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Casalingo, non sono femminista ma mi definirei militante antipatriarcale

Lui scrive:

Cara Eretica,
sono un uomo eterosessuale di 39 anni e per una serie di circostanze (dimissioni e perdita di lavoro a causa di mobbing, trasferimento in un altro Paese) da ormai quasi tre anni sono disoccupato e sto cercando di adattarmi alla mia nuova condizione di casalingo.

Nonostante mia moglie non abbia un salario esagerato, riusciamo a vivere entrambi (non abbiamo figli) senza troppi sacrifici del suo salario. Il suo lavoro (é ricercatrice e insegnante in un università della provincia spagnola) le domanda un’abnegazione enorme e più volte abbiamo riflettuto sul fatto che la nostra situazione attuale é quella che ci permette di mantenere il migliore tenore di vita. Io oltre che della casa mi occupo della nostra alimentazione (coltivo un orto urbano, cuocio il mio pane e sto riflettendo seriamente ad implicarmi maggiormente nella permacultura) ed ho molto tempo per potermi dedicare alla militanza (odio la parola volontariato) e alla mia formazione.

In teoria ho tutto quello che necessito per costruire la mia felicità ma la realtà delle cose é molto più complessa. Soffro enormemente per il giudizio sociale, soprattutto quello interiorizzato. Ho paura della dipendenza economica dalla mia compagna, ho paura della mia scelta di uscire dal mondo del lavoro in un’età e con una formazione che difficilmente mi permetteranno in seguito di tornare sui miei passi. Potrò mai giustificare in un ipotetico colloquio di lavoro un vuoto di tanti anni di curriculum con la menzione “casalingo”?

Non posso negare che, dato il mio contesto sociale e la mia cerchia di amicizie, godo di molti privilegi rispetto ad una donna che decida di intraprendere la stessa scelta. Nel mio mondo una casalinga sarebbe trattata con condiscendenza e compassione dalle proprie amiche e come un animale raro in via di estinzione dagli amici. Al contrario io posso godere della simpatia e dell’ammirazione delle amiche e anche dell’invidia un po’ ipocrita degli amici (“sei fortunato ad aver trovato una donna che ti mantenga”).

Un uomo casalingo (specie se eterosessuale) nel mio mondo, compie un atto rivoluzionario e mostra un’emancipazione forte dal sistema di valori della nostra società capitalistica e patriarcale. Una casalinga invece é vista come vittima del nostro sistema dalle proprie stesse compagne e spesso si confonde una scelta consapevole con una colpevole mancanza di emancipazione.

Paradossalmente quindi anche in questo tipo di scelta ho dei privilegi in quanto uomo, anche solo nel rapporto con mia madre che apprezza il mio lavoro interiore e mi sostiene ma che sono convinto avrebbe vissuto con enorme difficoltà se questa scelta l’avesse fatta sua figlia.
E voi come vi comportereste se vostro figlio o vostra figlia facessero una scelta simile?
Aggiungiamo a questo che per cultura ed educazione mia moglie collabora in casa molto di più di quanto fanno la maggior parte degli uomini con una moglie casalinga.

Come puoi immaginare sono rimasto colpito dal dibattito sui casalinghi suscitato dalla pubblicazione mascolinista sulla tua pagina. Certo che i problemi che vive un uomo che come me fa un certo tipo di scelte sono conseguenze della società patriarcale ma questo non li rende meno penosi.

No, non sono d’accordo con le analisi mascoliniste ma proprio per questo non sono disposto a concedergli l’egemonia delle istanze che sono anche le mie. Come sapete benissimo, non basta riconoscere la causa dei propri mali per risolverli e quindi ho trovato riduttiva la posizione di molte compagne rispetto a questo tema.

In sintesi i contributi si limitavano a “conosco molte coppie dove lui é casalingo e stanno benissimo” (quando sono anni che vi battete per fare emergere la violenza insita nella coppia che socialmente tende ad essere invisibile) oppure “se i casalinghi soffrono é colpa del patriarcato” (sono d’accordo ma adesso cosa devo fare per superare i miei problemi?).

Cara Eretica, la terza onda si é caratterizzata anche per la necessità di rendere visibili e socialmente accettate le donne che non erano inserite nel mondo del lavoro. Per riconoscere e dare dignità sociale alle donne che dedicavano gran parte della loro esistenza alla cura della casa, dei bambini, degli anziani e del proprio marito. Nel frattempo il contesto sociale e lavorativo delle donne é profondamente cambiato. Oggi l’accento é giustamente posto su quelle donne che devono combinare il lavoro domestico, la cura delle persone care con il proprio lavoro e con le proprie ambizioni personali.

Ma questo ha reso di nuovo invisibili quelle persone che per molte ragioni non sono integrate nel mondo lavorativo. Noi casalingh* siamo tornat* ad essere invisibili e le nostre istanze non sono rappresentate da nessuno. Io sogno che il femminismo ricominci a lottare anche per quelle donne che sono aliene al mondo lavorativo, a rappresentare le loro istanze e a dar loro legittimità e visibilità in quanto persone e non solo come vittime (come nel caso della violenza domestica).

Questo dibattito é aperto nell’universo femminista in molti paesi “in via di sviluppo” (dal Messico al Nord Africa) ma non certo da noi. E questo é paradossale perché in Italia e in particolare modo al sud il pieno impiego femminile é solo un mito, a differenza di quanto succede in altri paesi occidentali.

Il reddito di cittadinanza poteva essere un’occasione per aprire un dibattito su questo tema. I 5 stelle hanno totalmente stravolto l’idea originale (che hanno preso in prestito altrove), subordinando il reddito alla ricerca di lavoro. Riproducendo l’idea borghese e totalmente antistorica che solo le persone attive nel mondo del lavoro sono socialmente utili, una concezione  totalmente agli antipodi dalle teorie alla base del reddito di cittadinanza.

Chi se non le femministe ha la legittimità e la capacità di analisi per demolire questa posizione ideologica?
Non c’é bisogno di aggiungere che se lo status di casalinga ricevesse il giusto riconoscimento sociale tanti uomini e donne sceglierebbero di farne la propria principale attività. E forse anche questo può contribuire ad abbattere il patriarcato.

 

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