Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Rifiuto i miei genitori e mi va bene così

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo da ormai molto tempo e vorrei raccontarti la mia storia.

A volte si chiediamo se sia possibile e giusto rifiutare i propri genitori ed io penso proprio di sì.
Ti spiego anche perché.

Sono nata in una città del Sud Italia 35 anni fa ed ho trascorso un’ infanzia da reclusa in una famiglia borghese finto-comunista in cui l’unica cosa che contava era lo studio, uno studio matto e disperatissimo.
Non mi è stato mai chiesto come stessi e che sogni avessi, l’importante era portare a casa ottimi voti.
In realtà non bastava neanche avere ottimi voti, bisognava distinguersi ed essere superiori agli altri, nessuno doveva avere i miei stessi voti, un altro studente bravo quanto me non era concepibile.

Non esistevano amicizie vere, infatti non sono rimasta in contatto con nessuno dei miei compagni di scuola, non esisteva la possibilità di uscire, di fare un giro la sera, esistevano solo i libri, ai quali mi sono aggrappata con ogni forza per non impazzire, per ritagliarmi una via di fuga, un pezzetto di vita che fosse solo mio e lontano dal loro controllo.

Va da sé che io non potessi neanche frequentare un ragazzo.
Ad un certo punto mi sono anche convinta che essere nata donna fosse stata la più grande disgrazia della mia vita e che se fossi diventata lesbica avrei quantomeno avuto meno problemi con mio padre, perché avrei potuto frequentare delle ragazze spacciandole per semplici amiche.

Mio padre era ed è rimasto ancora oggi un troglodita emozionale, incapace di comunicare, abituato solo alla sopraffazione verbale e fisica.
Mi fa malissimo scrivere questo di lui, perché nonostante tutto gli voglio bene.

Sono stata picchiata più volte, e mia madre con me, colpevole solo di aver fatto un giro in centro accompagnata da un ragazzo con i capelli lunghi, un ragazzo con l’aspetto da “drogato”, infangando il buon nome della famiglia.

I miei genitori non sono mai andati d’accordo, ricordo litigi continui soprattutto all’ora di pranzo perché era il momento in cui tutta la famiglia si riuniva a casa, e per me la tavola apparecchiata si trasformava sempre in un campo di battaglia.

Mia madre minacciava sempre questo divorzio che io tanto desideravo e che purtroppo non è mai arrivato, perché dichiarare un fallimento affettivo del genere distruggendo una famiglia era considerato una vergogna troppo grande.
Molto meglio tenere insieme una famiglia che non ha mai funzionato, così la gente non avrebbe avuto modo di parlare di noi.

Mio fratello ovviamente poteva uscire, fare tardi e frequentare ragazze, ma lui non ha mai voluto studiare e ha avuto l’esistenza rovinata da un liceo e poi un’università imposti da due genitori sbagliati, che hanno soffocato senza pietà i nostri interessi e le nostre inclinazioni.

Io me ne sono andata a studiare a Roma perché volevo scappare da loro e mi sono sempre data da fare lavorando e studiando: ho fatto la cameriera, la cassiera, distribuito volantini in strada,ma neanche questo andava bene.
Anzi sono stata insultata perché questi lavori per loro sono disdicevoli e non degni della figlia di una famiglia borghese.

Mi piace viaggiare, appena posso scappo in un angolo del mondo in cui io possa sentirmi libera, ho ottenuto un lavoro dopo aver superato tre colloqui ed essere stata scelta tra oltre cento candidati, da sola senza conoscenze o raccomandazioni.
Non va bene neanche questo ai miei genitori, perché è un lavoro precario, senza malattie o ferie pagate, quindi è un lavoro che non vale niente.

Ovviamente loro non hanno minimamente idea di cosa significhi avere 30 anni adesso in Italia, lavorativamente parlando, quindi se non ho un lavoro stabile la colpa è solo e soltanto mia che non riesco a trovarlo.
Loro si sono laureati e hanno subito trovato un lavoro fisso, mica come me!

Per loro sono e sarò sempre una ragazza con idee strane che non farà mai nulla, una femminista che spaventa gli uomini, che andrà a finire sotto i ponti, perché non ho fatto un buon matrimonio e non ho un posto fisso in un’ azienda di successo.
Non voglio sposarmi, non voglio avere figli e sono giudicata anche per questo.
Ho un compagno che è divorziato e che loro hanno per questo definito un “riciclato”, mentre io sono “una donna di seconda mano” per mio padre perché ho avuto più di un fidanzato nella mia vita.
Non approvano la mia scelta di andare a convivere, perché vivere sotto lo stesso tetto senza essere sposati è un disonore troppo grande, non sono una donna degna di rispetto, sono solo una concubina, una donna con cui divertirsi.

Ho avuto storie tormentate, perché l’unica forma di comunicazione che conoscevo era lo scontro, non avevo altre basi su cui costruire una relazione, non conoscevo un altro linguaggio.
Ero diffidente, gelosa, possessiva, convinta che tutti volessero farmi del male o mi stessero nascondendo qualcosa.

.Il mio motto è sempre stato “nascondere per sopravvivere” perché non potevo parlare di nulla con la mia famiglia, neanche delle cose più banali della mia vita.
Ho nascosto le mie esperienze lavorative e i tatuaggi con cui ho decorato il mio corpo, persino i miei viaggi che sarebbero stati rovinati dall’ansia continua e patologica di cui soffre mia madre, se li avessi condivisi con loro.

Non ho purtroppo ricordi sereni legati alla mia infanzia e alla mia adolescenza, non ricordo mai un sorriso sul volto di mia madre, che per me è e sarà sempre l’emblema dell’infelicità, un grumo di dolore, una donna irrisolta e insoddisfatta che ha cercato di compensare le sue mancanze soffocando i figli, impedendo loro di esprimersi.
Per me rappresentano il simbolo di una famiglia profondamente disfunzionale e distrutta dal pregiudizio e dall’ incapacità di ragionare fuori dagli schemi e dagli stereotipi sociali.

Non ho un’indole sottomessa e mi sono sottratta a tutto questo perché se fossi rimasta e mi fossi adeguata sarei impazzita, ma quanto mi è costato tutto questo?
Sono abituata a lottare, ma a volte lottare stanca, stanca da morire.
Per questo sento di capire chi invece molla, chi non ce la fa, chi decide di essere ciò che gli altri vorrebbero che fosse.

Le rare volte in cui vado a trovarli mi sembra di fare un salto indietro nel tempo di quasi un secolo, perché sono rimasti indietro anche rispetto a molti dei loro coetanei.
Il mondo però va avanti e bisogna adattarsi ai cambiamenti.

Se ci si vuole capire ma non si parla la stessa lingua è necessario che uno dei due interlocutori parli la lingua dell’altro per poter comunicare in modo efficace ed io ho cercato di imparare la loro, ma dopo tanti tentativi ora sono stanca.
Da parte loro manca la volontà di capire la mia di lingua ed allora temo che la comprensione non sarà mai possibile.

E adesso devo essere considerata un mostro se non provo quell’affetto profondo che si dovrebbe provare nei confronti dei propri genitori?
Se non voglio occuparmi di mia madre che ha problemi di salute?
Se non li stimo e non li considero un modello da seguire?
Se non mi mancano e cerco di tenerli lontani dalla mia vita perché per istinto tutti noi cerchiamo di allontanare ciò che avvertiamo come negativo e dannoso per la nostra esistenza?

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!
Annunci

2 pensieri riguardo “Rifiuto i miei genitori e mi va bene così”

  1. Questo tradizionale obbligo d’affetto filiale per dei genitori che non hanno saputo dare amore e comprensione dovrebbe sparire. Mi stupisco che l’autrice di questa lettera vada ancora a trovarli. Persone così distruttive e tossiche non andrebbero viste più, anche perchè non apprezzeranno mai niente di lei. È come lanciarsi contro un muro di cemento e tornarsene a casa col sangue che cola. Quindi basta con questi suicidi filiali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.