Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

La transfobia di Julie Bindel è una perenne fonte di trauma

Post in lingua originale QUI. Traduzione di Cecilia del gruppo Abbatto i Muri.

di Sam Hope

Ho una relazione abusante con Julie Bindel e non riesco a uscirne. Una relazione abusante nel mondo multimediale del 21° secolo non ha bisogno di avere connotati sentimentali o sessuali.

Vengo da una famiglia abusante, ho lavorato con gente sopravvissuta ad abusi, mi sono laureata in Trauma Studies con una tesi sulle conseguenze dell’abuso. Io so che aspetto ha l’abuso e che sensazione dà. L’aspetto che ha è il seguente.

La sequenza è nota. Comincia con Bindel e i suoi sostenitori che organizzano un dibattito che sanno avrà un impatto negativo su una minoranza. Spesso quella minoranza sono le persone transgender, che a quanto pare le interessano in modo particolare, e io voglio parlare di questo punto, sebbene il suo atteggiamento nei confronti del sex work, della bisessualità, della salute mentale e dell’Islam sia parimenti discutibile.

Il suo intento dichiarato è sollevare dubbi sul valore delle identità delle persone trans, il che è già di per sé agghiacciante, soprattutto dato il peso delle prove scientifiche e dei dati storici che supportano le nostre identità. Ma il suo intento nascosto, sebbene altrettanto evidente, è anche più pernicioso: scatenare una tempesta della quale poi dichiararsi vittima e grazie alla quale acquisire vantaggi personali.

È un triste dato di fatto che una delle tattiche dell’abuso sia fingersi vittima della tua vittima. Bindel è maestra in questo. Nel suo ultimo exploit (si riferisce al gennaio 2017) la troviamo ad intromettersi in uno spazio che dovrebbe essere inclusivo per le persone bi e trans sessuali, essendo stata programmata una sua conferenza al LGBT History Month. Non le basta portare il suo separatismo lesbico afab (assigned femal at birth – donnità asssegnata alla nascita) negli spazi del separatismo lesbico afab: deve infilarsi anche negli spazi LGBTQ+, che secondo lei non dovrebbero neanche esistere!

Questa è evidentemente pura provocazione, e lei lo sa. Naturalmente, la gente sarà spaventata e arrabbiata. E questo incoraggerà i bifobici e i transfobici e darà forza alle loro posizioni.

Il mio seguito su Facebook è composto da tanti amici trans offesi, che si chiedono ansiosamente cosa fare. Ignorarla equivale a essere aggrediti e fare finta che non stia succedendo niente, sebbene la mia politica sia stata a lungo cercare di ignorare la gente come Bindel e non diventare una pedina del loro sporco gioco. Ho scritto riguardo a questo quando venne nella mia città due anni fa, e la mia posizione non è cambiata. Reagire sposterebbe l’attenzione su di noi, e noi come comunità verremmo messi sotto processo per quello che chiunque di noi farà o dirà da quel momento in poi. E con tutto questo sentirsi feriti, con tutta questa rabbia è inevitabile che prima o poi qualcuno faccia un passo falso. Questo è un altro trucco dell’abusante: tormentare qualcuno finché quello esplode e poi dire con calma al mondo “Guardate com’è pazza e cattiva questa persona!“.

Bindel dice che noi non possiamo essere traumatizzati da lei, ma noi possiamo esserlo, e lo siamo. L’ho visto e l’ho provato. Il mio battito aumenta quando si fa il nome di Bindel. Il mio corpo si irrigidisce. Perdo il sonno. Sono ossessionata dal pensiero degli abusi verbali che ho subito dai suoi amici e dai suoi sostenitori in passato. Ho interiorizzato le parole crudeli di Bindel stessa, e quelle parole continuano a schernirmi anche in sua assenza. Soprattutto, mi sento schiacciata, oppressa, impotente e senza voce.

Io posso parlare attraverso un blog, ma so che le mie parole sono sovrastate, perché la sua audience è tanto più grande e noi siamo una comunità tanto più piccola. Le sue bugie hanno una risonanza più grande della nostra verità e hanno il suono dell’autenticità per gente che sa poco di noi e non si è fatta un’opinione personale basata su fatti reali.

Fortunatamente, la legge oggi riconosce l’esistenza dell’abuso emotivo e spero che sia solo una questione di tempo prima che si riconosca che internet non è un una specie di posto magico dove le parole non fanno male. L’abuso emozionale è una realtà. Il bullismo è una realtà. Le molestie sono reali. Molestia è entrare in uno spazio che contiene una ‘T’ [per ‘Transgender’] quando sei una persistente e prolifica attivista contro i diritti civili dei trans (Terf _ femminista radicale transescludente) e l’idea stessa di LGBT.

Un altro trucco dell’abusante è mistificare ciò che sta accadendo con una retorica manipolatoria. È facile, naturalmente, scegliere le parole con accuratezza ed essere elegante quando non sei quello che sta sotto il fuoco. Gli abusanti parlano delle persone “che si offendono“ come se questa (il sentirsi offes*) fosse una risposta che dipende unicamente dal nostro cervello rispetto alle loro parole abusanti. Questo depotenzia la lettura sulla dinamica che sto descrivendo e nega il suo reale impatto. Gli MRA [Men’s Rights Activists] diranno lo stesso dei sopravvissuti a uno stupro che sono traumatizzati dalla barzellette sullo stupro: diranno che quei sopravvissuti si offendono senza motivo. Quando qualcuno viene incoraggiato a dire qualcosa che loro sanno perfettamente che intaccherà la sicurezza o l’inclusione sociale di altre persone, o la loro stessa percezione di sé, mistificare le reazioni di queste persone al trauma etichettandole come ‘permalosità’ è semplicemente manipolare il linguaggio.

Bindel dirà che noi dovremmo essere sempre belli e pronti ad affrontare all’infinito lo stesso dibattito che dura da quarant’anni. Lei sostiene che le idee giuste trionferanno magicamente in questo Mondo Equo e Solidale. Bindel sembra come dimenticarsi del fatto che l’America si trova ad essere governata da quello che con tutta probabilità è il peggior misogino del mondo. Questa versione revisionista, altamente manipolatrice nel definire la “libera espressione” che lei, insieme a gente come Trump e Milo Yiannopoulos, abbraccia, ha certamente contribuito a far assumere al mondo l’orrendo aspetto che ha. È una sorta di versione neoliberale del discorso, una specie di “libero mercato“ per le idee, dove, in qualche modo, tutto andrà bene e le idee più adeguate vinceranno. Naturalmente, come sappiamo, quello che succede col libero mercato è che la ricchezza si concentra ingiustamente nelle mani di pochi paperoni. E analogamente chi detiene le piattaforme più grandi domina e manipola il panorama ideologico, in assenza di controlli e contrappesi etici.

Quando qualcuno ha segnato una linea, un limite, avvisando che ci era spinti troppo in là, la gente si è fatta in quattro per assegnare a Trump una grande visibilità dicendo che dare spazio al suo odio lo avrebbe portato a esporsi (e a fallire). In realtà non è stato così. E’ questa politica che ha fallito non solo perché quelli che hanno dato a Trump un’enorme visibilità mediatica hanno permesso che la sua voce sovrastasse le altre, ma anche perché offrendogli quell’enorme spazio di parola essi lo hanno sostenuto e approvato. Mettere qualcuno su un pulpito non è semplicemente dargli il permesso di parlare, è avallare quello che ha da dire. È dargli potere. Trump ha preso il sopravvento e la gente glielo ha permesso. Più o meno come se quelli che hanno paura dei bulli gli leccassero perciò il culo. La Bindel stessa ha sostenuto che a Trump dovesse essere dato uno spazio di visibilità.

Intanto, Trump ha mostrato tanta fragilità – o ha recitato tanto bene la parte della vittima, comunque la si voglia vedere – al punto che ha potuto trasformare in un’arma a proprio favore ogni forma di dissenso, un’arma usata come un buon pretesto per la sua scalata al potere. È questo che fanno gli abusanti: creano un sistema di controllo coercitivo al quale puoi adeguarti, legittimandoli, oppure opporre resistenza, cosa che essi useranno come scusa per le loro ritorsioni. In entrambi i casi, sei in trappola, perché loro hanno il potere. Tutta la faccenda riguardo all’abuso sta nel fatto che la vittima ha meno potere.

Bindel non è differente. Ha una visibilità mediatica così forte, in un mondo che in generale odia le femministe, proprio perché rafforza l’idea abusante sul fatto che viviamo in un mondo giusto e che se qualcuno ha del potere su di te è perché se l’è guadagnato. Bindel agisce costantemente in modo manipolatorio allo scopo di creare una visibilità più grande, attaccando le persone bi e trans sessuali, i/le sex worker e altri soggetti fragili per consolidare la propria posizione. La gente che dà a Bindel una visibilità mediatica la sta appoggiando e sta anche sottraendo quell’opportunità ad altri speakers che non aggrediscono le persone per affermare le proprie esigenze.

Bindel usa anche tecniche di terrorismo psicologico [gaslighting: una forma di violenza psicologica nella quale vengono presentate alla vittima false informazioni con l’intento di farla dubitare della sua stessa memoria e percezione] altamente efficaci, dicendoci che l’esperienza della nostra identità, radicata da tutta una vita, è illegittima di fronte alla casuale valutazione di un estraneo, dicendoci che una montagna di prove mediche e storiche è nulla a confronto della sua sensazione che le persone trans non possono essere reali.

Il gaslighting funziona solo quando hai il controllo della situazione. Bindel ha un esercito di uomini e donne che esulteranno di fronte ad ogni opportunità di fare a pezzi le identità trans, diagnosticandoci come pazzi, patologizzandoci come pericolosi, legittimando ogni livello di attacco contro di noi basato sulla menzogna che Bindel stessa ha sposato, che noi siamo una minaccia che deve essere neutralizzata ad ogni costo. In questo mondo post-verità non c’è bisogno di prove per questo: basta avere la sensazione che sia vero.

Naturalmente, se siamo pericolosi, le nostre reazioni a questo odio assumono un aspetto decisamente diverso. In qualche modo, invece di essere la piccola e marginalizzata comunità che siamo, che va incontro quotidianamente ad abusi e mancanza di rispetto ed è soggetta a una quantità sproporzionata di violenza e traumi, siamo i raffinatissimi agenti del Satana patriarcale e abbiamo tutto il potere esistente a sostenerci. Le bugie riguardo al nostro livello di potere e di pericolosità legittimano ogni tipo di attacco contro di noi. Negare l’impatto dei loro comportamenti rende noi del tutto inattendibili.

Esattamente come Donald Trump poteva dire delle donne tutto quel che gli piaceva perché aveva un coro di gente che negava, minimizzava e protestava a suo favore, così Bindel può essere irrispettosa e aggressiva quanto vuole verso la mia comunità, e in particolare verso le donne trans.

Questo circolo vizioso si perpetuerà finché la gente darà a Bindel una visibilità mediatica, finché le darà potere. Se questo accade, lei ha già vinto, perché sia che la comunità trans la ignori, sia che la attacchi, questo non farà che legittimarla. Se cancelli l’evento, lei comincia a fare la parte della vittima, e a guadagnare più supporto e potere che mai. Se la lasci parlare, si conquista un pubblico (quello incline a stare dalla sua parte), e ancora più potere. In questo modo non c’è spazio per vincere.

Due anni ho fatto a me stessa una promessa che cerco (e a volte non ci riesco) di mantenere. Accorgendomi del fatto che ero sempre più traumatizzata da Bindel e dai tipi come lei, cominciai a ignorarli il più possibile e a mettere insieme un gruppo di persone che si dedicasse a un lavoro positivo. In seguito a quella decisione si è formata una larga e organizzata comunità di supporto. Ma ciò non di meno io non ho superato il profondo impatto negativo che il femminismo anti/gender ha avuto su di me, e mi è impossibile proteggermi completamente da questa cosa. Hanno ramificazioni ovunque, che influenzano i miei amici cis, influenzano la politica, condizionano pesantemente nei media le discussioni su di noi e in generale rendono in molti modi pessima la vita delle persone trans. Ho scritto sul mio blog quanto io abbia interiorizzato la loro dottrina di odio.

Noi siamo privi di potere e siamo vulnerabili: questo è forse uno stato naturale che gli esseri umani dovrebbero abbracciare più spesso, ma si rivela particolarmente adatto se sei un’eccezione sulla curva di Gauss dell’umanità.

Finché la gente darà potere ai bulli essi avranno potere. E una visibilità mediatica, un palcoscenico, rappresentano il potere. Essere posti al di sopra degli altri non è un diritto. Non è un diritto acquisito, sebbene alcuni sembrano agire come se lo fosse, quel senso di diritto acquisito che una volta di più è caratteristica dell’abusante. Avere una rubrica su un giornale o essere invitati a tenere una conferenza non è libertà di parola. È potere. E usarlo per soggiogare una minoranza e per chiedere l’annullamento dei suoi diritti significa abusare di quel potere.

Come Trump e Yiannopoulos, Bindel trova in quest’epoca spaventosa l’opportunità di diventare potente e influente e di essere circondata da sostenitori. Alla luce di quest’ultima osservazione, l’idea che essa rappresenti un modello di ‘working class’ è il colmo dell’ironia. Quali che siano le sue origini, Bindel è élite, pericolosa e dannosa per la salute delle persone LGBTQ+ della working class di ogni dove, e in particolare delle persone trans e bi, delle soggettività in fase di definizione e delle sex workers. Ma le sue idee sono una calamità per tutti noi in quanto ci tolgono il potere di dire ‘basta’ quando veniamo abusati, perché ‘basta’ e ‘no’ sono, a quanto pare, una forma di censura della sua libertà di aggredirci in continuazione.

E, per esser chiari, io voglio gridare ‘Basta!’ e ‘No!’. Io voglio pregare e supplicare : “Lascia in pace me e i miei amici, per favore, Julie! Trovati un altro interesse. Il tuo comportamento è intollerabile e le persone del mondo reale ne sono profondamente e negativamente colpite, e sono persone importanti esattamente tanto quanto te“.

Ma se io grido, vedrete quanta gente arriverà subito a tapparmi la bocca, dicendo che in questo modo “non aiuto la mia causa“! Questi ‘silenziatori’ sono anche capaci di dirmi che se io agissi nel modo giusto l’abuso cesserebbe. Anche questa è una bugia.

Io so che, finché aggredirmi le dà potere e influenza, lei non smetterà, e così, in ultima analisi, sono i suoi sostenitori che devono interrogarsi su ciò che hanno creato. Come lo stupro è reso possibile da una cultura dello stupro, così questo abuso ininterrotto è reso possibile dalla nostra ossessione di guardare queste vetrine in cui sono mercificate le opinioni, che vengono espresse come se ci si trovasse in un combattimento di gladiatori. Sono esibizioni dialettiche che si basano sull’ignoranza e la prepotenza.

Non c’è rimedio all’abuso finché la gente continua a creare una cultura che gli dà potere. Di fronte a questo abuso dobbiamo metterci al riparo per quanto possiamo e preoccuparci dell’inevitabile impatto che eventi come questo hanno sulla salute mentale della nostra comunità. Il mio affetto va a tutte le mie sorelle e a tutti i miei fratelli trans che in questo momento soffrono per questo. A voi va il mio rispetto, qualunque sia il modo in cui lo state affrontando, sia che abbassiate la testa o che stiate combattendo per far sentire la vostra voce. So che state facendo del vostro meglio e comunque questo non è in nessun modo colpa vostra.

Nel frattempo, dobbiamo fare tutto quello che possiamo per far udire le voci delle persone che incoraggiano e sostengono gli altri, invece di aprirsi ferocemente la strada verso il potere personale e l’influenza sociale diffondendo l’odio e la discordia.

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