Antisessismo, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Perché non ho mai lasciato il mio papà violento

Lei scrive:

Mio padre mi leggeva I Miserabili per darmi la buonanotte. Il giorno dopo mi tirava addosso ogni cosa perché si era arrabbiato per niente. In casa mia era lui ad avere le mestruazioni, tanto per usare uno stereotipo sessista che etichetta le donne come suscettibili dei rapidi cambiamenti d’umore. Esistono tanti uomini che invece li hanno, i cambiamenti d’umore, ed è difficile separare i sentimenti di odio e amore che suscitano in eguale misura.

Si dice che i padri violenti non devono stare con i figli. Ma se i figli vogliono stare con loro? Io da piccola l’ho subìto, questo è vero, ma da grande ho scelto di stare con lui, pur conoscendo le sue paranoie, le sue incoerenze. Sentivo che aveva molto da insegnarmi e in effetti l’ha fatto. Quando si smette di essere adolescenti si guarda un genitore come persona, non per compatirlo ma perché quello che fa e dice è più facilmente comprensibile.

Quando mia madre è morta di infarto all’età di 40 anni non mi restava che lui, un uomo tutt’altro che solido. Pieno di contraddizioni e debolezze. Ma so che ha fatto del suo meglio e l’ho apprezzato per questo. In cuor suo mi ha amata e lo dimostrava quando era un po’ più lucido. Lui soffriva di attacchi di ansia fin da bambino. Veniva picchiato dalla madre se non tornava a casa con un pezzo di pane. Ha fatto di tutto pur di sopravvivere in un dopoguerra disastroso che ha massacrato e impoverito molte persone.

Mio padre mi regalò Anna Karenina quando avevo appena 13 anni. Ma lui sapeva che a me piaceva leggere e consumavo libri da bulimica della letteratura. Poi mi chiamava troia perché avevo osato truccarmi un pochino. Non era in grado di contenere l’ansia dovuta a varie preoccupazioni. Se aveva paura che io mi fossi fatta male mi dava uno schiaffo quando avrebbe dovuto abbracciarmi. Poi mi portava alla manifestazione del sindacato e così io potei costruire la mia coscienza sociale.

Custodiva molti segreti e tante volte sono stata delusa da lui ma tra noi c’era un legame strano. Un po’ mi considerava da buttare e l’attimo dopo era molto orgoglioso di me. Lo preoccupava molto il mio futuro ma non fece niente per aiutarmi. Lui ce l’aveva fatta da solo e pensava che la mia generazione fosse pigra, ecco perché secondo lui non riuscivamo ad ottenere stabilità nel lavoro. Non era molto interessato alla mia vita sentimentale, per quanto me le abbia suonate quando, io adolescente, passeggiavo con un compagno di scuola.

Era geloso e possessivo e questo tratto di lui era il peggiore. Non l’avevo mai visto tanto geloso e possessivo neppure nei confronti di mia madre. Aveva tanti difetti eppure mi ha insegnato davvero tanto. Il valore del lavoro e dell’onestà, principalmente. La capacità di mettersi in gioco per conquistare diritti, l’arte e la letteratura che mi hanno resa più empatica e culturalmente colma di pensieri caldi, pensieri preziosi.

Quello che voglio dire è che non è facile stabilire cosa sia un buon padre perché si tratta sempre di una persona e qualunque scelta si faccia: ad una figlia non resta che vivere un conflitto interno che è difficile risolvere. Io l’ho risolto relazionandomi da adulta con mio padre. Non potevo di certo smettere di volergli bene. C’è poi la faccenda delle violenze. Avrei potuto denunciarlo, certo, ma a che prezzo? E io che fine avrei fatto se lui fosse finito in galera? La precarietà è un limite ma anche se io non fossi stata precaria e non avessi avuto bisogno di essere mantenuta da lui non penso che lo avrei denunciato.

Devo dire la verità almeno a me stessa, una verità che mal concilia con la narrazione socialmente accettata. Sarei stata premiata se avessi detto di essere una vittima. Gli altri avrebbero capito ma non capiscono perché io abbia accettato per anni  di restare in una casa semi-sigillata per via delle sue paranoie. Temeva che entrasse qualcuno a rubargli qualcosa. Non so cosa dato che non possedeva niente di valore. Se io dico a qualcuno queste cose mi guardano con compassione. Pensano che io sia vittima della sua influenza malefica. Ma non mi reputo tale. Il conflitto emotivo comunque resta. Un po’ lo odio e un altro po’ mi dispiace per lui. Quello che dico ha un senso per voi? Perché vorrei confrontarmi su questo, senza pregiudizi.

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2 pensieri su “Perché non ho mai lasciato il mio papà violento”

  1. Beh ha senso ed e’ molto umano. Pero’ le persone cone lui andrebbero aiutate seriamente e quelle come te supportate nel focalizzare meglio . I rapporti del genere non sono innoqui. Io direi che una terapia ti potrebbe aiutare almeno a non ripetere le stesse cose in futuro con un figlio tuo. Perche’ pure se leggeva anna karenina il suo lato oscuro ti ha fatro danni. Io ancora faccio fatica ad unire due lati di mio padre . Non e’ un bene.
    Anche se ti sembra di avere scelto e magari e’ vero forse giustificarlo non ti aiuta. Ciao

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