La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Io, tredicenne, sessualmente sfruttata da adulti

Lei scrive:

Cara Eretica, non è facile per me raccontare quello che voglio dirti, ma credo possa servire ad altre e dato che io l’ho già superata vorrei che almeno la mia esperienza possa essere utile a qualcuno.

A 18 anni sono andata via da casa dove avevo vissuto per anni con mia madre, una donna completamente fuori di testa, violenta ed egoista, e il mio patrigno il quale per me è rimasto sempre un punto di riferimento. Mia madre mi ha sempre disprezzata, mi ha sempre detto che ero grassa, non potevo piacere a nessuno e che facevo venire il vomito a chiunque mi stesse a sentire. A tredici anni ero in quella situazione tipica di una adolescente che vorrebbe mandare ‘affanculo chiunque, così scappai di casa e per quasi un anno sono stata “accompagnata” da un uomo più grande che mi ha fatta prostituire con i suoi “amici”.

Queste sono notizie che spesso avrete letto sulle pagine di cronaca e probabilmente qualcuno avrà letto anche di me, senza riconoscermi, è chiaro, dato che il mio nome non è stato fatto. Sono rimasta in quella situazione perché non avevo fiducia in me e quando solo pensavo a ritornare indietro piuttosto mi sarei tolta la vita. Ho pensato di suicidarmi più di una volta fino a quando il mio patrigno non ha scoperto dove stavo e non mi ha riportata a casa. Abitavo in paese e tutti sapevano tutto ma prima che il mio patrigno scoprisse dove mi tenevano c’è voluto un po’ di tempo. Tra l’altro se lui fosse arrivato prima probabilmente gli avrei detto che non volevo tornare anche se per legge, essendo minorenne, avrei dovuto farlo.

Ero insicura, a volte mi sentivo anche lusingata dal fatto di ricevere tante attenzioni da uomini più grandi, per me quella fu un’esperienza violenta e terribile ma istruttiva allo stesso tempo. Mi resi conto di valere di più quando incontrai una donna, moglie di uno degli uomini che mi “venivano a trovare” e lei disse che ero una “troia” che stavo “consumando la sua famiglia”. Mi disse di tutto e non fece cenno al fatto che suo marito stava sfruttando una ragazza che aveva la stessa età di sua figlia. Non era lui il colpevole ma ero io. Quando mi resi conto che quelle parole mi stonavano e che io in realtà mi sentivo molto migliore di quello che lei diceva cominciai a reagire ma ancora non volevo tornare indietro.

Fu in quel periodo che il mio patrigno mi riportò a casa e poi mi accompagnò dai carabinieri. Raccontai quello che mi era successo e vedevo delle espressioni abbastanza stupefatte davanti a me. La persona che raccolse la mia testimonianza era un padre di famiglia, una persona perbene e mi trattò come ormai non mi sarei aspettata da un uomo adulto. Iniziò un’inchiesta che coinvolse molti uomini, alcuni conosciuti e poi ragazzi figli di buona famiglia. Furono denunciati per sfruttamento di prostituzione minorile e anche per diffusione di materiale pedopornografiico perché per invitare altri amici inviavano mie foto e miei video. Sostennero che dai video si vedeva che ero consenziente e in effetti non dicevo di no ma – e lo dico alle ragazze che dovessero trovarsi in situazioni del genere – io ero una minorenne e il mio consenso agli occhi della legge per fortuna, non contava. Loro erano sfruttatori e basta.

Si fecero vive le mamme dei bravi figli e le mogli dei bravi mariti. Devo dire che gli insulti peggiori li ho sentiti da loro e non ho mai pensato che le donne potessero essere solidali fino a quando non raccontai la mia storia ad alcune colleghe e amiche di università. Mia madre stranamente non disse niente di cattivo ma assunse la parte di una madre coraggio in lotta contro gli sfruttatori della figlia. Mi trattava bene, forse si era resa conto o forse voleva solo mettersi in mostra. Non lo saprò mai e non mi interessa approfondire. Il processo durò anni e quando fui maggiorenne comunque mi allontanai da quella madre dall’umore altalenante. Grazie al mio patrigno e ai lavori che trovavo ho pagato la stanza in affitto nella città in cui frequentai l’università. Da dire che feci le superiori in paese tra compagni e compagne che sapevano di me e che non avevano alcun rispetto per la mia storia. Ma sapevo che gli studi avrebbero potuto aprirmi delle porte e ho resistito fino alla fine.

Oggi che sono adulta, diciamo così, con la mia laurea in tasca e con una madre che si lagna perché non vado mai a trovarla, posso finalmente fare i conti con me stessa, con quella parte di me insicura che ha permesso che io subissi tante umiliazioni. Il sesso non è il modo di conquistare attenzioni, ora lo so, e per fortuna ho una relazione con un ragazzo/amico/amante che mi ha ridato fiducia nell’umanità.

Quello che vorrei far capire non è che io mi senta responsabile di quanto mi è successo ma che se una ragazzina è insicura e ha scarsa autostima più facilmente può farsi abbindolare da persone senza scrupoli. Dopo anni di terapia ho imparato che si può prevenire tutto quello che può capitarti di brutto, forse non tutto ma almeno il fatto di avere la percezione della violenza quando la subisci. Io non la percepivo come violenza e quindi non sapevo reagire. Quegli uomini erano bravi a giustificarsi e a pensare che io fossi solo una troietta con cui fare esperienza. Si divertivano e pensavano che mi divertissi anch’io. La cosa più umiliante che ho subito in quel periodo, anche se può sembrare strano, non era il fatto di essere il loro oggetto sessuale. Quello che mi faceva più male era il fatto che quelle “attenzioni” poi non mi facevano sentire piena, fiduciosa. Mi toglievano molto e non mi davano niente. La ferita è stata emotiva più che fisica.

Allora vorrei dire ai genitori di figlie adolescenti che è importante investire nella loro sicurezza. Non umiliatele mai. Non rendetele insicure. Non indebolite il loro spirito ribelle e non giustificate le violenze, piccole o grandi che siano, che voi fate alle vostre figlie. Se loro vedono negata la violenza dentro casa come si può sperare che la percepiscano correttamente fuori casa da parte di estranei? Su questo io vorrei che si facesse una riflessione.

Per il resto ringrazio le colleghe, amiche e poi voi che scrivete cose che mi fanno sentire meno colpevole e sbagliata. Se non ci fossero donne come voi io non avrei avuto la sicurezza di poter scrivere queste righe. Ecco la mia storia. Spero serva ad altre.

Anonima, per favore.

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2 pensieri su “Io, tredicenne, sessualmente sfruttata da adulti”

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