentemente, nel 2014, hanno assalito la London’s Dykes March (la parata delle lesbiche) poiché vi era una portavoce transgender.

Data la notizia che prevede il proseguimento fino in autunno della consultazione del GRA, le manifestanti anti-trans che hanno interrotto il Pride in London sono sicuramente solo l’inizio di una nuova ondata di ostilità nei confronti della community trans, che si diffonderà in tutta la nazione. In un clima così accesso, uno si aspetta che le organizzazioni LGBT, come il Pride in London, prendano una presa di posizione a favore delle community transgender, che sia rigida ed inequivocabile.

Nonostante la totale mancanza di leadership dimostrata dal Pride in London, è tempo per la community LGBT di prendere posizione contro l’odio anti-trans, partendo dalle nostre stesse community. Le persone transgender e i loro alleati in tutto il Regno Unito possono controbattere a questi messaggi di odio con coming out e messaggi di supporto per l’atto di riconoscimento di genere (Gender Recognition Act) disponibile sul sito del governo inglese. E coloro che stanno iniziando ora ad imparare qualcosa sulle vite delle persone transgender possono informarsi tramite le utilissime FAQ inglesi della Stonewall “Truth About Trans” (La verità sui/lle Trans).

Il pride dovrebbe essere un luogo ed un momento per combattere per i diritti di tutte le persone LGBT, e celebrare il nostro saper sopravvivere e la nostra resilienza alla faccia di quello che, molte volte, è un odio schiacciante, la devastante e continua crisi dell’AIDS, e i tentativi di eliminare legalmente la nostra esistenza. Avrebbe dovuto essere un posto per sentire il palpitare dei nostri cuori non appena le Dykes on Bikes provavano a far ruggire i loro motori all’inizio della parata. Un posto in cui  celebriamo i moti di Stonewall del 1969 iniziati dalle trans e dalle drag queen di strada come Marsha P. Jhonson e le butches nere come Stormé DeLarverie, che hanno lavorato insieme contro la brutalità poliziesca. Non c’è nessun tipo di orgoglio/Pride nell’odio, e nessuno posto per l’odio al Pride.

Ps: tutto ciò non è successo solo nel Regno Unito ma succede anche in Italia, ora. Leggete i link che parlano delle recenti posizioni di Arcilesbica e delle femministe della differenza. – AIM

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