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Uccidere mia madre, per andare avanti

Lei scrive:

Cara Eretica, in questi giorni state parlando molto di violenza sui bambini e di madri violente e io volevo raccontare la mia storia. Mia madre non tirava solo schiaffi, non erano quelli a farmi male. Era la sua maniera distruttiva, una specie di tornado che distruggeva tutto quello che incontrava. Urlava spesso, la sentivo arrivare e il mio cuore batteva forte. Avrei voluto nascondermi ma non sapevo dove. Ero già grande eppure non capivo e soprattutto non capivo le sue contraddizioni. Come fai ad essere una donna tanto amabile all’esterno e così distruttiva dentro casa? Prendersela con me o con le mie cose per lei era lo stesso. In cinque minuti era in grado di mandare letteralmente in pezzi la mia stanza e io restavo lì a raccogliere i pezzi. Poi mi chiedeva scusa e io non ero in grado di ribellarmi fino a quando non ho avuto la forza di allontanarmi da lei. L’ho cercata a lungo, ho tentato di volerle bene e di farmi voler bene ma non ci sono riuscita e dolorosamente l’ho lasciata andare, lei mi ha lasciata andare. Se ho avuto dei genitori decenti quelli sono stati i miei nonni, anche se erano la causa diretta della violenza di mia madre. Era cresciuta in un luogo sbagliato e non aveva avuto alternativa se non quella di assimilare i loro metodi. Questo però non la giustifica. Non la giustifica affatto.

Certe volte avrei voluto che lei avesse abortito. Perché farmi nascere per poi darmi la colpa della violenza che mi faceva subire? Mi sono spesso detta che sentirmi vittima non aiuta granché e allora ho provato a stare meglio con me stessa. Lei con il tempo ha ammesso le sue responsabilità ed è andata in cura per depressione ma, per quanto io sappia che la sua vita sia stata molto difficile, cresciuta anche lei tra tanta violenza, non sono riuscita a perdonarla. Qualcuno dice che dovrei cominciare da lì per dedicarmi a me stessa ma non riesco e non penso che dovrei. Sono grande ormai e so che restare ancorata alla visione adolescenziale della vita non mi aiuta ad andare avanti, non riesco ad andare avanti, ma anch’io merito aiuto. Non ho fatto figli e credo di non volerne fare mai. Ci sono andata vicino una volta ma non me la sento. La violenza è dentro di me e non potrei risparmiare quel dolore ad un bambino. Non so se riuscirei a spezzare quel maledetto cerchio. Forse potrebbe servire a farmi meglio capire mia madre ma non posso crescere sulla pelle di un figlio. Meglio di no.

Quello che so è che mi porterò dietro queste ferite per tutta la vita. Avrò la sensazione di mandare il mio mondo in pezzi ogni volta che rischierò di incontrarla e tenterò di dimenticare la sua esistenza per strappare momenti sereni ad una vita che di serenità ne ha avuta così poca. Porto con me tutto il senso di inutilità che può derivare da queste situazioni. Non so dirlo in modo diverso ma la mia vita in un certo senso è rimasta ferma ai momenti in cui tentavo di raccogliere i pezzi di quel tornado chiamato Mamma. Sono ancora lì, china sul pavimento a raccogliere i miei trucchi, i libri, i poster strappati con forza dalle pareti. Sono ancora lì a piangere e chiedermi perché, senza sapere quale fosse il reale motivo di tanta violenza. Perché puoi dire quel che vuoi: sei depressa, hai subito violenza, certo, sì, ma io ero solo una bambina, non spettava a me capire e non spetta a me perdonare. Una delle cose buone che lei mi ha insegnato è a non farmi ammansire dalla religione. Non mi serve il perdono, va bene se non voglio vederla. E’ sano, lo faccio per proteggere la mia vita.

Mi serve che lei non mi faccia sentire ancora più miserabile e non importa quello che le succede nel frattempo. Non importa perché tutto avviene lontano da me. Se ama, se respira, se vive con tanti rimpianti, se piange, se crepa. Non importa. Non voglio che lei continui a ferirmi e che mi faccia sentire una creatura spezzata. Se non mi lascio indietro questa brutta sensazione di essere uno dei cocci frammentati, lì in terra, non potrò andare avanti e ho già sprecato così tanta vita per arrivare a queste poche consapevolezze. Non sono amabile, in pubblico, come lo è stata lei. Non ho costruito la mia reputazione sulle menzogne. Non ho bisogno di questo. Mi basta essere quello che sono. Cinica, sarcastica, stupida, in cerca di amore, come tanti altri esseri umani.

Mi sto autocommiserando e so che è sbagliato. Non è più tempo per piangermi addosso. Non posso più usare mia madre come alibi per non fare scelte importanti. Non posso usarla per non vivere e non assumermi responsabilità. Devo andare avanti. Devo farlo, per me stessa e per le persone che mi stanno ancora a fianco. Se riesco o meno in questa impresa è un’altra storia. Forse anch’io ho bisogno di aiuto. Non perché io sia malata ma per imparare a vivere senza continuare a dare la colpa di tutti i miei fallimenti a mia madre. In fondo sono qui, viva, e pur avendola lasciata fuori da tutto non concluderò niente se continuerò a lasciare che lei influenzi comunque la mia storia.

L’ho odiata così tanto, a volte la odio ancora. L’ho insultata pesantemente e avrei voluto ucciderla a volte. Mi ha resa debole, impotente, così piena di problemi e senza soluzioni per poterli risolvere. Perché dovrei ringraziarla? Perché mi ha messa al mondo? Che cazzate. Quante bugie e quanta retorica buona solo per i drammi in tv. Tutto quello che so è che devo poter dire queste cose per poter andare avanti. Sfogarmi, insultarla, odiarla, ucciderla mille volte nella mia testa, mi serve per sopravvivere. Lei deve lasciarmelo fare. Non può sottrarsi. Almeno questo me lo deve. Un po’ di odio glielo devo. Forse le serve, chissà, a sentirsi a posto con se stessa. Forse a volte le manco, forse no. Forse.

Ps: a chi si chiede dove sia stato mio padre nel frattempo sappia che lui non c’è mai stato. Mai.

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2 pensieri riguardo “Uccidere mia madre, per andare avanti”

  1. Leggendo questo sfogo mi sono ritrovata in tutti i passaggi, nessuno escluso. Anch’io, da poco, ho deciso di chiudere mia madre fuori dalla mia vita dopo un’esistenza costellata di violenza verbale, fisica e psicologica che mi hanno consumata dentro.
    L’odio che provo è autentico e forse solo ora mi rendo conto della cattiveria di questa donna nei miei confronti; lei che mi ha sempre vista solo come un impedimento e molte volte come una rivale, mi ha reso la vita un inferno di paure e senso di inadeguatezza nei confronti di tutto, anche riguardo la mia stessa natura di donna.
    Al momento purtroppo viviamo ancora sotto lo stesso tetto, ma la casa è grande e questo mi permette di non vederla per giorni interi e continuare a fare le mie cose; spero di riuscire ad andare via al più presto.
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza, mi ha fatto sentire meno sola. Ti mando un abbraccio sincero.

  2. La mia situazione è simile, mia madre mi ha fatta soffrire troppo, non ha mai usato violenza fisica ma psicologicamente è stato devastante. E’ sempre stata una donna depressa e non riesco a giustificarla se anche lei non ha avuto una vita rosea o ha subito violenze a sua volta, se metti al mondo dei figli devi avere la responsabilità di crescerli e non lasciarli li con addosso anche il peso della tua infelicità. Si è sempre comportata da vittima e riesce ancora oggi che ho 35 anni a farmi sentire delle volte in colpa, ma io non ho colpe e la odio per tutto quello che mi ha fatto passare. Mio padre è morto quando avevo 18 anni ed è essere bruttissimo essere orfani ma sentirsi orfani di una madre viva è ancora peggio! se hai voglia di scrivermi per dividere il peso che abbiamo dentro ne sarei felice.

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