Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

A proposito di madri Vs ChildFree

Lei scrive:

Cara Eretica, qualche tempo fa si parlava dell’annosa questione “mamme vs childfree”.

È da un po’ che rifletto su questo e sono convinta che fare la guerra alle madri non ci aiuterà mai nell’essere accettati come cf, perché tanto loro quanto noi siamo frutto della stessa mentalità maschilista.
Non è contro le madri che dobbiamo alzare la voce, non è con loro che dobbiamo prendercela.

Di recente ho avuto una conversazione inaspettata e, a parer mio, molto interessante con una mia collega.
Lei ha due bambini, è una donna che si impegna nel suo lavoro e che sta cercando di crescere i figli al meglio delle sue possibilità.

Premetto che conosce le mie posizioni cf e che non mi ha mai giudicata per questo.
Quel giorno stavamo lavorando su un articolo da pubblicare (ci occupiamo di linguistica) in cui si indagano le spie del maschilismo viste attraverso la lente della lingua italiana, che ovviamente riflette la società che l’ha generata e che la usa, come qualsiasi altra lingua del mondo.

Io stavo valutando la possibilità di tradurre l’articolo anche in inglese e lei mi ha detto di non avere il tempo di farlo.
Le ho risposto che non era assolutamente un problema perché avrei potuto occuparmene io insieme ai nostri colleghi di lingua inglese e lei ha ribattuto, con tono seccato:
“Bello avere tanto tempo a disposizione, vero?”.

L’ho guardata perplessa per qualche secondo, poi le ho risposto:
“Sì, è bello. Anzi, bellissimo.
Però io ho scelto di vivere così, di non essere madre e di avere tutto il tempo che voglio da dedicare a me stessa, al mio lavoro ed ai miei interessi e spesso la società mi ha massacrata per questa scelta”.

A quel punto lei mi ha chiesto:
“Tu pensi davvero che siamo libere di scegliere?
E, se lo siamo, a quale prezzo?”.

È iniziata una lunga conversazione durante la quale lei mi ha detto che spesso noi cf purtroppo ci scagliamo contro le mamme, considerandole delle privilegiate, delle donne senza interessi, chiuse nel loro mondo fatto di bambini, scuse per non andare a lavorare e farsi mantenere.

Lei è contenta di essere madre, ma mi ha detto di non essere esente da critiche e giudizi in quanto tale.
Ha avuto un parto molto complicato durante il quale l’ostetrica l’ha più volte trattata male, apostrofandola come “troppo lamentosa”, ma ciononostante è tornata quasi subito a lavoro, anzi lei è stata l’unica mamma ad aver dato la sua disponibilità a lavorare anche in fascia serale ed il sabato mattina e sapete cosa le è stato risposto?

“Ma come?
Non preferiresti stare con la tua famiglia??”

Nessuno ha detto niente del genere ai papà che hanno dato la sua stessa disponibilità.
Lei allora ha deciso di non essere più disponibile perché questo vuole la società.

Mi ha confessato di non riuscire a lasciarsi scivolare addosso i giudizi degli altri e che in ogni caso qualcuno troverà sempre modo di darti addosso: perché non vuoi figli, perché lavori troppo e quindi sei una madre assente, perché ne hai fatto solo uno e allora povero bambino sarà un triste figlio unico, perché hai divorziato e ti sei rifatta una vita e allora di nuovo povero bambino crescerà traumatizzato.

Così, ha deciso di fare quello che la società si aspettava da lei, per quieto vivere, per non avere problemi, per essere giudicata il meno possibile.

Ecco, questo atteggiamento rassegnato io non lo condivido, mi spaventa e mi getta nello sconforto, ma lo capisco.

Capisco quanto sia difficile opporsi al sistema come facciamo noi che scegliamo di non avere figli (noi siamo “gli anelli che non chiudono” la catena, siamo gli ingranaggi difettosi che fanno inceppare il meccanismo e quindi meritevoli di essere ghettizzati), capisco quanta forza ci voglia e capisco perfettamente che non tutti siano disposti a farlo.

Allo stesso modo capisco anche quanta forza ci voglia per opporsi allo stereotipo della “buona madre” di famiglia.

Un altro collega in passato aveva deciso di smettere di lavorare per dedicarsi solo ed esclusivamente ai bambini (la moglie ha un ruolo dirigenziale e guadagna molto bene) ed è stato a sua volta criticato, considerato (nella migliore delle ipotesi) uno “zerbino della moglie”.

Così ha deciso di tornare a lavoro, anche se con orario ridotto.

Consideriamo anche che in Italia gli aiuti per le famiglie sono ben poca cosa se paragonati a quelli di altri paesi europei.

Per concludere, sapete che vi dico?
Che la mia collega ha ragione.

Penso che tutti questi famosi privilegi (permessi, orari lavorativi più flessibili, ecc.) che molti cf pensano vengano dati alle madri, in realtà siano solo uno specchietto per le allodole, un misero contentino, un piccolo premio per le donne che accettano, più o meno consapevolmente, il ruolo che la società patriarcale ha scelto per loro.

Per questo motivo la donna/madre è stata rivestita da un velo di sacralità, incensata come “angelo del focolare” tutta dedita alla cura della famiglia e sempre pronta al sacrificio di sé.

Se indaghiamo più a fondo però, possiamo senza dubbio smascherare questo mito “dell’eterno feminino sacro”, che in definitiva si rivela essere quanto di più falso, disumano e lontano dal privilegio il patriarcato abbia mai prodotto.

Lisa

 

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