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Allarga le cosce per la visita ginecologica e non lamentarti mai

Lei scrive:

Una domanda: ma chi decide di fare la specialistica in ginecologia, insieme alla formazione teorica e pratica, non riceve anche un protocollo su come comportarsi e come agire durante una visita? Esiste una regola su come deve predisporre lo studio per la visita della paziente? Es: ci deve essere un area dove ci si spoglia, un camice da mettersi, una salvietta con cui pulirsi il gel da ecografia? No, perché negli ultimi anni, visto che non vivo più in paese e ho cambiato spesso ginecologi, ho assistito a dei circhi improvvisati di psicologia su quello che credevano fosse mettere a suo agio il paziente, se non addirittura fregarsene altamente…

E non c’entra se sono a pagamento o sotto la mutua, ho provato entrambe le esperienze. Mi sa proprio che gli manca un protocollo da seguire, una formazione adeguata e quindi ognuno fa quello che ritiene meglio ad empatia personale. L’ultima volta sono andata a pagamento in un centro molto rinomato e in cui mi sono spesso trovata bene per i medici. Prima visita, quindi non ci conosciamo. Entro e il ginecologo, dopo due chiacchiere generiche dove non ti guardava neanche in faccia, mi fa spogliare lì sulla sedia e mettere sul lettino mentre finisce di scrivere al pc. Mi fa la visita, mi rivesto e grazie arrivederci. E questa è una visita considerata normale, anzi, mi sembra già di sentire persone che ti dicono “ma di che ti lamenti? È andata bene, anzi, hai trovato uno bravo.” E anche una parte del mio cervello la pensa così e cerca di convincermi che tutto questo sia normale, che vuoi che sia…

Ecco, naturalmente niente di male, bravissima persona e sicuramente grande professionista, ma una cosa che per lui è normale, ovvero vedere centinaia di vulve al giorno, sinceramente a me fa un po’ strano davanti un estraneo che he non ho mai visto, spogliarmi su una sedia davanti a qualcuno, rimanere in maglietta al freddo, arrampicarmi su un trespolo e mettere le gambe su delle staffe, aspettare che mi infili dentro dita e strumenti al convincente “si rilassi” e poi scendere impiastricciata di lubrificante e rivestirmi.

Si rilassi una sega…mi son tolta le mutande davanti un estraneo guardando dall’altra parte aspettando che mi introduca apparecchiature inquietanti con la paura di sentire pronunciare la parola cancro… Bel pomeriggio rilassante si si…

Non so voi che rapporto avete col vostro corpo ma io sinceramente mi sento sempre un po’ a disagio con la storia che implicitamente tutto è concesso perché uno è un medico, mi ha sempre fatto girare le palle, anzi pardon, le ovaie. Non critico la professionalità, quello non è il mio campo, ma porcozio sono una adulta sana di mente, non una bambina, né tanto meno un oggetto da sezionare quindi nella tua professionalità sta anche la sbatta di spiegarmi e di relazionarti a me in quanto essere umano come te!

Una volta un ginecologo mi ha fatto una foto del collo dell’utero. Fichissimo eh, mi ha fatto una cartella super professionale, ma non mi ha avvertito che avrebbe fatto la foto e io mentre ero sdraiata ho visto avvicinarsi alle mie parti intime una Canon 5d come quella che uso al lavoro, attaccata ad un accrocchio ginecologico che avrebbe usato per la visita.

In quel momento mi è venuto in mente Videodrome Cronenberg e un quadro di H. R. Giger… Rassicurante.
Non è da tutti penso avere una bella foto nitida del collo dell’utero, si si fichissimo eh…io poi che faccio video avrei voluto anche il video che mi fecero alla gastroscopia e non me l’hanno mai dato, però insomma… Ma non devo firmare il foglio dei diritti d’immagine? Che fine farà poi la foto del mio collo dell’utero? Se poi ci fa i soldi su istock e non ho la mia percentuale, mi girano le scatole…

Comunque, questo qui aveva almeno un camerino per prepararsi e un camice e delle pattine monouso da indossare, inoltre aveva sua moglie/infermiera/assistente che presiedeva alla visita e lo aiutava… Anche se dall’approccio che avevano sembravano molto Inga e il “dottor. Frankestin”.

Una volta invece sono stata da una ginecologa bravissima, che invece di essere da una ginecologa mi sembrava di essere in una spa. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata dove mi ha chiesto anche del lavoro, se ero stressata perché molte patologie che colpiscono poi le mucose e le sensibilizzando nascono anche dallo stress e dall’inquinamento, visto che siamo a Milano,fattore da non sottovalutare. Mi ha dato un kit con un camicie, ciabattine e mi ha fatto cambiare in un bagno in cui c’erano salviettine monouso e asciugamani da poter utilizzare per potersi lavare, e un armadietto dove poter piegare i vestiti.

Quando sono rientrata nel suo studio adiacente, c’era un diffusore di aromi acceso, il lettino era comodo e ad altezza umana. Ogni cosa che avrebbe fatto me la spiegava in anticipo e maniera molto gentile e semplice. Quando poi ha finito la visita e mi sono rivestita, mi ha detto di utilizzare pure gli asciugamani puliti per lavarmi e di prendermi il mio tempo che intanto lei compila a il referto e la cartella. L’ho pagata esattamente come il ginecologo del rinomatissimo centro medico.

Comunque il succo del discorso è che a noi donne, fin dalla prima visita ginecologica, veniamo trattate come oggetti inanimati che devono state zitte e non lamentarsi perché ci va già bene che qualcuno ci visiti, quindi “poche seghe” e non fare la schizzinosa. Poi sento i racconti di violenza ginecologica delle mie amiche che partoriscono, le mancanze di rispetto assodate come parte della procedura a cui vengono sottoposte coloro che decidono di abortire… E non mi meraviglio affatto. Se la visita ginecologica standard è “l’aperitivo” con cui si inizia, non mi meraviglia la qualità delle altre portate…

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Comments

  1. Credimi anche con certi andrologi non ę meglio… Ne scriverò questa sera….

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