Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Faccio la sex worker e l’otto marzo parteciperò allo sciopero delle donne

Lei scrive:

Cara Eretica, sono una donna di 36 anni che nella vita ha fatto di tutto per essere indipendente. Sono stata fin da subito disposta a viaggiare per lavoro, sono andata ovunque e ho fatto qualunque cosa. Però non ne ho ricavato nessuna stabilità ed è stato un po’ come vivere alla giornata. Ho deciso perciò di fare la sex worker e quello che non mi aspettavo era il giudizio di donne più grandi di me che pensano di sapere quello che dovrei fare con il mio corpo.

Ho detto subito alle mie amiche cosa avevo scelto di fare e ho portato la mia esperienza nelle riunioni e nella vita di tutti i giorni. Sapete qual è stato il danno maggiore? Quello che mi hanno procurato queste donne perbene che non fanno che giudicarmi e colpevolizzarmi. Naturalmente l’otto marzo io sciopererò e parteciperò alle manifestazioni che saranno organizzate ma non mi piace sentirmi giudicata e quindi sceglierò come sempre di stare con le mie amiche transfemministe e queer.

Non consideratemi una poverina da compatire perché non lo sono e non lo sono ancora di più perché so quello che faccio, lo scelgo ogni giorno, e non ho bisogno del paternalismo di certe donne che dicono di essere femministe ma poi insultano me e quelle come me. Io vorrei inserire la mia motivazione per la partecipazione allo sciopero dell’otto marzo. Lo sciopero come pratica internazionale è qualcosa che si avvicina molto alla mia idea di femminismo inclusivo e finalmente sganciato dalle tesi del femminismo liberale.

Quel femminismo è praticato dalle varie Hillary Clinton del mondo e dalle donne perbene, benestanti, quelle che schierano le precarie per ottenere le quote rosa che consentiranno a loro, sempre le benestanti, di acquisire più potere. Quelle che mi giudicano male e vorrebbero censurarmi. Non serve dire a loro che non voglio potere e possono lottare per le loro quote rosa da sole. D’altronde ho smesso di pensare che le donne sono tutte buone e quindi il fatto di vederle in prima fila a gestire il potere non dà garanzie che lo facciano in maniera migliore.

Finalmente ora si può parlare di reddito, di antirazzismo e anticapitalismo, sganciati dalla sete di potere (che io non voglio affatto), portando le nostre rivendicazioni in piazza. Finalmente non dobbiamo più accettare che le donne, bianche, etero, cis, benestanti ci rappresentino come se fossero delle sacerdotesse investite da Dio. Finalmente possiamo parlare di quello che ci interessa per davvero. Non voglio perdere tempo a scontrarmi con un branco di femministe radicali anacronistiche che sanno solo dire alle altre quello che secondo loro dovremmo fare. Mi spiace per loro e invece voglio parlare con tutte le altre che come me vivono precariamente alla ricerca di una stabilità economica e lavorativa.

Il femminismo oggi è fatto di alleanze tra persone precarie, di tutte le razze e religioni, di tutti i mestieri e i generi. Non posso pensare al femminismo senza includere me stessa nel discorso politico e nelle pratiche che vogliamo realizzare. Sono una che si spoglia e fa pompini per guadagnare. Dunque? Quello che vorrei è la regolarizzazione del mio mestiere per poterlo svolgere in modo sicuro con riconoscimento dei miei diritti. Vorrei che le scelte di tutte noi fossero contemplate per quel che sono, ovvero scelte. Libere scelte.

Con lo sciopero dell’otto marzo io intendo dire proprio questo: il mio è un lavoro e posso decidere di non svolgerlo se non voglio. Quel giorno non lo svolgerò. Non venderò servizi sessuali, non intratterrò nessuno con performance video e mi dedicherò solo a me stessa come farebbe qualunque lavoratrice in pausa politica. Vorrei invitare anche le altre, le mie colleghe, a fare lo stesso. Fermiamoci per un giorno e rivendichiamo i nostri diritti. Vogliamo regolarizzazione e indipendenza economica. Vogliamo affermare la nostra autonomia e vogliamo che le benestanti cis la smettano di pensare di essere superiori a tutte noi. Nessuna può dirci cosa fare. I vostri divieti non fanno di voi delle femministe ma delle prepotenti donne con istinto totalitario.

Buon otto marzo di lotta a tutt*

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Un pensiero riguardo “Faccio la sex worker e l’otto marzo parteciperò allo sciopero delle donne”

  1. “Quelle che mi giudicano male e vorrebbero censurarmi. Non serve dire a loro che non voglio potere e possono lottare per le loro quote rosa da sole. D’altronde ho smesso di pensare che le donne sono tutte buone e quindi il fatto di vederle in prima fila a gestire il potere non dà garanzie che lo facciano in maniera migliore.”
    Ti amo!!!

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