Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Il Revenge Porn contro i “maschi” non esiste

Esistono altre forme di bullismo ma non ciò che si riferisce alla sessualità maschile. Se la sessualità femminile è sempre descritta come sporca, qualcosa di cui vergognarsi, quella maschile viene esaltata e il revenge porn contro le donne rientra appieno nelle dinamiche di autoesaltazione. Io sono un figo e dunque ecco cosa sono riuscito a trovare. Come il cretino che si vanta di aver accumulato esperienze sessuali, come quelli che diffondono voci sulle ragazze “facili” e sulle prestazioni che forniscono.

Una volta dicevano che eri una zoccola perché gliel’avevi fatta annusare, avevi fatto o detto qualcosa di erotico. Oggi dicono che sei zoccola perché nelle foto sei sexy. Il punto resta lo stesso. C’è lo stereotipo delle femmine che non possono godere di sessualità prive di stigmi negativi e ci sono gli idioti sessisti che continuano ad infangare la reputazione delle donne usando gli stessi stereotipi e pregiudizi. Lo fanno anche le donne, certo, ma contro le altre donne. Il maschilismo è cultura comune e non smette se possiedi una vagina.

Ma non ho mai visto siti ad hoc creati per contenere foto di peni di tutte le misure. Non ho mai visto collezioni, cataloghi di foto e video maschili con annessi numeri di telefono e identità personali. Non ho mai ricevuto notizia di un uomo che sia stato tradito da qualcuna che lo ha minacciato di pubblicazione ritorsiva nel caso lui non avesse accettato di scopare con lei. Questa cosa non esiste perché il pregiudizio pesa sulla sessualità femminile e non su quella maschile.

I maschilisti hanno poco di cui lamentarsi perché vivono in situazioni di privilegio. Di bullismo soffrono uomini per altre questioni: per il loro orientamento sessuale, per disabilità e per l’aspetto, se grasso, magro, eccetera. Ma il cyberbullismo su questi temi ha sempre la stessa origine. Una competizione tra maschi che giocano a chi ce l’ha più lungo o a chi è più etero. Una competizione maschilista che distrugge altri ragazzi che non rispettano le norme etero machiste. C’è il timido, quello che non partecipa agli stupri di gruppo. Se non ridi guardando la foto rubata di una ragazza allora sei frocio. Non è forse così? Non è diventato anche questo un fatto da condividere in branchi? Un po’ come lo stupro (virtuale). O ci stai o sei fuori dal giro. Ecco perché i ragazzi che di nascosto ci segnalano foto che girano in determinati gruppi facebook non hanno il coraggio di opporsi e criticare all’interno dello stesso gruppo. Se dici che non sei d’accordo diventi anche tu oggetto di cyberbullismo. Tanto è una cosa da ridere, no?

Allora ditemi: avete mai visto una notizia su un ragazzo che si sia suicidato in seguito alla pubblicazione di un suo porno messo online? Io no, mai. Caso mai è vero il fatto che ci sono ragazzi che fanno video di nascosto e poi li pubblicano per vendetta se lei li lascia o anche per il semplice piacere di offrire gratis intrattenimento ad altri segaioli. Ma non ho mai visto una Bibbia 3.0 con foto di maschi categorizzate per età, nomi, prestazioni sessuali, misure e altre caratteristiche che ne determinano le identità.

Non ho mai visto una ragazza tappezzare le pareti di un centro cittadino con la foto di un ex e la scritta “Puttano”. A voi è capitato? Ne dubito. Quindi smettete di venire a commentare sotto la narrazione di esperienze che coinvolgono tante, troppe, donne dicendo che capita anche ai maschi. Dove? Quando? E se anche capitasse sarebbe sbagliato ma il punto è che con questo non ammettete l’esistenza di una cultura che danneggia e censura fortemente le donne. Le costringe alla vergogna, alla colpa, alla chiusura totale nei confronti del mondo intero. Non è vero perché online la prima cosa che il tipico maschio segaiolo ti chiede è una tua foto nuda. Lui se va bene ti invia un primo piano del testicolo sinistro. Se il pene è di dimensioni accettabili ad altri maschi (è sempre una gara tra loro) allora dedica spazio all’erezione. Ma sa che può contare sulla discrezione della momentanea partner perché se pubblicasse quella foto comunque sarebbe lei a pagarne le conseguenze. E’ forse permesso alle donne dire: “ciao, ieri sera ho fatto sexting con uno e mi ha spedito una sua foto da nudo mentre ci masturbavamo a vicenda!”? Non è permesso. Se lo dici ti chiamano troia. Se non lo dici è peggio perché ti arriva il ricatto della pubblicazione della tua foto.

Non esiste un revenge porn contro i maschi perché che lo ammettiate o meno siete privilegiati in questo. Non subite questo tipo di violenza e spesso anche se non siete artefici della diffusione di materiale rubato ve ne restate comunque in silenzio o ridete, complici, e venite da noi a banalizzare dicendoci che sono le femmine che devono nascondersi e moderarsi. Come dire che il problema è della vittima di uno stupro e non dello stupratore. Il revenge porn è un reato compiuto solo contro le donne ed è ancora indice di una mentalità sessista e misogina, anche moralista e sessuofoba, che spinge le donne soltanto a vergognarsi della propria sessualità.

Quando vedrò cataloghi di foto maschili rubate da femmine che le passano ad altre femmine per vantarsi allora potremo parlare anche di revenge porn contro i “maschi”. Ma fino ad allora vi prego di non offendere la nostra intelligenza. Grazie.

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6 pensieri riguardo “Il Revenge Porn contro i “maschi” non esiste”

  1. Beh, c’è il caso attualissimo di Jeff Bezos. Non sarà stato orchestrato da donne ma il fine è analogo..
    Oltretutto, nella mia esperienza limitata e personale, ho conosciuto almeno due casi di revenge porn verso uomini.
    Una donna si è vendicata del suo amante, che l’aveva lasciata, tappezzando il quartiere di foto erotiche di lui.
    Un’altra ha creato un profilo fake per scoprire se il suo ragazzo la tradiva, e ha immortalato la foto del suo pene che lui aveva inviato in chat a questa presunta “fiamma”..
    Le statistiche sono diverse, ma non assolutizziamo. Anche la foto di un pene o il video di una masturbazione maschile possono essere degradanti o umilianti se diffuse nei canali sbagliati.
    Un altro esempio celebre? Guè Pequeno.

    1. Vorrei che questo commento non fosse visto come un tentativo di sminuire la verità del tuo post, ma solo di moderare gli estremismi, che da una parte e dall’altra non vanno mai bene, nella mia opinione.

    2. Veramente il caso di Jeff Bezos è un presunto ricatto legato alla pubblicazione di sue foto con una amante da parte del National Enquirer e quello di Guè Pequeno è un post reso pubblico per errore da lui stesso e quindi non vedo come possano essere rilevanti parlando di Revenge Porn. I casi personali e gli “opposti estremismi” sanno di vecchie retoriche che, anche se usati senza averne l’intenzione, tendono solo a sminuire i problemi senza entrare nel merito. Resta il fatto che il 90% delle vittime sono donne e che l’impatto che ha sul restante 10% non è esattamente comparabile, salvo che nei casi in cui si concentra su preferenze sessuali od altri aspetti “non da macho”. Il problema è sempre culturale e fare di tutt’erba un fascio, anche se con le migliori intenzioni, fa solo danno.

  2. La realtà dei fatti è cruda e purtroppo il condizionamento deriva dai dettami familiari ancora relegati al concetto di superuomo. La verità che hai evidenziato descrive realmente la mancanza di rispetto verso l’altro sesso. L’ignoranza che dilaga è l’anima dei perbenismi quanto arcaici dettami della cultura popolare religiosa, dove la figura femminile viene fin troppo vista come elemento di disturbo, e quindi di condanna, verso l’ascensione divina.
    Pensiamo la stessa figura della Maddalena che in una setta veniva identificata come la prima apostola e finanziatrice dei viaggi del figlio di dio, questa divenuta poi per opera di un maschilista misogino prostituta nelle attuali “sacre” scritture. Lo stesso ruolo della donna nel mondo ebraico ortodosso che non merita di assistere alle funzioni in compagnia del proprio uomo e deve assumere un aspetto trasandato e casalingo.
    Ce ne sono esempi e tutto quello che hai scritto incarna proprio questo stereotipo appreso sin dalla giovane età. Come ho scritto su, l’ignoranza e la goliardia poi concludono il quadretto poco piacevole di uno spaccato ancora relegato alla cultura del passato.
    Siamo diversi ma questa diversità respira la stessa aria e possiede gli stessi desideri.
    Il ricatto, è quello che non accetto, il fatto che si debba piegare qualcuno usando le più intime confidenze e che nella reputazione della donna in questa società contemporanea, diventa merce di scambio. Forse bisognerebbe abbandonare la forma digitale dei dialoghi e instaurare quelli fisici, parlati e vissuti dove le regole sono uguali per entrambi e il gioco si svolge ad armi pari. Una donna è più soggetta a questi ricatti mentali, non esiste sostegno a ciò, non esiste una condanna, non esiste rispetto.
    Sono contento di aver letto una voce fuori dal coro, sperando che venga ascoltata e non mal giudicata!
    Continua così!

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