Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

A proposito di maternità: un contributo personale, parziale e poco lucido (ma non ho bevuto!)

Lei scrive:

Ciao, forse sono una lettrice sui generis del blog ma sono molto appassionata. Sono consapevole di vivere in una “condizione privilegiata”: sono bianca ed eterosessuale, sono economicamente indipendente, sono cresciuta in una grande città d’Italia, non ho vissuto abusi sessuali e l’incontro che ho avuto con le strutture mediche che praticano aborto è stato (strano da dire) positivo. Ho due figli, desiderati, sani, ho un compagno che mi piace molto e io piaccio a lui, mi sento fortunata.

Quando leggo i post di questo blog vivo uno strano sdoppiamento. Da un lato mi sento madre e quindi solidarizzo con quelle madri imperfette, incoerenti e a volte cattive che incombono sulle figlie. Penso cazzo, queste donne potrebbero essere me. Ecco, non voglio calpestare i sentimenti di chi soffre a causa di comportamenti mortificanti o giudizi taglienti dei genitori (penso alla ragazza la cui madre è fissata con le donne “grasse”) ma essere madri è una cazzo di responsabilità. Richiede un continuo “cambio di posto”…”ora sono me stessa-ora sono la mamma”, “ora voglio ruttare e dire parolacce al telegiornale-ora ti devo insegnare un minimo di educazione”.

Da quando ho avuto i miei figli, io non sono più solo me stessa, incarno anche un ruolo. Che come tutti i ruoli sta stretto ma me lo devo beccare lo stesso, mi spiego? Io sono madre, io sono l’autorità contro cui mio figlio si opporrà e verso cui prenderà le distanze. Metterà in discussione me e le mie scelte di vita e so che odierò la cosa. Sarò “vecchia”, obsoleta, non capirò un cazzo. E tutto questo ci sta perché credo che sia così che crescono le persone con una minima di visione critica del mondo: prendendo le distanze da un mondo pre-costituito e dalle regole che vi risiedono. E chi rappresenta per loro lo status quo? Ta taaan, proprio io. E sebbene mi consideri una persona aperta e trasgressiva (anzi proprio per questo) questa cosa la detesto.

C’è però anche l’altro lato. Perché sono madre, ma sono stata anche figlia (sì, lo sono stata). E sono anche un milione di altre cose, ma adesso non c’entra. Diventare madri richiede un certo grado di consapevolezza, forse. Non solo “voglio o non voglio” questo feto, ma anche “quali sono i fardelli che mi porto sulle spalle di cui mi devo liberare per non lasciarli sulle spalle di ‘sto povero cristo?”. Ecco, questa sarebbe un’ottima domanda da porre alle donne al corso prenatale. Come posso cambiare in meglio? in che modo mio figlio può essere un’opportunità per me per evolvere? Avere figli può farti cambiare prospettiva del mondo: prima c’ero solo io, quello che piaceva a me, quello che volevo fare io, quello che era giusto per me. Con un figlio queste questioni diventano molto più articolate: questa nuova persona ha bisogno di una mano per fare delle cose essenziali. A volte il mio benessere non è separabile dal suo però il suo benessere mi fa stare di merda e allora che cazzo si fa? Boh forse si può togliere il superfluo e vedere cosa resta.

Per quella che è la mia esperienza, essere madre non c’entra con “l’amare i bambini” perché i figli rimangono bambini solo per un certo periodo di tempo e soprattutto perché i bambini sono persone. I figli sono persone che hanno bisogno di aiuto per esprimere se stessi e credo che sarebbe più facile se si riuscisse a staccare la spina tra l’amore materno e il possesso. Qui forse sto andando sulla banalità ok.

Ah, un’ultima cosa poi concludo dato che mi sono dilungata. Partorire. Partorire fa un male fottuto. Partorire fa schifo ed è un’impresa eroica. Accettiamo che il parto sia un momento sporco, brutto e animale, in cui è accettabile urlare e defecare (sticazzi!). Accettiamo il sentimento ambivalente del postparto perché hai in corpo una carica di adrenalina tale che sfonderesti una porta e forse quelle non sono lacrime di commozione per il fatto di vedere il viso del tuo bambino. Accettiamone la potenza, la forza, la debolezza e la fatica. Lasciamo gli stereotipi del parto fuori dalla stanza… quanto sta’ sul cazzo a questo sistema fallocentrico che le donne possano partorire e gli uomini no?

Partorire è creare… il sistema patriarcale ci ha insegnato che dio è maschio invece no, dio è donna cazzo.

Troppo lunga, lo so ma se la pubblichi preferisco rimanere anonima.
Grazie di tutto”

>>>^^^<<<

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