Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze, Recensioni

Il canto dei sireni: invenzioni trans/singolari e psicoanalisi lacaniana

di Maddalena Merlino

E’ appena stato pubblicato Il canto dei sireniinvenzioni trans/singolari e psicoanalisi lacaniana – di Mary Nicotra (Ed. PuntoOrg) e non poteva vedere la luce in un momento migliore.

Dietro al titolo al contempo poetico e complesso, che può intimidire per la presenza di Lacan come chiave di lettura, pagina dopo pagina il lettore viene guidato alla scoperta delle identità di genere nel mondo contemporaneo. 

Quindi quale momento migliore di questo per affrontare scientificamente la questione se non ora, mentre in Italia si sta facendo di tutto per riportare le donne al medioevo negando loro ogni diritto sul proprio corpo e sulla propria salute riproduttiva, e mentre l’esistenza di qualunque altra forma di sessualità che devia dal binarismo uomo/donna viene addirittura negata?

Il libro della Nicotra mette insieme psicoanlisi, società, politica ed esperienze individuali per aiutare il lettore alla comprensione di una realtà ancora controversa.

Si parte dai filosofi greci, passando per Freud, fino ad arrivare al vertice lacaniano che consente il superamento dei modelli eteronormativi a cui la società ci ha costretti.

I casi clinici sono la parte più difficile ed avvincente del testo, dove tutta la teoria si materializza nell’incontro e nell’accoglienza dell’altro.

Nonostante il peso specifico dell’argomento il testo scorre veloce grazia alla capacità dell’autrice di farci sentire arricchiti parola dopo parola.

La incontro per parlare del suo libro e del suo ventennale impegno per i diritti LGBTQ.

Da quando l’omosessualità è stata depennata dal DSM e non viene più considerata una malattia mentale, l’ultima frontiera sono le persone trans. Com’è stata accolta questa tua ricerca in ambito scientifico?

Collaboro a Torino con Spo.t che è un progetto del Maurice GLBTQ  a cui afferisce un’equipe di volontar*, psicoterapeut*, endocrinolog*, psichiatr* counselor, avvocat* per sostenere le persone che vi si rivolgono poiché si interrogano  intorno al proprio genere. 

Nello specifico, per ciò che mi concerne, si  tratta di una ricerca che annoda la  pratica clinica come psicoanalista lacaniana con la teoria.

Esiste un modo universale per dirsi trans, omo, bisessuale, donna, uomo?

La domanda che un* psicoanalista lacanian*  si pone nell’incontro con ogni soggetto, uno per uno,  è di come si dispiega per quel soggetto (solo per lui/lei/**)  la questione della sessualità, (sempre complessa e problematica per tutt*).  Ciò che cerco di mettere in gioco con la scrittura di questo testo è proprio questo e cioè che non esiste un modo universale di essere trans, ma nella singolarità di ciascuna vita si può rintracciare la particolarità con cui ciascuno si arrangia  con la questione della sessualità e della propria posizione sessuata. 

Per rispondere alla tua domanda…

in ambito scientifico chi pensa che sì esiste un modo universale, monolitico e indiscutibile probabilmente non apprezzerà la mia ricerca. Chi invece opera  in ambito scientifico con le modalità propria della scienza che cerca di estrarre dei punti di universalità, per disporre di un fil rouge per orientarsi ..è già in un’altra posizione, dialettica,  e dunque spero che apprezzi la riflessione che si è cercato di proporre. 

Il tuo curriculum, sia professionale che come attivista LGBQT, ci parla di un interesse, oserei dire pionieristico, per il mondo Trans. Ci vuoi dire quando e perché si è sviluppato questo desiderio di comprendere un fenomeno che ancora oggi è marginale sia nella ricerca clinica, che, ancor più grave, nei movimenti per la lotta ai diritti?

E’  stato un percorso che è iniziato circa vent’anni fa. Ne è  scaturito TransAzioni,  un documentario (2004)- su YouTube è visibile in due tranche –  e poi anche un saggio (ed. Il dito e la luna, Milano,  2006) che voleva restituire voce alle soggettività FTM, transgender da donna a uomo, allora molto poco conosciute. L’incontro con Leslie Feindberg, Della Grace Volcano, Lazlo Perls e  con gli attivisti  italiani FTM tra cui ricordo Cristian Ballarin e Davide Tolu mi aveva molto colpita, e ha aperto molti interrogativi che si intrecciavano con la mia ricerca attraverso il femminismo radicale prima e transqueer femminismo dopo.

Il mondo trans nell’immaginario collettivo oscilla fra il fascino di creature seducenti e lo squallore della prostituzione, come spesso semplificato e spettacolarizzato dalla TV. Ci racconti cosa vuol dire essere trans in Italia nel terzo millennio? 

Per ciò che concerne le narrazioni  è appena uscito uno speciale di Leggendaria, Trans/scritture che è alquanto interessante. 

Per ciò che concerne invece le vite reali delle persone, ogni storia ha la sua storia.  Dipende da  come l’”essere trans” si intreccia con altri aspetti della persona: la classe sociale, la cultura, la consistenza dei legami familiari, amicali, la capacità di costruire o meno “famiglie elettive” e intrecciare legami nel tessuto sociale.  Anche in questo non si può generalizzare, sicuramente il fatto che molte persone trans scrivono  raccontando le loro storie è importante e può meglio offrire un caleidoscopio di soggettività trans*

Mi viene in mente  però un episodio di qualche anno fa, mentre mi recavo insieme a Deborah Lambillotte, attivista belga  e donna transgender su un treno verso Firenze. Per la prima volta nella mia vita ho provato un senso di stupore incredibile, nell’accorgermi di molti sguardi di disprezzo e di fastidio che ci investivano. Non mi era mai successo prima, e credo che quell’episodio mi abbia permesso di capire in quella contingenza, più di mille girotondi di parole, cosa può voler dire “ abitare” una sembianza e un corpo che rompe con gli schemi di genere nello sguardo di chi osserva.

Per concludere, dal tuo osservatorio privilegiato, a che punto è il nostro paese, non solo come istituzioni, ma, soprattutto come paese reale, nell’accoglienza dei nuovi soggetti sociali che stanno giustamente chiedendo visibilità e pari opportunità?

Grazie al lavoro incessante dell’associazionismo LGBTQ e anche ad organizzazioni come l’ONIG (Osservatorio Nazionale dell’identità di genere) al quale afferiscono non solo le associazioni ma anche professionisti implicati a vario titolo nel percorso delle persone transgender e transessuali, sicuramente  è possibile per le persone avvicinarsi ai percorsi per accedere al cambio di identità anagrafica  e alla chirurgia (per chi lo desidera) in modo meno stigmatizzante e patologizzante. Molti passi sono stati fatti grazie a questo continuo confronto. Inoltre anche il DSM V ha cambiato la nominazione da disturbo dell’identità di genere a disforia di identità di genere. 

Per ciò che concerne il mondo reale, assistiamo sempre più ad una riconfigurazione delle famiglie,  laddove uno dei due coniugi esprime il desiderio di transitare e  si pongono dunque i problemi di  coppia, di socializzarsi in un nuovo modo con le famiglie di origine, con gli insegnanti dei propri figli, sul posto di lavoro.  Processi delicati che richiedono continui aggiustamenti soggettivi e che coinvolgono anche i partner e i figli.  Sempre più giovani adolescenti si  definiscono gender fluid, inoltre al di là del “politically correct” che non permette più formalmente  alle aziende di avere atteggiamenti dichiaratamente discriminatori, si riscontrano  comunque, nella storia delle persone  non poche difficoltà nell’ambito lavorativo nel momento in cui si palesa  la nuova sembianza di genere.

Per non parlare di chi è alla ricerca di un lavoro,  molto difficile.

Anche a questo proposito mi viene  in mente un episodio di una decina di anni fa, quando ero andata a presentare  parte della mia ricerca all’ Università di Manchester. In quell’occasione, mi resi conto, che i panel e le ricerche erano presentate  NON SULLE  realtà trans MA  DA ricercator* e studios* trans*  che provenivano da università  di area anglosassone. Scenario  che non credo esista ancora in Italia. 

Ultimo ma non meno importante, il clima sociale che si respira e che favorisce il consolidarsi e la  legittimazione  di omofobia, transfobia e razzismo.

Mary Nicotra ha gli occhi gentili e sorridenti e risponde con calma e sicurezza.

La ascolterei per ore. 

Del nostro incontro mi rimangono una sensazione di accoglienza ed il suo libro bellissimo e prezioso.

 

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