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Sesso con l’allieva minorenne, lui condannato. Il Tirreno ne parla come fosse un martire

Leggete questa notizia (screenshot in basso), osservate come viene descritta la faccenda riguardante un adulto cinquantenne condannato per atti sessuali con una minorenne. Lui coach di una squadra di pallavolo e lei una delle sportive che ne fanno parte. Quindi lui con un ascendente e un ruolo educativo nei confronti delle ragazze della squadra e lei una allieva.

Se si fosse trattato della situazione inversa, una donna con un minorenne, ne avrebbero parlato dipingendo la colpevole come una pedofila priva di morale, una orrenda criminale senza alcuna giustificazione. Però si tratta di un uomo e l’articolo de Il Tirreno parla della faccenda usando termini come “bacio proibito”, “scappatella”, “vulnerabile” e “debolezza” trasformando il condannato in un martire.

Tutto per raccontare come lui povero uomo abbia poi perso il lavoro e sia stato lasciato dalla moglie per questa “scappatella”. Oltre alla banalizzazione della violenza c’è il fatto che si parli più volte di “rapporto consensuale” come se quella presunta consensualità non fosse ritenuta tale solo per una semplice questione di età. Ma quell’uomo era una figura che doveva avere ruolo educativo nei confronti delle allieve e dall’alto di quel ruolo non avrebbe proprio dovuto pensare a “non aver saputo resistere”, per usare una descrizione ridicola del giornalista.

Il messaggio, dunque, anche da parte di chi scrive in un qualunque giornale, deve essere chiaro e preciso: questa cosa non si fa. Gli alunni e le alunne non possono essere oggetto di “desiderio” da parte degli insegnanti, qualunque sia il loro sesso e la loro età, degli insegnanti intendo.

Allora a chi ha vittimizzato l’uomo bisognerebbe spiegare che non si può parlare di in capacità a “resistere”, poverino. Resistere a cosa? Alla tentazione? Dunque la tentatrice sarebbe stata lei? Questo io leggo tra le righe ed è una cosa che non si dovrebbe affatto dire perché da banalizzazioni come queste viene rafforzata la cultura dello stupro.



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