Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Sul desiderio insoddisfatto di maternità

Lei scrive:

Cara Eretica, ti seguo sempre con molto interesse, volevo raccontare la mia storia, visto che ultimamente (sul blog ndr) si è parlato di maternità. Ho avuto mio figlio che avevo 22 anni, facevo l’università ed ero senza lavoro. Con incredibili sacrifici ho portato avanti la gravidanza, mi sono laureata ed ho vinto il concorso per entrare di ruolo come insegnante. Sono stati anni difficilissimi. Nel frattempo ho convissuto con il padre del bambino per otto anni, ma non è andata e ci siamo separati con molto dolore. Tutt’oggi ci vogliamo molto bene ma le nostre vite hanno preso strade differenti.

Nel frattempo mio figlio è cresciuto, io non ho mai pensato all’aborto e devo dire che, nonostante le difficoltà, è la cosa più bella che io abbia fatto. Non me ne sono innamorata subito, ci sono voluti anni, anni di sensi di colpa perché non mi sentivo una buona madre, perché avevo il desiderio di viaggiare senza di lui, di andare a ballare, di vivere. Nel frattempo ho conosciuto un’altra persona con la quale convivo da due anni. Entrambi lavoriamo ed abbiamo una casa nostra. È maturato in me il desiderio di avere un altro figlio.

Purtroppo però le mie condizioni fisiche, in ambito di fertilità, si sono rivelate non ottimali e io sono piombata nel panico. Il mio grande desiderio era quello di creare una famiglia e di essere questa volta una madre diversa, più presente, più matura. Per una strana coincidenza karmica, mia sorella e la mia migliore amica mi comunicano di essere incinte poco meno di un mese fa. Cado nella disperazione più profonda, la mia relazione vacilla, mi sento inutile, sento che se non posso più essere nuovamente madre, allora non servo a nulla, la mia vita non ha più senso.

Mio figlio ormai ha 16 anni e giustamente si sta emancipando da me. Ho sempre sostenuto con fervore l’idea che una donna debba sentirsi completa anche senza essere madre, ho sempre avuto un profondo rispetto per quelle donne che scelgono di essere donne senza per forza essere madri, eppure adesso mi sento risucchiata in questo vortice di sofferenza da cui solo l’essere madre di nuovo pare possa salvarmi. Sarà perché, negli anni in cui mio figlio era piccolo, mi sono sentita giudicata da tutti, a partire dai miei genitori, che pur dandomi una grande mano, sottilmente mi facevano intendere che avrei dovuto essere più presente con mio figlio, lasciar perdere gli studi ecc…

Spero di poter ancora realizzare il mio sogno, ma credo che tutta questa mia sofferenza sia anche in parte dovuta alla nostra società che ci vuole mogli e madri perfette, e che veicola sempre l’idea che la donna sia completa solo se madre, possibilmente inserita in una famiglia tradizionale. E adesso, a 38 anni, mi sento fuori tempo massimo per tutto ciò.

Grazie per tutto ciò che trasmetti con la tua pagina.
Anonima, grazie.

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