Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

L’infinito cerchio della violenza e i nuovi inizi

Lei scrive:

Cara Eretica, mi sono fatta male a sedici anni, quando ho deciso di consegnarmi anima e corpo ad un uomo che mi ha maltrattata e mi ha costretta molte volte a fare cose che non avrei voluto fare. Lui esercitava controllo su di me e io non riuscivo a sottrarmi e andare per la mia strada. Per molto tempo ho pensato di amarlo e che lui mi amasse e quando qualcuno si intrometteva io dicevo che non erano affari suoi e che io stavo bene così. Ho impedito a mia madre di interferire e ho preferito stare con la madre del mio “uomo”. Pensavo che fosse giusto così. Non sapevo risolvere il conflitto con mia madre e sono scappata da lei a costo di sprofondare all’inferno.

Un giorno scoprii di essere incinta e nella mia adolescenziale illusione pensavo che lui sarebbe stato felice. Invece mi ha chiesto di abortire perché lui non si sentiva pronto e perché noi stavamo bene così, senza un figlio che rovinasse quello che c’era tra noi due. Come una vera cretina andai ad abortire. Ero un automa, dicevo e facevo solo quello che lui mi diceva di fare e dire.

L’aborto forse fu l’unica cosa buona che lui mi consigliò di fare. D’altro canto ero una sedicenne sprovveduta e stavo ancora frequentando le superiori, ma io volevo di più e mi sentivo realizzata solo con lui accanto. Avrei rinunciato a tutto solo che se me l’avesse chiesto. A diciassette anni e mezzo ero diplomata e per me era venuta l’ora di sposarmi. La pensavo davvero così. Lui invece era sempre più freddo e mi fece capire che avrei dovuto trovare un’altra sistemazione perché era stanco della nostra situazione. Disse che ero una bambina idiota e che dovevo essere più responsabile. Sembravano parole sagge tranne per il fatto che lui mi aveva usata e mi stava gettando via come una scarpa vecchia.

Tornai da mia madre che non smise mai di dirmi “te l’avevo detto” e mi massacrò di rimproveri ogni giorno. Non mi iscrissi all’università ma cercai un lavoro perché volevo andare a vivere da sola. Quando trovai un posto da cameriera affittai una stanza in un appartamento condiviso da studentesse e cominciai così la mia nuova vita. Dopo un po’ seppi che l’uomo che avevo amato per quasi due anni stava per sposarsi. Mi dissero che lui aveva continuato quella relazione anche mentre stava con me e che anzi mi descriveva come fossi la sua sorellina. Una sorellina che lui tutte le notti si scopava per il suo piacere e alla quale chiedeva di soddisfare esigenze di ogni tipo.

Mi sono sentita tradita, sempre peggio, con depressione e disturbi alimentari e iniziai a tagliarmi, a farmi male e mi ritrovavo a rimpiangere la sua maniera di maltrattarmi. Mi hanno detto che ero malata, che dovevo liberarmi dalla dipendenza e io non sapevo come fare. Un giorno decisi di lanciarmi dalla finestra della stanza in cui vivevo. Stavo al primo piano. Sopravvissi. Tante lesioni, fratture e una gamba che non è più tornata come prima ma ero ancora viva. Quella caduta mi fece rendere conto di quanto fossi stupida, di quanto per me contasse vivere e trovare me stessa senza dover essere maltrattata da nessuno. Ricordai che le umiliazioni che avevo subito dall’uomo erano le stesse che mio padre usava con mia madre. Perché la violenza è circolare e torna sempre al punto di partenza. Mia madre si era liberata di lui ma non della violenza che aveva subito e a sua volta era aggressiva senza una spiegazione. Io ero il frutto di quello che mi avevano insegnato. E pensai che era stato un bene non fare figli.

La mia vita è andata avanti in qualche modo e mi faceva piacere condividere la mia esperienza con voi per dire che il ciclo della violenza è infinito e che spezzare quel cerchio è difficilissimo. Tentare il suicidio non è il modo giusto e invito a non farlo, vi prego, ma cambiare vita è importante. Un nuovo inizio, un posto nuovo, una nuova vita. Non si dimentica ma darsi una nuova occasione permette di guardarsi indietro senza rabbia ma con tenerezza. Io, oggi, mi vedo così. E se sono riuscita ad andare avanti io potete farcela anche voi.

Grazie per avermi ascoltata.

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