Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

#NonFateFigli: Abortite il figlio dell’uomo violento

Foto di Joel Peter Witkin

Lei scrive:

Cara Eretica, posso aggiungere un motivo in più all’invito a non fare figli? Perché sì, ci sono delle ragioni per cui è meglio non farli i figli. Io per esempio non ne ho voluti perché ero troppo fragile per liberarmi da un uomo violento e fare un figlio mi sembrava un atto di grande irresponsabilità. Oltretutto lo vedevo come una specie di catena a vita. Sto cercando di liberarmi di te e faccio un figlio per dilatare la relazione all’infinito? Direi di no. Importa poco chiedermi se un figlio lo volessi o no. Ci sono determinate condizioni per le quali secondo me i figli è bene non farli.

Io e il mio ex abbiamo vissuto insieme per quattro anni. Dopo un anno e mezzo mi sono resa conto di stare con lui solo perché non riuscivo a lasciarlo. Mi odiavo per questo ma non potevo farci niente. Non feci nulla neppure quando mi spinse giù da tre gradini e il mio pesante corpo (110 kg) è caduto come un sacco di patate. Ho avuto le gambe tumefatte per un mese. I lividi col sangue raggrumato sotto l’epidermide non sparivano. Ho corso il rischio di trombosi sparse. Il mio ginocchio sinistro, quello sul quale ho poggiato il mio peso maggiore, è rimasto gonfio e dolorante per oltre sei mesi. Il menisco gravemente lesionato. Camminavo a malapena e mentre stavo così rimasi incinta.

Quando chiesi di abortire fui chiara in proposito: non volevo il figlio di un uomo che mi faceva del male. Il medico disse che dovevo pensarci bene prima di decidere. Magari avesse detto al mio ex di pensarci bene prima di picchiarmi. In ospedale dissero che un figlio è una benedizione e quando risposi che per me non lo era mi hanno guardata come fossi da esorcizzare. Avevo visto mie amiche trascinarsi in guai assurdi per il fatto di dover comunicare con i padri dei loro figli. Ho visto bambini scioccati per aver assistito alla violenza tra i genitori. Io avevo le idee chiare: non avrei fornito ostaggi ad un uomo dal quale mi volevo separare. Non volevo che un bambino diventasse una ragione in più per cui dover piegarmi, scendere a compromessi, dovendo rendere conto al mondo e al mio ex di tutto quello che avrei potuto fare.

Penso che in una situazione come la mia perciò non fare figli sia non solo una scelta per affermare la propria indipendenza ma anche un atto di responsabilità. Nella mia testa questo era chiarissimo. Se stai con una persona violenta non puoi partorire un figlio suo. Devi abortirlo. Non puoi neppure pensare di restare con uno che minerà fortemente la sicurezza di tuo figlio. Quanti bambini traumatizzati dobbiamo veder crescere ancora? Se stai con un uomo che fa di tutto per farti subire violenze, dargli un figlio è fuori discussione. Nessun figlio con te che mi picchi, che urli, che mi consideri niente. Nessuna gioia della maternità o della vita da gravida. Sono prigioniera, schiava, il mio primo pensiero è liberarmi. Non si può mettere al mondo un figlio se stai in catene rinchiusa da qualche parte.

Ma si tratta anche di una risposta alla spinta maschilista: i figli degli uomini (violenti)? Non li faccio. Che se li facciano da soli. Che smettano di chiederlo a quelle come me. Che non provino a mentirmi dicendomi che quella esperienza sarebbe servita per costruire la mia felicità. Non c’è felicità alcuna nel vedersi manipolati ed è importante dire che una scelta di libertà è quella di non fare figli e abortire, se sei nella mia situazione (o anche se non lo sei). Se non avessi fatto così oggi sarei ancora a litigare con il mio ex e a sopportare la sua manipolazione. I figli implicano che in modo o nell’altro entrambi i genitori debbano restare in contatto. Un figlio è uno strumento di ricatto per la persona violenta. Un figlio in quelle circostanze non si dovrebbe fare.

Non fate figli mentre siete in catene o prima di accertarvi del fatto di avere quelle catene al collo oppure no. Piuttosto abortite. Abortite il “figlio” dell’uomo violento. Questa per me è stata la scelta migliore.

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