Antiautoritarismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Femminismo Bianco, Eugenetica e sterilizzazioni forzate delle donne di colore

Testo originale QUI. Traduzione di Isabella.

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L’abito delle donne bianche

(donne bianche in maschera)

DI SHERRONDA J. BROWN

Questo scritto contiene ampi riferimenti alla violenza riproduttiva e alcuni cenni sulla violenza sessuale.

La Carolina del Nord ha più vittime di sterilizzazione forzata di qualsiasi altro stato negli Stati Uniti. Ci sono circa 7.600 casi noti che sono stati eseguiti attraverso un programma eugenetico gestito dal governo che è arrivato al culmine nel 1974. Una task force fu istituita nel 2011 per determinare come le migliaia di persone che erano state sterilizzate in modo coatto dallo stato avrebbero ricevuto risarcimenti monetari. Il rapporto preliminare inviato dalla task force al Governatore include le testimonianze delle vittime date in udienza, alcune delle quali erano adolescenti o preadolescenti al momento della loro sterilizzazione.

“Ora non so se il North Carolina vuole sentirlo o meno, ma questo è l’olocausto della Carolina del Nord.Abbiamo bisogno di un wall (una parete dedicata alle vittime). Abbiamo bisogno di un luogo che documenti i fatti”, ha detto Australia Clay. La sua testimonianza è stata una delle tante trascritte nel rapporto. Ha parlato per sua madre, che è stata relegata in un istituto psichiatrico dal marito dopo un esaurimento nervoso a causa di abusi domestici e depressione postpartum. Lui ricevette cinquanta dollari per aver accettato di farla rinchiudere. In quel luogo lei fu sterilizzata contro la sua volontà e imprigionata per dodici anni.

Il movimento a favore dell’eugenetica fu caratterizzato da azioni di violenza riproduttiva su vasta scala, progetto basato sulla supremazia bianca, sul razzismo, sul classismo, sulla xenofobia e sull’ableismo. A livello nazionale, si stima che 60.000 uomini, donne e bambini siano stati sterilizzati; tali sterilizzazioni furono determinate dal fatto di riconoscere alcuni esseri umani come “non idonei” a causa della loro razza, abilità e / o basso livello socioeconomico. Latini, nativi americani e neri erano tra quelli più pesantemente presi di mira da questo orribile movimento e la pratica è continuata in questo secolo. Ci sono probabilmente molti, molti più casi rispetto a quelli riconosciuti, casi che non sono mai stati registrati correttamente.

L’eugenetica ha prodotto una lunga storia di sterilizzazione forzata delle popolazioni emarginate/discriminate negli Stati Uniti, un’epidemia che è stata ampiamente ignorata e, in alcuni casi, addirittura incoraggiata dal femminismo bianco. Persino adesso, la retorica attorno ai diritti riproduttivi trascura troppo spesso il diverso atteggiamento tenuto nei confronti delle persone di colore, dei poveri e dei disabili. Invece, il linguaggio dei “pro-choice vs. pro-life / pro-birth” continua a porsi al centro della discussione, spesso non riuscendo a contestualizzare la faccenda quando si parla di discriminazioni per questioni di razza e altri fattori. Il movimento pro-choice spesso trascura anche di affrontare il fatto che altri metodi – a parte la contraccezione – sono stati usati per il controllo delle nascite, come i trattamenti per i disturbi (mentali) legati alla riproduzione e altri problemi di salute. La retorica a favore della scelta è così forte che quasi seppellisce qualsiasi altra cosa, e il movimento nel suo insieme continua a ignorare come la storia del femminismo bianco e dei diritti riproduttivi sia radicata negli interessi della supremazia bianca.

I diritti riproduttivi sono un tema centrale per la politica del femminismo bianco perché è la seconda lotta più importante sulla quale si è storicamente impegnata, la prima fu per il diritto di voto per le donne bianche. La loro lotta è sempre stata diretta alla difesa del diritto al controllo delle nascite e all’accesso a opzioni di aborto legali e sicure come parte della capacità di pianificare gravidanze e famiglie secondo i propri desideri. In breve, per le bianche dal corpo robusto e capace, la lotta è stata finalizzata soprattutto a ottenere il diritto di non essere gravide/incinta.

Considerando il contesto storico dell’eugenetica, del razzismo scientifico e di alcune violazioni sanzionate dallo stato, la giustizia riproduttiva e le rivendicazioni per le non-bianche sarebbe in gran parte finalizzate a ottenere il contrario, ovvero il diritto di essere incinta. Per molte, sarebbe invece la capacità di sostenere e nutrire i propri figli senza interferenze governative o barriere create attraverso la supremazia bianca e l’oppressione sistemica. Nella discussione sociale dominante sui diritti riproduttivi, le questioni specifiche delle persone di colore sono spesso omesse o più semplicemente si passa oltre. Questo è il motivo per cui il termine Giustizia riproduttiva è stato coniato da un gruppo di donne nere nel 1994, per rispondere specificamente ai bisogni e alle preoccupazioni delle persone di colore che sono abitualmente escluse dalla conversazione. The Women of Color Reproductive Justice Collective conosciuto come SisterSong definisce la giustizia riproduttiva come “il diritto umano mirato a garantire la personale autonomia nella gestione del proprio corpo, nell’avere figli, nel non averne, affinché figli e genitori possano contare sul supporto di comunità sicure.” Sono le donne nere e altre persone di colore ad aver creato quella terminologia, cosa necessaria giacché il femminismo bianco ha la reputazione di ignorare le oppressioni finché le donne bianche non ne sono influenzate, e le violenze riproduttive non fanno eccezione.

La popolarità e il discorso attorno alla serie tv The Handmaid’s Tale sono indicativi di questa negligenza. Basata sul romanzo di Margaret Atwood del 1985, la serie televisiva Hulu, tramite le sue protagoniste, dà rilievo a coloro che lottano per combattere contro la cultura dello stupro e per sostenere l’autonomia fisica, sessuale e riproduttiva. Le sistematiche violenze sessuali e riproduttive nello show terrorizzano coloro che vedono quella storia come una futura distopia, impossibile a realizzarsi davvero per le donne bianche. Ma in realtà quello di cui raccontano è accaduto, in un lungo momento storico, ignorato, invisibilizzato, a tutte le persone nere che sono state ridotte in schiavitù.

Si distinguono per le loro vesti rosse e i loro cappelli bianchi, le ancelle sono costrette alla schiavitù, ripetutamente violate, ingravidate e fatte solo per dare alla luce bambini che vengono immediatamente portati a soddisfare gli interessi degli altri. In sostanza, The Handmaid’s Tale descrive donne cis private della capacità/possibilità di crescere e nutrire i propri figli proprio per responsabilità di quelle stesse interferenze governative o barriere già create nella realtà a danno delle donne nere dai fautori della supremazia bianca e dell’oppressione sistemica.

Questa è una situazione nella quale non si sono mai trovate e tutto ciò le terrorizza. Come fosse l’emblema attuale del femminismo bianco, queste vesti sono diventate i nuovi “Pink Pussy hats” in The Handmaid’s Protests (nelle proteste pro-choice); le donne bianche utilizzano quei costumi per le performance militanti per manifestare contro i politici che cercano di attuare leggi contro i diritti riproduttivi (contro l’aborto) al fine di consentire ai datori di lavoro di licenziare chiunque assista donne durante l’aborto e al fine di limitare i progetti di nascite pianificate e allo stesso tempo al fine di impedire che i servizi sanitari per l’aborto rientrino tra quelli pagati con i soldi dei contribuenti (tasse federali per coprire le spese assicurative in caso di aborto).

Le manifestanti vestite di rosso e bianco si riuniscono e camminano solennemente verso la loro destinazione, spesso in totale silenzio. Altre manifestanti gridano ad alta voce e usano i megafoni, tenendo i cartelli con slogan tipo  “Il racconto dell’ancella non è un manuale di istruzioni.” Vero. Non lo è. È uno specchio. E ciò che le persone vedono quando lo guardano rivela della loro politica molto più di quel che loro stesse capiscono. Le femministe bianche si identificano così fortemente con The Handmaid’s Tale perché è uno show sulle donne bianche in schiavitù. Vedono chiari collegamenti tra quegli orrori e lo stato attuale della politica americana. Lo vedono come un presagio. Come una chiamata all’azione. E ora lo interpretano per protestare contro le ingerenze del governo sulle questioni inerenti i diritti riproduttivi e la gestione autodeterminata dei “corpi delle donne”. Nella retorica dominante pro-choice della Protesta delle Ancelle (e protesta pro-choice in generale), lo slogan rivolto al governo “giù le mani dal corpo delle donne” non è solo cis-normativo (perché indica come corpo delle donne quello biologicamente definito come tale), ma evita di riconoscere il fatto che questo stesso governo ha già realizzato ripetute intrusioni e ha commesso atti di violenza riproduttiva contro persone di colore, poveri e disabili da secoli, e lo ha fatto in una rappresentazione reale della società immaginata ne The Handmaid’s tale.

Le persone di colore sono state ignorate nella scrittura de The Handmaid’s Tale, proprio come lo sono state nella sua celebrazione, e persino nella critica ad essa dedicata. Ma questa non è una novità. Il femminismo bianco definisce le proprie azioni sempre a spese delle persone di colore. In effetti, l’ossessione per quello show e l’insensibilità mostrata nelle proteste delle “Ancelle”  riflettono la superficialità del movimento per i diritti riproduttivi nel suo insieme.

L’eugenetica, l’ideologia suprematista bianca, i diritti riproduttivi e il femminismo bianco sono tutti storicamente e strettamente connessi. Quando il Ku Klux Klan diede vita ad un gruppo per le adepte donne, esso crebbe rapidamente e vantava quasi mezzo milione di membri al suo apice nei primi anni del 1900. Le donne si unirono al gruppo dei suprematisti bianchi a frotte. Le loro passioni, i loro intenti, consistevano nel preservare la “supremazia eterna” della razza bianca attraverso leggi anti-immigrazione, anti-miscegenation (contro figli nati da coppie miste, ant-meticciato), e leggi per la segregazione razziale al fine di scongiurare la crescente “invasione” di persone di colore, cosa che consideravano dannosa per il benessere del nazione e per “lo stile di vita americano”.In Women of the Klan: Race and Gender negli anni ’20 , Kathleen M. Blee scrive:

“Per migliaia di donne protestanti bianche degli Stati Uniti … l’appello del Klan non era basato esclusivamente sul razzismo e sul nativismo (contro i nativi americani)… Gli sforzi politici di quell’ordine femminile, sostenuto dal Klan, erano volti a salvaguardare il suffragio (diritto al voto) ed ottenere altri diritti delle donne (bianche) mentre lavorava per preservare la supremazia protestante bianca “.

L’eugenetica e il KKK avevano lo stesso obiettivo, mantenere la supremazia (percepita) della bianchezza sopprimendo la prosperità e la crescita delle persone di colore, e così la loro popolarità crebbe una accanto all’altra nei primi anni del 1900. Il KKK fu coinvolto in violenze e anche il gruppo di donne del KKK realizzò alcuni degli atti più indicibili per l’organizzazione in nome della supremazia bianca.

Per reclutare membri, il collettivo premeva su gruppi di donne bianche che erano state attive nel movimento del suffragio. Lo stesso movimento che è citato come meritorio per la nascita del femminismo bianco. Suffragette e icone femministe bianche come Elizabeth Cady Stanton e Susan B. Anthony erano entrambe supremaciste bianche impenitenti , come lo erano molte delle loro seguaci, così come la maggioranza delle altre leader del movimento.

Margaret Sanger, una delle fondatrici del movimento mainstream dei diritti riproduttivi e una delle referenti per la lotta per ottenere il diritto ad una autodeterminata Pianificazione delle Nascite, è stata a lungo accusata di difendere il genocidio Nero. Diverse persone sono intervenute in sua difesa , sottolineando invece la giustezza di alcuni suoi commenti (abilisti) sulla “eccessiva fertilità di persone con difetti mentali e fisici”. Nel 1921, scrisse anche un saggio intitolato “Il valore dell’eugenetica nella propaganda per il controllo delle nascite“. Il suo femminismo viaggiò a braccetto con l’eugenetica, e indipendentemente dalla sua presunta opposizione alla applicazione per il contenimento razziale, l’eugenetica è ancora uno strumento di supremazia bianca. I diritti riproduttivi e il movimento a favore della scelta (pro-choice) hanno avuto per lungo tempo un problema di supremazia bianca.

Nel secondo capitolo di Killing the Black Body: La razza, la riproduzione e il significato della libertà , Dorothy Roberts descrive dettagliatamente le storie riproduttive dei neri negli Stati Uniti ” Il lato oscuro del controllo delle nascite ” è uno sguardo incerto sui modi in cui il controllo delle nascite è stato usato come un modo per prevenire la nascita di bambini neri.

“Per le donne bianche privilegiate in America, il controllo delle nascite è stato un emblema della libertà riproduttiva. Organizzazioni come Planned Parenthood hanno a lungo sostenuto il controllo delle nascite come chiave per la liberazione delle donne dalla maternità obbligatoria e dagli stereotipi di genere. Ma il movimento per espandere le opzioni riproduttive delle donne è stato caratterizzato dal razzismo sin dal suo inizio nella prima parte di questo secolo. La diffusione dei contraccettivi alle donne americane dipendeva in parte dal suo appello all’eugenetica decisa a limitare i tassi di natalità degli “inadeguati”, compresi i Negri. Per diversi decenni, con un picco negli anni ’70, i programmi di pianificazione familiare sponsorizzati dal governo non solo hanno incoraggiato le donne nere a usare il controllo delle nascite, ma le hanno anche costrette a farsi sterilizzare. Mentre i padroni degli schiavi costringevano le donne nere a generare figli per profitto (per ottenere altri schiavi gratis), le attività politiche più recenti hanno cercato di ridurre la fertilità delle donne nere. Entrambi – padroni e politiche – condividono un tema comune: la capacità riproduttiva delle donne nere deve essere regolata/controllata al fine di raggiungere determinati obiettivi sociali”.

Questa faccenda del controllo normativo delle capacità riproduttive mirato a soddisfare determinati obiettivi sociali è esattamente ciò che viene esaminato ne The Handmaid’s Tale, ma nel racconto l’analisi mette al centro donne bianche come vittime di quella violenza. Questa è la ragione per cui il femminismo bianco è così preso dallo show e ha creato un tale spettacolo per protestare contro il governo e contro le sue norme che vogliono interferire con le scelte riproduttive – un governo che ha sempre interferito nelle scelte riproduttive delle persone di colore attraverso la sterilizzazione forzata, un governo che ha sempre legittimato gli abusi sessuali e riproduttivi nei confronti delle donne nere. Il discorso sui diritti riproduttivi del femminismo bianco non ha affrontato molte questioni che hanno un impatto sproporzionato sulle persone di colore: il divario razziale nei tassi di mortalità infantile a causa dell’ingiustizia socioeconomica, per esempio. L’acqua avvelenata colpisce la salute di bambini neri per lo più poveri a Flint, in Michigan e in altre città colpite dal razzismo ambientale, uccidendoli efficacemente. Le persone di colore hanno maggiori probabilità di morire durante il parto o non riescono a portare le gravidanze a pieno termine a causa di cure di scarsa qualità da parte di medici con pregiudizi razziali. Le persone di colore hanno meno accesso all’educazione sessuale e ai contraccettivi a causa della povertà cronica e del divario di ricchezza razziale, che è un risultato diretto della schiavitù degli Stati Uniti. La brutalità della polizia e la violenza di Stato sono assolutamente problemi che hanno a che fare con la violenza riproduttiva. I genitori neri dovrebbero avere il diritto e la capacità di mantenere integra l’autonomia fisica personale, per avere figli, per non averne e affinché i genitori e i figli possano contare su comunità sicure e sostenibili.

Ci sono così tante forme di violenze riproduttive che vengono costantemente escluse dalle discussioni tradizionali sui diritti riproduttivi perché non si adattano alle narrazioni pro-choice sui “corpi delle donne”. Le femministe bianche hanno quest’anno e senza esitazione sfilato orgogliosamente in “Pink Pussy hats” (con i cappelli rosa) per protestare contro Trump, la sua legittimazione della cultura dello stupro e i suoi intenti volti a limitare il controllo delle nascite e l’accesso all’aborto, e hanno manifestato perché tutto ciò si adatta così bene alla narrazione dominante. Niente errori, il focus su vagine e uteri in queste marce è ancora una volta per parlare della “scelta”.

Il femminismo bianco ha il paraocchi, soprattutto quando si tratta di diritti riproduttivi. Una dimostrazione di questo narcisismo è arrivata quando Tomi Lahren ha definito se stessa Pro-choice all’inizio di quest’anno, e successivamente è stata sospesa (e successivamente licenziata) dalla sua piattaforma The Blaze network. Le femministe bianche e i liberali bianchi erano desiderosi di mostrare solidarietà ad una suprematista bianca semplicemente perché esprimeva sostegno alle battaglie pro-choice.

“La tua affermazione era così forte, sicura e ispirata”, scrive Morgan Mickavickz nelle sue scuse a Tomi. “Mi sono resa conto del fatto che dovrei avere un immenso rispetto per te, nonostante le nostre opinioni divergenti. Le donne hanno bisogno di stare insieme, specialmente in politica e in altre situazioni dominate dagli uomini “.

Tomi Lahren è una figura assolutamente aberrante. Ma è pro-choice (del resto chissenefrega – ndt).

I diritti riproduttivi sono un importante punto di solidarietà tra le matrone del femminismo bianco per quel tratto distintivo che lo rende parte della sua storia. Lo è al punto che Tomi Lahren può dirsi parte di quel femminismo pur continuando ad essere anti-neri, islamofoba, xenofoba, nazionalista, imperialista e misogina. Non sembra importare che lei dimostri tutto questo e una miriade di altre forme di comportamento oppressivo e abbia persino contribuito a incitare alla violenza contro le persone di colore. Finché è pro-choice, è apparentemente degna di “rispetto”.

Tomi Lahren non ha mai espresso alcuna preoccupazione sul fatto che la brutalità della polizia sia un problema di violenza riproduttiva, specialmente per i genitori di bambini neri, per il fatto di non dare farmaci necessari, di negare i diritti dei genitori. Lei non ha mai detto niente contro le gravidanze in seguito a stupri e contro la mancanza di mezzi di controllo riproduttivo (contraccettivi – p.s.) per le prigioniere nelle Industrie carcerarie, tutti abusi che colpiscono in modo sproporzionato le persone di colore. Non ha detto niente sul fatto che negare ospitalità ai rifugiati è una forma di violenza riproduttiva, visto che migliaia di persone migranti hanno un bisogno immediato di cure per la salute riproduttiva. Non ha detto nulla contro gli abusi sessuali e riproduttivi che si verificano regolarmente nei centri di detenzione per immigrati.

Ma almeno lei è pro-choice.The Handmaid’s Tale ha creato un momento opportuno per le femministe bianche pro-choice di aggregarsi sulla base delle questioni dei diritti riproduttivi e sulle violazioni di quei diritti commesse dallo Stato. Tutte questioni che esse considerano una terribile possibilità per il loro immediato futuro, piuttosto che una realtà passata e presente per le persone di colore. Guardano The Handmaid’s Tale e lo vedono come il “manuale di istruzioni” da cui il governo può tirare idee su come limitare e controllare la riproduzione dei cittadini bianchi. Altre danno un’occhiata allo stesso testo e vedono un resoconto del nostro passato; un insieme di ricordi sui vari modi in cui questo governo ha reso sistematica la violenza riproduttiva per limitare, per generazioni, le nascite delle persone di colore.

Osservarle marciare verso gli edifici governativi con le loro vesti rosse e i cappelli bianchi è un promemoria visivo di come le basi del discorso e delle manifestazioni pro-choice siano affini alle motivazioni delle suffragette e delle donne del KKK – con focus sulla bianchezza, e in particolare su gli interessi delle donne bianche, soprattutto di quelle altre (le Tomi Lahren, per capirci).

Le donne bianche con le vesti rosse stanno marciando di nuovo nelle strade, e stanno ancora lasciando indietro le persone di colore e le loro rivendicazioni. Le femministe bianche, indipendentemente dall’appartenenza politica, tendono a condividere una disposizione simile. Sia a sinistra che a destra, quel terreno comune risiede nella stessa casa: la supremazia bianca.

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