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Il Southern Poverty Law Center chiama A Voice For Men un gruppo d’odio. “Mandatemi dei soldi” – disse Paul Elam

Post in lingua originale QUI. Traduzione di Giulia del gruppo Abbatto i Muri.

Di David Futrelle (dal suo blog We Hunted the Mammoth)

Paul Elam, il fondatore di A Voice For Men, ha risposto all’inclusione del suo sito nella lista ufficiale dei gruppi d’odio del Southern Poverty Law Center, come previsto, attaccando l’organizzazione (per averli beccati) con quel che pensa essere giusta indignazione. E poi ha chiesto alla gente di mandargli dei soldi.

In un post su AFVM venerdì, Elam denuncia:

Venticinque anni a parlare di problemi degli uomini, a dar voce a uomini che vivono letteralmente in un inferno da pillola blu e a mostrare la verità per come la vedo mi hanno portato in un posto che comunemente si pensa essere il lato oscuro dell’odio ai tempi moderni. Il mio nome è macchiato per sempre da accuse che mi dipingono in casa mia, coperto di candide lenzuola,  a fare il saluto nazista.

Certo, non che il suo reale comportamento abbia qualcosa a che fare con questo.

Insomma, non è che questo onesto paladino dei ”problemi degli uomini” chiami abitualmente le donne “troie”. Non è che abbia mai descritto le femministe come “troie professioniste” o la loro sfera di influenza “la troiosfera”. Non è che provi costantemente ad uscirsene con delle scuse per chiamare le donne “puttane”.

Non è che abbia denunciato San Valentino (in un post di 1300 parole pubblicato in, ehm, agosto) come il “Giorno della puttana” definendo la maggior parte delle donne delle puttane che vogliono solo gioielli e cioccolatini. Non è che abbia usato la parola puttana più di ventiquattro volte in un articolo sulle donne che disprezza.

Non è che abbia affermato che:

“L’unico strumento che [le donne] hanno a loro disposizione per riuscire ad avere qualsiasi tipo di credito…è il potere della fica. E la fica è senza dubbio potente”.

Non è che abbia celebrato la Festa della Mamma dichiarando che tutte le mamme (cioè chiunque abbia una vagina) dovrebbero essere considerate responsabili per ogni feto che è stato abortito e per ogni bambino che è stato ucciso o abusato o “venduto ai pedofili” Non è che abbia insistito sul fatto che:

“Se hai una vagina il sangue di tutti quei bambini, più abusati da mani femminili che maschili, ha macchiato la tua pelle e incrostato le cuticole delle tue dita”

Non è che una volta abbia suggerito, in quella che avrebbe dovuto essere un “articolo di satira” ma che di satira non aveva proprio niente, che il Mese di sensibilizzazione contro la violenza domestica (ottobre) dovrebbe essere sostituito dal Mese della  “Violenza per una puttana violenta”.

Non è che abbia creato “Register-her”, un falso “registro” online appositamente per paragonare alcune donne che disprezza (da scrittrici femministe all’attrice Katherine Heigl) ad assassine, stupratrici e molestatrici di bambini. Non è che una volta abbia detto ad una critica del suo “registro”:

“ti trovo così fastidiosa e ripugnante che l’idea di rovinarti mi fa venire un’erezione”.

Non è che lui e i suoi follower abbiano lanciato campagne per molestare tante di quelle donne che ho addirittura perso il conto.

Non è che abbia glorificato un attivista suicida di A Men’s Rights per aver incitato i compagni mra ad iniziare a attaccare tribunali e stazioni di polizia. E non è che AVFM abbia postato e pubblicizzato il manifesto nel quale quest’uomo ha sostenuto tale terrorismo anti-governo dichiarando “dobbiamo iniziare a bruciare stazioni di polizia e tribunali”

Non è che abbia dichiarato che se “un padre di famiglia che non può più sopportare l’ennesima ingiustizia” dovesse mai “trascinare il giudice di un tribunale civile fuori dalla propria aula, buttarlo in strada, picchiarlo selvaggiamente, cospargerlo di benzina e dargli fuoco, non sarebbe poi una tragedia poiché prima o poi tutti i nodi vengono al pettine”.

Non è che abbia dichiarato:

Dovessi mai far parte di una giuria in un processo per stupro, prometto solennemente di non votare colpevole, anche davanti alle prove più evidenti della verità delle accuse.

Non è che una volta mi abbia detto di uccidermi, o che uno dei suoi follower abbia minacciato di “calpestare” il mio schifoso culo “come una pozzanghera  finché non diventa asciutta”, qualsiasi cosa significhi.

Oh, aspetta, ha fatto esattamente ognuna di queste cose e molte altre, come potete vedere aprendo i link nei paragrafi in alto.

Nel suo post di Venerdì, Elan ha fatto del suo meglio per far passare la sua subdola persona per la vera vittima della storia, insistendo:

Prendo le stronzate che SPLC dice su di me e sul progetto di A Voice For Men per quello che sono. Atti di bullismo.

SPLC sta cercando di intimorirmi per ridurmi al silenzio. Certamente sta provando a ridurci tutti quanti al silenzio. Quel rifiuto umano di Mark Potak sa bene che alcuni ritardati di sinistra hanno usato il suo materiale per accusare certe persone di atteggiamenti violenti.

Sì, è proprio così: la persona che ha detto ad uno dei suoi critici “l’idea di rovinarti mi fa venire un’erezione” sta accusando qualcun altro di bullismo.  Il fondatore di Register-Her si è infuriato perché un’organizzazione lo ha messo su una lista.

Elam non si è arrabbiato solo per la parte “sull’odio” della dichiarazione di SPLC in cui AVFM viene definito un “gruppo d’odio”, ma è addirittura infastidito che AVFM venga definito  un “gruppo”.

“AVFM è un sito web” insiste. Niente di più… un sito web personale”.

Suona un po’ strano, visto che Elam ha ribadito più volte che il suo è ben più di un sito web. Si è congratulato regolarmente con il “team” che lo ha aiutato non solo con il sito web di AVFM ma anche con le attuali campagne di attivismo, se possono essere definite tali. Una volta il sito aveva 18 persone nella sua “testata”, tra le quali un attuale ex-membro nominato “Responsabile delle attività” del gruppo. Aveva (e forse ha ancora) un “meme team” incaricato di produrre propaganda targata AVFM spesso incomprensibile.

Anche se AVFM non organizza riunioni settimanali nel seminterrato di una chiesa con bibite e dolci, e anche se, dopo l’uscita di molti dei suoi membri più celebri, il gruppo è diventato praticamente l’ombra di quello che era, non si tratta di un’attività a due mani.  Le iniziative di “attivismo” online e non del gruppo sono organizzate e coordinate.

Tuttavia non sarebbe del tutto preciso chiamare AVFM un “gruppo”. Forse “culto” andrebbe meglio? L’ex membro di AVFM Dean Esmay ha suggerito, anche se involontariamente, la stessa cosa quando in un lapsus freudiano ha risposto ad una critica del gruppo di AVFM definendolo “un gruppo di volontari devoti ad una causa, e quella causa è Paul Elam”.

E naturalmente Paul Elam sembra pensare la stessa cosa di AVFM, almeno dal punto di vista finanziario. Infatti, Elam termina il suo sermone contro SPLC esortando i suoi lettori a mandargli dei bei soldoni in contanti e/o bitcoin.

“Colgo questo momento per ricordarvi che quello che faccio non è un lavoro facile, ed ha un costo ben più alto del denaro”.

“Qui in basso troverete varie opzioni, inclusa la mia pagina Patreon, alcuni  link per donazioni singole e periodiche e un link Bitcoin. In alto a destra, ci sono anche dei pulsanti per le donazioni e per le quote di iscrizione”

Al giorno d’oggi, l’odio è un giro d’affari. E certi affari vanno alla grande.

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