Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

#PerchéSonoFemminista: come potrei non esserlo?

Lei scrive:

Ciao sono F. e sono un’alcolista, una donna alcolista.

Sono una tossica, una bulimica, atea e soffro di disturbi dell’apprendimento.

Ho fatto una combo di categorie discriminate!

Sono eterosessuale per la gioia di tutti, “almeno quello”, penseranno.

Sono una come tant*, un infanzia di merda, un’adolescenza peggio e ora che ho 25 anni non è cambiato quasi nulla.

Una famiglia disfunzionale, composta da soggetti disfunzionali.

Un lavoro mezzo inventato perché ero stanca di fare la schiava per qualche euro all’ora senza mai un contratto.

Ma soprattutto ero stanca di lavori in cui era strettamente necessaria la “bella presenza” (ovvero un bel culo, un bel paio di tette e possibilmente il tutto ben in vista).

Ora sono povera quanto prima, lavoro in nero, come prima, ma non sono schiava di nessuno.

Chi lo sa, forse all’estero le cose sono più semplici, ma sono qui.

Ho un infanzia costellata di episodi in cui mio fratello poteva fare questo e io dovevo fare quello.

Di: “siediti composta, sei una signorina”.

Un’adolescenza di: “non dire parolacce, sembri un maschiaccio!”.

Un’età adulta di: “con questo taglio di capelli sembri un uomo”, “non ti trucchi mai!”, “sei sempre vestita da maschiaccio!”, “non troverai mai marito” etc. etc. …

Le abbiamo sentite tutt* queste frasi.

Le mie dipendenze mi hanno portata già in giovanissima età a frequentare più uomini che donne e di conseguenza ad innamorarmi.

Sono stata per anni con violenti, vecchi, tossici, manipolatori e perfino qualche “normale”, devo dirlo, sono stati i peggiori.

Sono stati quelli mossi dal senso del dovere: prendersi cura di una donna, trattarla da “principessa”, offrirle cene, regali, bei vestiti…

Quelli che in casa non sanno fare nulla perché si sa, sono cose da donne e le ha sempre fatte mamma.

Quelli che se esci dai loro schemi perché il bel vestito non ti interessa, la cena non gliela vuoi preparare chiusa in casa con il bel grembiulino da massaia dopo avergli stirato la camicia ma, preferisci portarlo al ristorante e offrirgli la cena, non ti trucchi spesso e se lo fai non è in condizione della sua presenza, bestemmi e hai amici maschi, danno di matto!

Quelli che “si sa le donne sono più intelligenti, l’uomo è fatto per altre cose.” (che in genere sono: mangiare, dormire, lavorare e scopare.).

Quelli istruiti dalle famiglie a dire o non dire determinate cose perché “non vanno dette ad una signorina”.

Quelli che alla fine impazziscono e finiscono in psichiatria perché passano una vita da repressi senza nemmeno rendersene conto.

Quante cose mi sono capitate.

Schiaffi, pugni, inseguimenti, tentati omicidi, violenze psicologiche devastanti…

Per non parlare del fatto che sono una donna alcolista! Che cosa disdicevole! Si sa, solo gli uomini possono soffrire di dipendenze di questo tipo.

Eppure più passano gli anni più provo una grande compassione per questi uomini, non c’è più rancore.

Mi rendo conto, sempre più chiaramente che si tratta di un problema più grande, culturale e non del povero malcapitato che di certo non se la vive bene.

Certo poi gli stronzi ci sono! I macho man della situazione, ma anche in quel caso, provo compassione.

Provo compassione soprattutto per quelle donne che non riescono ad essere sincere con un’altra donna perché è pur sempre una competitor.

Che sfottono, insultano, offendono e discriminano altre donne per assicurarsi l’amore malato del loro “uomo normale”.

Quelle donne che evidentemente sono più vittime di quanto lo sia stata io in passato dei loro uomini, delle loro famiglie e della loro comunità.

Provo un grande dolore per queste donne che forse in passato ho visto come stronze o ignoranti e che oggi vedo solo come sorelle mancate.

Vedo solo un’occasione persa per essere libere ed emancipate.

Ma, nonostante tutto, anche io sono succube della cultura maschilista che regna in questo paese.

Mi faccio la ceretta, in determinate occasioni mi vesto e trucco come una “donna per bene” anche se durante tutti gli altri giorni non lo faccio e non mi va di farlo.

Ringrazio quando gli uomini mi aprono la porta dicendo “prima le signore!”, permetto agli uomini di offrirmi cene in nome del fatto che “non esiste che paghi una donna!”.

Potrei continuare all’infinito…

Magari posso anche mentire agli altri ma non a me stessa, tutte queste cose le faccio esclusivamente per evitare il disagio che non farle comporterebbe.

Gli occhi addosso della gente se vedessero una gamba non depilata.

I commenti nei ristoranti nel vedere una donna struccata e vestita da “maschiaccio” anziché come si deve.

Gli sguardi alla cassa quando offri la cena ad un uomo.

Non posso nemmeno mandare a fare in culo gli uomini che fischiano o urlano “bella figa!” Quando passo per strada se voglio evitare che possano reagire.

Sono tante piccole ma grandi cose che ci rendono schiav* tutti i giorni…

Spezzo però una lancia in favore di questo paese che mette gratuitamente a disposizione dei/delle cittadin* i centri anti violenza, i NOA/SERT e un’altra infinità di servizi sociali e di mutuo aiuto.

In questi luoghi ho trovato accoglienza vera, e mi dispiace dirlo, quasi esclusivamente da parte di uomini.

Un altro, tra tanti fatti, che mi mostra quanto le donne in Italia siano ancora succubi di una mentalità fortemente maschilista.

Sono grata di aver incontrato questi uomini, soprattutto in associazioni libere, come Alcolisti Anonimi, che “grazie” al loro dolore, la loro totale sconfitta davanti alla dipendenza e al senso di appartenenza a questa categoria discriminata all’ennesima potenza, mi hanno potuto dimostrare che possono smettere di essere schiavi del maschilismo, oppressi e compressi in una categoria definita che non gli appartiene.

Mi hanno aiutata e mi hanno permesso di aiutarli in un clima di totale uguaglianza e rispetto.

Ringrazio questi uomini perché la loro ritrovata libertà è per me un faro di speranza!

Anche in questi luoghi il numero di donne è di molto inferiore a quello degli uomini e nonostante questo, c’è poco sostegno e vicinanza tra donne.

Sono F. e all’età di 25 anni non ho nemmeno un amica donna.

Donne, liberatevi dalle stupide idee stereotipate che vi hanno inculcato, siate libere!

Quindi perché sono femminista?

La mia unica risposta è: come potrei non esserlo?

 

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1 pensiero su “#PerchéSonoFemminista: come potrei non esserlo?”

  1. Ti capisco hai avuto una vita davvero burrascosa hai tutta la mia comprensione, ma ti invito a non perdere mai la bellezza dell’essere donna, e a non considerare tutti uguali gli uomini, ci siamo anche noi altri uomini che sanno capire, ciao un bacione… Stammi bene.

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