Antisessismo, R-Esistenze

Di quelle donne che vogliono compiacere certi “maschi”

No, non è vero che le femministe odiano gli uomini. A meno che gli uomini non siano tutti violenti e stronzi e sappiamo che non è così. Non odiamo nessuno. Ci interessa però parlare di quegli uomini che ci fanno del male e che continuano a raccontarsela per evitare di rimettersi in discussione. Nel bel mezzo di questo dibattito, frequente e oltremodo disincantato, almeno così è da parte nostra giacché non ci aspettiamo niente di buono, ecco le donne che vogliono compiacere il “maschio”. Da cosa si distinguono? Dalla carica di livore che impiegano parlando con altre donne. Quel livore che adoperano nascondendosi dietro il “maschio” evitando di dire che loro, spesso, le donne le odiano davvero e per conto proprio. Ci sono donne che odiano le donne, quelle che difendono il maschilismo e che lo supportano senza pausa. Quelle che ridono alle battutine sessiste e poi ci invitano a non incazzarci e a non fare le isteriche.

Ci sono quelle asservite al patriarcato che empatizzano con il vittimismo di certi maschi e mai con le donne che raccontano di aver subito violenza. Sono le stesse donne che se non la pensi come loro ti augurano di essere stuprata dal primo nero di passaggio, adottando così tutta una serie di stereotipi sessisti e razzisti che il “maschio” italico insiste nel voler proclamare come caratteristiche dell’uomo vero. Quando discutiamo di qualcosa che ci riguarda e che in realtà riguarda anche loro, riguarda anche quelle donne che senza le femministe oggi non potrebbero neppure uscire di casa, sono loro, le donne, ad essere meno timide e più violente. Applicano una violenza scritta e orale che ci lascia tramortite.

Ripetono a memoria slogan inventati da maschilisti in lizza per la prima posizione nel mondo in cui i privilegi sono tutti per gli uomini. Ci dicono che facciamo schifo, lo dicono con odio, con una misoginia che non si affannano a nascondere. Ma no, la colpa non è dei maschilisti. Se queste donne si comportano così è loro precisa responsabilità e il loro atteggiamento aggressivo e intollerante lo vediamo anche in quelle che dovrebbero essere nostre compagne di percorso ma poi si eccitano alla prima diversità di opinione. Vedi certe femministe radicali che non fanno che sbraitare in rete. Allora cos’è che rende queste donne così propense a usare uomini di merda come scudo mentre tirano pietre? Cos’è questa antipatia profonda, questa mancanza di empatia? Perché non riusciamo a parlarci tra noi?

Ed è su questo punto che mi piace da tempo indagare, giacché ritengo che l’aggressività a volte indiretta e poi anche diretta, parlo dell’aggressività delle donne, non sia stata studiata e analizzata abbastanza. Le donne non sono intrinsecamente buone o sempre vittime. Ci sono pessime donne e pessimi uomini. Esistono pessime persone. Allora cosa differenzia l’espressione di aggressività nelle donne da quella interpretata dagli uomini? Gli uomini violenti colpiscono per annientarti fisicamente. Le donne a volte fanno lo stesso ma più spesso usano il pettegolezzo, si muovono in branco, galvanizzate da presunte ragioni che motiverebbero l’aggressione. Usano l’ostracismo, il mobbing nel lavoro, il cyberbullismo nel web. Non si fermano perché in fondo pensano sempre di essere le vittime in special modo se un uomo le spalleggia. Ne ho viste tante all’opera usare “maschi” violenti adoperarsi per aggredire al posto loro.

Ma non sentitevi sbagliate quando vi sentite violentate dalle vostre madri o sorelle o amiche o compagne di scuola o colleghe. Le donne sanno come ferirti e spesso sanno farlo più di quanto non riescano a fare gli uomini. Ci si prepara dall’infanzia a difendersi da certi uomini ma non abbastanza per difendersi da altre donne. E’ come se i colpi arrivassero, sorprendendoti, dalla persona accanto a te, quella di cui ti fidavi di più. Il mondo si sgretola, va in pezzi quando scopri che l’uomo che ami ti fa del male senza problemi. Va in pezzi anche quando ti senti accomunata ad altre donne, complici e apparentemente gentili, e poi puoi misurarne la perfidia.

Ed eccole: quelle che in ufficio danno ragione al capo quando egli dice che le donne si fanno assumere per poi restare incinta e farsi pagare (da chi? dalla previdenza sociale, in realtà…) nel corso della gravidanza. Sono le donne che ti dicono che sei esagerata quando dici che il tuo capo ti ha molestata e poi ti dicono che dovresti vestirti più sobriamente. Sono quelle che quando denunci il loro caro figliolo per stupro ti chiamano zoccola e ti chiamano zoccola anche quando pensano che ti sei fatta mettere incinta apposta dal figlio come se il figlio fosse un cretino mai in grado di gestire neppure un coito interrotto. Tutta colpa delle donne, no? E se perfino donne con una certa cultura dicono che le donne sono più furbe, che manipolano i maschi e gli fanno fare quello che vogliono, cosa aspettarsi da quelle ignoranti, prive di qualunque sensibilità sociale?

Se a molte donne piace il modello maschile alla Mussolini (fai copia e incolla e scrivi = al politico attuale che vuoi tu), il virilone dalla maschia capacità di fare il padre padrone fuori o dentro casa, dobbiamo pur farci un paio di domande. Sono donne ipnotizzate dai maschilisti? O meritano di sentirsi personalmente responsabili per quel che fanno? Io propendo per la seconda ipotesi. Se ci sono donne sessiste sono sessiste e basta perché siamo nel 2019 e hanno studiato, come me, hanno gli strumenti per capire e sono in grado di scegliere da che parte stare. Di fatto non sto sulle barricate, sono loro a starci odiando quelle come me, urlandoci che facciamo schifo perché non siamo sottomesse all’uomo maschilista. Sono loro che lanciano pietre sperando che qualcuno ci condanni al rogo. Sono loro che ci lasciano interdette per la carica d’odio che esprimono con le loro parole e i loro atteggiamenti.

Dunque che fare? Parliamone se ne avete voglia. Quali esperienze negative avete vissuto a causa di altre donne? Scrivete le vostre storia a abbattoimuri@gmail.com

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