Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Lettura e decostruzione di un articolo anti/trans di Julie Bindel

Chi ha letto le nostre traduzioni sulle Terf ci chiede, ad esempio, quali siano le affermazioni di Julie Bindel che la rendono, agli occhi delle persone trans, una nemica transofoba. Abbiamo linkato ogni riferimento ma in ogni caso QUI potete leggere un pezzo eloquente scritto dalla stessa Bindel in cui lei si sostituisce alle persone trans e con smaccato paternalismo dice di sapere quel che sarebbe meglio per loro. Isabella proverà a tradurne alcune parti e a sintetizzarne/commentarne – con l’aiuto di R. (donna trans, a scanso di equivoci) – altre. Per altre info sulle Terf, femministe radicali trans escludenti, e per sapere quel che scrivono, seguite i link in basso e seguite il blog perché altre traduzioni verranno. Parliamo di traduzioni perché il dibattito su questo è conosciutissimo altrove ma non in Italia (purtroppo). Cerchiamo dunque di colmare qualche lacuna. Buona lettura!

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Ed ecco i dettami di Bindel iniziano dal titolo: “L’operazione (l’intervento chirurgico per il cambio di sesso) che può rovinare la tua vita“. Grazie dell’avvertimento, potremmo dirle. Ma continua parlando di una “potente lobby affiliata alle comunità gay e lesbiche” che l’avrebbe perseguitata per anni. Peccato che molte persone trans dicono di lei la stessa cosa. Parrebbe che la potente lobby avrebbe potuto impedirle perfino di incassare un premio giornalistico. Non leggiamo aggiornamenti su questo ma tant’è. Scrive ancora riferendo che sarebbe stata etichettata come bigotta perché nel 2004 scrisse un pezzo in cui “chiedeva se un cambio di sesso avrebbe reso qualcuno una donna o semplicemente un uomo senza un pene“. E questo per lei evidentemente non sembrò abbastanza offensivo da giustificare le critiche da parte della comunità trans. Poi lamenta il fatto che non le fu dato spazio di parola nel corso di alcune iniziative. Tutto per via della famosa e potentissima (urca!) lobby delle persone trans. Noi abbiamo letto che in occasione di una iniziativa chiamata “Stonewall” le persone trans chiesero e ottennero che lei non parlasse. Si parla di Stonewall, quella robetta rivoluzionaria condotta da persone trans come Sylvia Rivera. Chissà perché in una iniziativa che avrebbe dovuto celebrare e discutere di lotte e diritti trans qualcuna non ha gradito la partecipazione di una persona che ha scritto “se un cambio di sesso avrebbe reso qualcuno una donna o semplicemente un uomo senza un pene“.

Bindel prosegue e approfondisce spiegando che il pezzo del 2004 si riferiva ad “un” transessuale mtf (da maschio a donna) che aveva preteso in tribunale che un centro anti/stupro le concedesse di fare consulenza per le vittime. Qui parrebbe che Bindel rintracci una sorta di giustificazione per le sue affermazioni (trans=uomo senza pene). Come se le donne trans non fossero vittime di stupro, come se una persona trans fosse da etichettarsi come “maschio” dunque potenziale stupratore. Bindel commenta ancora giustificando le femministe che secondo lei tenderebbero a essere critiche quando si rimettono in discussione i “ruoli di genere tradizionali” perché parrebbe che da quella discussione trarrebbero beneficio solo i maschi (ma davvero?). Poi elenca una serie di stereotipi attribuiti alle persone trans e fa una autocitazione. Dice di aver scritto in precedenza: “Quelli per i quali “transizione” significa assumere aspetto, apparenza, stereotipati“.  Sarei curiosa di sapere quali siano per lei l’aspetto e l’apparenza stereotipati perché poi leggo di scarpe fuck-me (credo intenda scarpe che mostrino quando ti piaccia il sesso… ma non capisco esattamente a quali scarpe si riferisca), di pettinature scompigliate a nido d’uccello (quelle con i dread?), muscoli, tatuaggi e tutto ciò le sembra strano associato al concetto di “ragazze”. “Pensate ad un mondo abitato solo da transessuali. Sembrerebbe il set di Grease.” – conclude. Non mi è chiaro il perché ce l’abbia con muscoli e tatuaggi e che tipo di pettinature e abbigliamento lei pensi siano adeguati alle ragazze ma credo che ci sia una buona dose di moralismo in quel che scrive.

Dopodiché inizia un delirio complottista senza capo ne coda. Lei afferma che la disforia di genere sarebbe stata inventata da psichiatri maschi e reazionari in un’epoca in cui “gli uomini erano uomini e le donne erano zerbini“. Ma in quanto reazionari, mi chiedo, perché avrebbero dovuto mettere in discussione questo status meravigliosamente retrogrado? Non si capisce.

È un termine usato per descrivere alcune persone che sentono fortemente di dover appartenere al sesso opposto e di essere nate nel corpo sbagliato. Ma la Disforia di genere non ha una base genetica o fisiologica comprovata.” – cavolo. Julie Bindel ne sa più che gli scienziati stessi. Non che gli scienziati siano sempre nel giusto ma almeno chiedere alle dirette interessate, ovvero alle persone trans, se quello di cui lei parla è vero? Perché sta parlando di qualcosa che altre vivono sulla propria pelle e che di fatto Bindel non può conoscere a meno che lei stessa non abbia sofferto di tale disforia.

Scrive ancora che nel 2005 alcuni studi svolti da un gruppo di ricerca di una università (a parte citare Birmingham lei non linka nulla e quindi non si legge la fonte) condotti su oltre 100 casi di situazioni mediche post-operatorie avrebbero dimostrato che “non c’erano prove scientifiche attendibili sul fatto che la chirurgia di riassegnazione di genere fosse clinicamente efficace“. Oggi siamo nel 2019 e mi chiedo se Bindel abbia aggiornato le sue conoscenze in fatto di ricerche nel settore. Credo che ve ne siano molte che dimostrano interpretazioni un tantino più complesse ma il vero punto è che Bindel, ancora una volta, sforna il piglio complottista e scrive che:

l’ultimo decennio ha visto un aumento del numero di persone diagnosticate con disforia di genere. Ora ci sono 1.500-1.600 nuovi casi all’anno registrati in una delle poche cliniche che si occupano di identità di genere in Gran Bretagna. Circa 1.200 sono seguiti dal sistema sanitario nazionale e la restante parte si rivolge a privati. La Thailandia è il principale paese di scelta. La clinica più grande, il Charing Cross Hospital di Londra, ha visto 780 nuovi casi l’anno scorso. L’NHS (sistema sanitario nazionale) ha effettuato circa 150 operazioni nell’ultimo anno (rispetto alle circa 100 nel 2005-2006). Oltre alla Thailandia, il paese con il più alto numero di operazioni chirurgiche per il cambio di sesso è l’Iran, dove l’omosessualità è illegale e punibile con la morte. Quando viene eseguita un’operazione di cambio di sesso sugli uomini gay, diventano, agli occhi di chi difende le categorie di genere, donne eterosessuali. La chirurgia transessuale diventa la moderna terapia dell’avversione per gay e lesbiche“.

Chiederei da dove ha preso questi dati ma credo di saperlo. Penso che Bindel usi le stesse fonti di certi cattolici integralisti. Tutto il periodo riportato dimostra solo una cosa: che Bindel è capace di fare voli pindarici estremamente complessi dato che non si capisce come dalle operazioni chirurgiche sia arrivata a dire che tutta la faccenda della disforia di genere eccetera sarebbe avversa a gay e lesbiche. In che modo lo sarebbe? Come lei, in quanto lesbica dichiarata (un po’ come quelle di Arcilesbica in Italia), ritiene di essere in pericolo per via dell’esistenza delle persone trans? Non si capisce. Quel che si capisce è dove vuole andare a parare.

Prosegue infatti dicendo che quello che lei definisce “disagio emotivo” (si riferisce alla disforia di genere) sia l’unica ragione per cui la chirurgia di riassegnazione del sesso sia intesa come diritto. Secondo lei invece la questione va messa in relazione alla chirurgia plastica in generale perché chi chiede la riassegnazione del sesso lo fa “per la ricerca della felicità, non della salute”. E se lo dice lei chi potrebbe mai metterlo in discussione? Forse le persone trans che sulla propria pelle hanno vissuto questa esperienza? Chi lo sa. A me è chiaro come sia subdolo il tentativo populista di far passare un’esigenza di questo tipo come un capriccio personale (da non porre a carico del sistema sanitario nazionale) che non dovrebbe perciò ottenere riconoscimento di alcun tipo. Immagino che questo tipo di argomenti, su chi deve pagare per cosa, abbia molta presa tra i sostenitori della Brexit. Ma questa è la mia opinione.

Continuando, in un papiro pseudo-scientifico di ben quattro pagine, entra nel dettaglio – facendo terrorismo psicologico (un po’ come le antiabortiste quando dicono che la pillola del giorno dopo causa gravi conseguenze addirittura mortali) cominciando perfino a descrivere roba chirurgica (è un medico?).

Scrive: “Il trattamento è brutale e i risultati non sono perfetti. La chirurgia (che ti permette di cambiare il sesso) ‘da maschio a femmina’ comporta la rimozione del pene e dello scroto e la costruzione di una “vagina” con l’uso della pelle del pene, con l’inserimento di protesi e con la rasatura della trachea (Immagino si riferisca al pomo di Adamo. Ma il pomo di Adamo è fatto di cartilagine tiroidea. Con la trachea mi dicono non c’entri molto).”

Per aggiungere orrore all’orrore parla di un: “Trattamento laser doloroso per rimuovere i peli nell’area della barba e altrove e la chirurgia estetica per “femminilizzare” il viso è sempre più comune. Per la chirurgia ‘da donna a uomo’, il seno, l’utero e le ovaie vengono rimossi. Si fanno punture a base di testosterone, di solito prescritte poco dopo la diagnosi iniziale, che provocano la crescita dei peli sul viso e cambia anche il tono di voce che diventa più profondo. La recente legislazione (Gender Recognition Act, che consente alle persone di cambiare sesso e ricevere un nuovo certificato di nascita) avrà un effetto profondamente negativo sui diritti umani di donne e bambini” – dice Julie Bindel. E perché mai il riconoscimento di un diritto rivendicato da una minoranza discriminata come quella delle persone trans dovrebbe avere effetto negativo su donne e bambini? Parrebbe avere una risposta anche per quello.

Scrive: “Dal 2004, è stato possibile assegnare a coloro i quali hanno ricevuto diagnosi di disforia di genere il sesso che hanno scelto, a condizione che lei/lui abbia vissuto come persona del sesso opposto per due anni, che non abbia intenzione di cambiare di nuovo e che possa fornire la prova di questo. Non è necessario aver subito un trattamento ormonale o un intervento chirurgico. In altre parole, un uomo in fase pre/chirurgica (prima dell’intervento) potrebbe fare richiesta per un lavoro in quanto donna – e se rifiutato per l’incarico di consulenza in un centro che si occupa di vittime di stupro potrebbe portare il datore di lavoro in tribunale per il fatto che “lui” è legalmente una “lei “.” – con ciò si riferisce ancora al fatto che lei nel 2004, proprio riferendosi ad un caso di questo tipo, ha scritto “se un cambio di sesso avrebbe reso qualcuno una donna o semplicemente un uomo senza un pene“. Della serie che: le trans ci rubano il lavoro. Come direbbe chi dice: gli stranieri tolgono il lavoro agli italiani.

Devo scusarmi con chi legge per il fatto di descrivere talvolta le persone trans mtf al maschile ma seguo il senso della traduzione e quindi è il testo che definisce quel maschile. Per il resto io non ho le competenze mediche per rispondere a Bindel sulla materia chirurgica ma credo che R. (la donna trans che mi suggerisce pensieri e critiche) e chi altr* legge possa farlo, se ne ha voglia (non è detto che non reputi una perdita di tempo considerare di rispondere a simili affermazioni). Quello però che posso dire è che in passato, da quanto ho letto, le terapie differenti, ovvero quelle “riparative”, alla disforia di genere, roba tipo esorcismi religiosi, avevano solo gli effetti di condurre le persone transessuali al suicidio. La scienza perciò ha tentato un percorso di aggiustamento per avvicinarsi ai loro desideri. E per qualcun@ il desiderio è riconoscersi anche fisicamente per l’identità di genere che gli appartiene. Sarei perciò curiosa di capire come Bindel vorrebbe risolvere il problema. Che si fa? C’è un gruppo di Terf che vorrebbe dedicarsi a forme di esorcismo per debellare il germe del transessualismo dal corpo delle persone? Sulla questione poi che la disforia di genere debba o non debba definirsi un problema psichiatrico penso che la discussione riguardi le persone trans e non le Cis. Di fatto molte stanno mettendo in discussione il fatto che nel Dsm sia definita una malattia mentale invece che l’espressione di un’identità di genere fuori/norma. Se le persone transessuali vorranno o meno subire interventi chirurgici anche quella è una questione che riguarda solo loro. Ci sono infatti battaglie in corso per affermare il diritto al riconoscimento anagrafico del cambio di sesso senza dover subire l’intervento chirurgico. Ma questo è quel che tentano di ottenere contrariamente a quel che dice la legge, ovvero che senza operazione non c’è riconoscimento giuridico. Ma se Julie Bindel pensa che una donna trans operata è solo un uomo senza un pene, cosa dirà mai di una persona trans non operata che esige un riconoscimento anagrafico/giuridico in quanto donna? Vorrei dire di no ma credo di intuire la sua possibile risposta.

Ella comunque continua:

Una definizione di transessualismo usata da un certo numero di organizzazioni per i diritti transessuali recita:

Gli studenti che sono identificabili per generi non conformi sono quelli la cui espressione di genere (o apparenza esteriore) non segue i tradizionali ruoli di genere: “ragazzi femminili”, “ragazze mascoline” e studenti che sono androgini, per esempio. Può anche includere studenti che sono come ci si aspetterebbe fossero ragazzi e ragazze e che partecipino ad attività che non rispettano i ruoli di genere, come (per esempio) un ragazzo che fa danza. Il termine “giovani transgender” può essere usato come termine generico per tutti gli studenti la cui identità di genere è diversa dal sesso a cui sono stati assegnati alla nascita e/o la cui espressione di genere non è stereotipata.

Secondo questa definizione, una ragazza che gioca a calcio è transessuale.

Posso esprimere un dubbio sulla reale fonte di una simile definizione? Perché sembrerebbe tratta pari pari da un wikipedia antico (versione 0,00000001.0). Non penso affatto che una simile definizione ricorra nelle pagine dedicate di una qualunque organizzazione seria che si occupa di persone transessuali. Mi piacerebbe molto sapere dove Bindel l’ha copiata o se l’ha reinterpretata dato che non vedo virgolette. O potrebbe anche darsi che si faccia riferimento a vecchie citazioni pseudo mediche divulgate nelle scuole (parla di studenti) di chi, per l’appunto, non riconosceva la rivendicazione delle persone transessuali a meno di non veder confermato il proprio pregiudizio stereotipato ed etero/normativo. E questo credo non sia affatto colpa delle persone trans ma della miopia di certa vecchia classe medica e di chi legifera sul riconoscimento giuridico del cambio di sesso solo se gli torna la presenza o assenza di vagina e pene. E’ un problema di chi legifera e non delle persone trans.

Andiamo avanti con la traduzione:

Un certo numero di transessuali sta cominciando ad ammettere che optare per un intervento chirurgico ha rovinato le loro vite. “Ero un giovane gay incasinato”, dice Claudia McClean, una transessuale ‘male-to-female’ (da maschio a femmina) che ha optato per un intervento chirurgico 20 anni fa. “Se mi fosse stata offerta un’alternativa al cambio di sesso, avrei colto al volo l’occasione.”  – molto bello che Bindel raccolga una testimonianza e generalizzi il giudizio su chiunque.

Il transessualismo sta diventando così normalizzato che un numero crescente di bambini viene condotto nelle cliniche dai loro genitori. Recentemente, un bambino di 18 mesi in Danimarca è stato diagnosticato come affetto da Disforia di genere. L’estate scorsa, un dirigente scolastico della scuola primaria ha tenuto un’assemblea per spiegare che un bambino di nove anni sarebbe tornato a scuola come bambina.” – ma da dove prende queste storie? No, seriamente, usare queste chicche per screditare ogni persona transessuale e ogni tipo di loro richiesta ed esigenza. E’ patetico. Un po’ come quando gli antiabortisti diffondono foto di un feto di 8 mesi spacciandolo per embrione di poche settimane.

E si continua con i toni emergenziali: – “Dieci anni fa, in Gran Bretagna si contavano in media sei casi di bambini e adolescenti, ma nel 2008 i numeri erano aumentati di sei volte. Anche se l’età minima per il cambio di sesso è di 18 anni, gli ormoni bloccanti possono essere prescritti a soli 16 anni, e la lobby transessuale vuole che l’età sia ridotta a 13.” – questo suona come i commenti di omofobi che assegnano il titolo di lobby anche alla comunità che coltiva il carciofo. Lobby “omosessualista” l’ha definita qualche femminista radicale italica. Complottista e oltremodo ridicolo.

Ella insiste: “James Bellringer è un chirurgo al Charing Cross Hospital, che ha la più grande clinica che si occupa di identità di genere nel Regno Unito. Crede che ai bambini dovrebbe essere permesso di auto-diagnosticarsi la disforia di genere. “Non sono i medici che dicono: ‘Sei una persona transessuale, prendi gli ormoni’, sono i bambini che dicono ‘Non mi piace il mio seno, mi sento una ragazza’”.” – a parte che è vero il fatto che ci sono adolescenti (se ha il seno è tale) che dicono di non riconoscersi nel sesso biologico che gli è toccato non credo che la questione sia da trattarsi con tanta ideologica superficialità. Non vedo un link a supporto del virgolettato e vorrei sapere se è decontestualizzato, se quel medico davvero ha detto questo o se i genitori hanno avanzato proposte. Tutto mi pare assuma, in questo articolo di Bindel, i toni di una caccia alle streghe.

Vi è, tuttavia, una disputa all’interno della comunità medica sull’opportunità o meno di prescrivere i bloccanti della pubertà. Alcuni medici dicono che i bambini hanno bisogno di sperimentare la pubertà per sapere se non si trovano bene a vivere in affinità coi propri corpi. Descriverei la prevenzione della pubertà (con i bloccanti ndt) come forma moderna di abuso sui minori. Due terzi di coloro che affermano di aver avuto diagnosi di disforia di genere durante l’infanzia poi diventano lesbiche o gay in età avanzata. “Sarei felice di vivere ora come un omosessuale, a mio agio nel corpo con cui sono nata”, dice McClean. “Il pregiudizio contro di me per essere un ragazzo effeminato che amava gli altri ragazzi era troppo da sopportare, cambiare sesso significava poter essere normale.”” – a parte l’enorme e orribile pregiudizio transofobo nel definire come pedofilia la somministrazione controllata di bloccanti (non li vendono certo al mercato) ad adolescenti, c’è tutta la faccenda di dover riportare tutto quanto alla convinzione dell’autrice. Per lei dunque esistono gay e lesbiche, cioè persone che dovrebbero continuare ad occupare, nella sua precisa visione delle cose, i posti assegnati alla gente con pene e a quella con vagina. Serve ordine nella mente di alcune persone e lo capisco, ma quell’ordine non può essere ottenuto chiacchierando di faccende che riguardano altre persone come fossero fenomeni da normalizzare.

E ancora: “La scienza medica non può trasformare un maschio biologico in una donna biologica – può solo alterare l’aspetto delle parti del corpo. Una “donna” transessuale sarà sempre un maschio biologico. Una transessuale ‘da maschio a femmina’ che sconta una pena detentiva per omicidio colposo e stupro ha ottenuto il diritto di essere trasferito in un carcere femminile. I suoi avvocati hanno sostenuto che i suoi diritti venivano violati dall’impossibilità di vivere nel suo ruolo di donna in un carcere maschile. Un gran numero di detenute ha subito abusi e stupri infantili e non riuscirà ad apprezzare le ragioni di un uomo biologico che vive in mezzo a loro, in particolare uno che ha ancora il pene con cui ha violentato una donna. (Alcuni transessuali scelgono di conservare i loro genitali).” – ed ecco il pregiudizio più grande. Secondo Bindel una donna trans continua ad essere un maschio e se non ha subito l’intervento e ha ancora il pene è vista come stupratore a prescindere. Stupratore in quanto maschio. I diritti delle persone trans nelle carceri devono essere garantiti perché le persone trans sono vittime ripetute di abusi, stupri, percosse e torture nelle carceri in cui vengono assegnate all’ala maschile. Il posto di una donna trans è l’ala femminile e il fatto che possa stuprare qualcuno, così come pensano anche altre radfem che urlano allo scandalo se la donna trans entra nei bagni femminili, è roba concepita solo nella mente di chi coltiva questi pregiudizi. E’ gravissimo quello che scrive Bindel e davvero non capisco come una che dice di essere femminista possa scrivere tante scempiaggini transofobe.

C’è una manciata di radfem (Terf? ndt) nel mondo attuale che hanno osato sfidare la diagnosi del transessualismo. Coloro che lo fanno sono chiamate “transofobe” e subiscono un trattamento al vetriolo. C’è una forma di relativismo culturale in gioco qui. I difensori della mutilazione genitale femminile (infibulazione ndt) o del matrimonio forzato spesso usano l’argomento che tali pratiche possono essere giustificate all’interno di certe comunità (cioè culture non occidentali), nonostante il fatto che finiscano per disumanizzare le donne, perché quella è la “verità” di quella particolare comunità . Decine di blog e bacheche si sono riempite di call to arms contro di me.” – quindi, a parte l’approccio coloniale (quel “culture non occidentali” la dice lunga), la signora che scrive delle persone transessuali paragonando le loro questioni alle violenze come matrimoni forzati, pedofilia e infibulazione, non desidera ricevere critiche. Ma se hai scritto tutta questa roba, peraltro senza informarti come avresti dovuto, devi pur aspettarti che il gruppo di persone discriminate di cui scrivi possa sollevare delle obiezioni. E non perché sono “tradizionalisti” ma proprio perché ogni tipo di valutazione transofoba su di loro è perfettamente in linea con i dettami patriarcali che vorrebbero cancellare le persone trans dalla faccia della terra. Complimenti a Bindel per il vittimismo a 360° che utilizza mentre insulta persone delle quali mi pare non ha richiesto (e non interessa) un parere.

Dopodiché cita messaggi minacciosi tentando di far credere che tutte le persone trans siano gente cattivissima. Eggià, propro così. E scrive:

Ho avuto un po’ di sostegno, da quelli che avevano sperimentato una caccia alle streghe guidata dai transessuali. Una persona transessuale sottoposta a intervento chirurgico ha scritto “Non pubblicare il mio nome… se qualcuno mette in dubbio la validità del trattamento per il cambio di sesso, sei sottoposto a giudizio dagli anziani della “comunità”.” – Caccia alle streghe guidata da transessuali? Ma le persone trans hanno guidato la rivolta di Stonewall e la caccia alle streghe è sempre stata guidata da altre persone contro di loro e mai il contrario. Non è forse tipico di forze reazionarie far passare le vittime come carnefici? Gli americani hanno dipinto i nativi americani come “selvaggi” per secoli. In Italia la Lega descrive le persone migranti in fuga da povertà e guerra come “invasori”. Come può mai venire in mente a una femminista di parlare in questo modo di persone trans? Davvero non capisco. Ed è patetico il tentativo di screditare la comunità transessuale in questo modo. Patetico e pericoloso perché in questo modo si legittima l’odio contro le persone trans. Si legittima la transfobia, così come la Lega in Italia legittima il razzismo.

Continua: “Un poliziotto che, durante lo svolgimento del suo dovere, fu accusato ingiustamente dai transessuali di “transfobia” fu spinto ad un crollo (emotivo) dalla loro feroce campagna. Un eminente medico che aveva osato difendere un collega professionista che aveva messo in dubbio la diagnosi di disforia di genere da un punto di vista scientifico quasi perdette lavoro e reputazione. E molte donne provenienti da organizzazioni femministe sono state vittime di bullismo e sono state denigrate per aver sfidato il “dirittodei transessuali mtf a lavorare in organizzazioni di donne.” – bello che Bindel si associ ad un poliziotto transofobo, un medico negazionista e alle radfem che vorrebbero le donne trans fuori dai movimenti femministi. Manca un prete e poi la barzelletta è completa. Credo abbia trovato una collocazione perfetta. Molto bello, non fosse per il fatto che continua nella sua litania vittimista criminalizzando le persone trans.

Nel testo in lingua originale troverete altre descrizioni che criminalizzano le persone trans. Lei, per esempio, mette la chirurgia richiesta da persone con disforia di genere sullo stesso piano degli interventi per amputare arti a persone con disturbo da dismorfismo corporeo. Quindi da un lato dice che la disforia d genere non esiste e dall’altro la paragona ad una malattia tipo ossessione.

Conclude poi dicendo che “in un mondo in cui l’uguaglianza tra uomini e donne fosse realtà il transessualismo non esisterebbe. La disforia di genere deve essere messa in discussione e contestata. (…) Accettare una situazione in cui il bisturi e il trattamento ormonale sostituiscono l’accettazione della differenza è scandaloso. La chirurgia per cambiare sesso è una mutilazione inutile. L’uso di leggi sui diritti umani per normalizzare il “transessualismo” ha comportato un passo indietro nella battaglia femminista per l’uguaglianza di genere. Forse dovremmo arrenderci e diventare uomini.” – e se lo dice lei, figuriamoci.

Dunque secondo il Bindel-pensiero le persone trans esistono perché non c’è uguaglianza tra uomini e donne. La disforia di genere, secondo lei, va contestata e lo scandalo starebbe nel fatto che delle persone si sottopongono a interventi chirurgici per roba inesistente, giusto, no? Poi praticamente dice che il femminismo deve considerare “il transessualismo” e le persone trans come nemici (suoi e non miei, questo è sicuro). La chiusa finale è vittimista come il resto.

Da femminista io mi sento offesa da questo articolo perché mai vorrei essere accomunata alla Bindel. Le donne trans per me sono donne e gli uomini trans sono uomini e questo succede perché per fortuna il mondo va avanti e accettare le differenze significa rispettare i diritti delle singole soggettività. Per quel che mi riguarda quello che è stato scritto è colmo di transfobia e anche di misoginia transofoba. Non si può davvero giustificare neppure un rigo di questo scritto. E penso di essere stata troppo buona.

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