Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Brasile – Saremo nelle strade, siamo resistenza!

di Vanessa Gil* e Cláudia Prates**

Articolo originale: QUI (traduzione di Maria Cristina Migliore del gruppo Abbatto i Muri)

Un antico dibattito della sinistra riemerge già all’inizio dell’insediamento del governo fascista in Brasile: i programmi identitari intesi come discordanti e di minore importanza nel contesto generale.

Siamo di fronte a un governo che stupisce, nell’insieme del suo progetto, e che rinforza il suo pensiero con la nomina della pastora Damares Alves, una Ministra che ne riflette le assurdità all’interno di una struttura chiamata Ministero della Donna, Famiglia e Diritti Umani. Non sono mancati meme divenuti virali persino prima che cominciasse il suo mandato, o in seguito al suo discorso sul colore dei vestiti di bambini e bambine, una barzelletta che ha fatto il giro del mondo. Il giorno seguente, la Ministra ha addirittura dimostrato in un’intervista la totale mancanza di preparazione sulle denominazioni di genere. Su questa scia, s’inserisce il suo discorso su chi siano le belle e le brutte e, ancora, che alle femministe non piacciono gli uomini perché sono brutte. Ebbene, noi rifiutiamo l’imposizione di standard di bellezza, pertanto quel che è brutto è il pregiudizio.

Da subito sono scaturite delle critiche all’importanza eccessiva data ai discorsi di Damares. L’argomentazione avanzata sottolineava che il “dibattito centrale” è quello economico. Affermava che, in questo momento, è ben più importante sapere ciò che Paulo Guedes [NdT: attuale Ministro dell’Economia brasiliano] sta facendo, ecc. Nessun* san* di mente mette in dubbio l’importanza di prestare attenzione a quel che succede in qualunque ministero. Men che meno in uno gestito da un uomo di estrema destra.

Ma Damares non è folle. Non è ignorante nelle cose di cui parla, anzi. È una stratega e non sta solamente sollevando una cortina di fumo. Sta sì spalancando le porte al pensiero conservatore che devasta il Brasile assieme al suo crescente fanatismo religioso. “Lo Stato è laico, ma questa ministra è cristiana fino all’osso” dice Damares Alves, dichiarando che governerà con “princìpi cristiani”, dando sempre priorità alla famiglia. Bene, se lo Stato è Laico, come possiamo tollerare l’imposizione di un unico credo come, fatto ancor più grave, guida delle politiche pubbliche?

Sin dalle sue origini, il femminismo contrasta senza sosta le forze conservatrici che impongono modelli capitalisti, razzisti e patriarcali di corpo, sessualità e comportamento, di organizzazione del lavoro e della famiglia.

Ma tentare soltanto di ridicolizzare le idee femministe elaborate nel corso della storia dell’umanità non basta. È evidente che il bersaglio diretto saranno sempre “le femministe”! Sono le femministe che hanno lottato per il diritto di tutte le donne al voto – furono le suffragiste a denunciare le giornate di lavoro abusive, la violenza domestica, il diritto di decidere sul proprio corpo. Per questo le femministe fanno paura.

Governi autoritari, che servono con gli occhi bendati il Capitale, hanno sempre avuto bisogno di consolidare l’idea che il luogo della donna sia nella cura della famiglia, a partorire molti figli, in dipendenza economica dei mariti, oltre a farsi carico da sola delle faccende domestiche. L’idea di famiglia tradizionale eteropatriarcale sostenta il capitalismo attraverso il lavoro di casa e di cure non pagate, [che sono] di estrema necessità a questo sistema di sfruttamento dentro al quale viviamo. Il capitalismo, eteronormativo, patriarcale e razzista/colonialista, si riconfigura in maniera permanente così com’era alle origini: l’appropriazione dei beni comuni, il controllo su corpo e sessualità delle donne, la violenza e il potere militare – istituzionale e bellico.

È fondamentale che scorgiamo la funzione ideologica che il Ministero della Donna, per esempio, insinua nella sua denominazione di “famiglia”: significa rinvigorire l’idea di famiglia tradizionale della pubblicità della margarina [NdT: il corrispettivo brasiliano della Mulino Bianco], eclissando le tante altre forme di organizzazione familiare che esistono nella nostra società.

Le prime, confuse dichiarazioni del governo segnalano quale sia l’obiettivo centrale: la riforma della previdenza, privatizzazioni, estinzione di tutti gli organi di sostegno a popolazioni tradizionali come gli indigeni e i quilombolas [NdT: popolazione nera di origine africana, formata da discendenti di persone schiavizzate, che ancora oggi vive in condizioni di forte disagio] estinzione del ministero della cultura, l’eliminazione delle politiche per la popolazione LGBT, lo statuto del nascituro, tenendo pure in conto che, in ambito di educazione, stanno procedendo nella direzione opposta agli sviluppi della pedagogia; a tal proposito, la Ministra afferma: “porremo un freno all’abuso dell’indottrinamento ideologico dei bambini e degli adolescenti in Brasile. La rivoluzione è appena cominciata.”

Ma questo non è cominciato adesso, ricordiamo la battaglia contro l’“ideologia di genere”, in cui il movimento femminista, il movimento nero e il movimento LGBT hanno bloccato le legislature non molto tempo fa. Qualcun* ha dubbi su cosa voglia dire tutto questo? Sarà il rogo di libri didattici e di tutti quei materiali che possono rendere libero il pensiero affinché possiamo procedere sulla strada dell’oscurantismo; vale a dire che, più di un “Fianco, destr!”, saranno lunghi trent’anni di “Ritorno al passato”.

La vita delle donne e, principalmente, delle lesbiche, delle nere, delle indigene, delle donne dei campi e dei fiumi è ancora più a rischio. Tuttavia, ricordiamoci: al Capitale non importa delle vite. Ha bisogno di forza lavoro e per questo è importante per lo Stato avere politiche di controllo sui diritti sessuali e riproduttivi delle donne per continuare il suo percorso di sviluppo/sfruttamento. Tutto è legato ed è parte dello stesso ingranaggio. Pensare che Damares sia soltanto fumo negli occhi sarebbe un errore fatale dell’opposizione. Ciascun pezzo di questo gioco ha un ruolo preciso e nessun Ministro dev’essere sottovalutato – nessuno. Damares Alves in particolare, lei, non possiamo perderla di vista. Abbiamo bisogno di stare per le strade e di opporci in modo organizzato e sistematico ai suoi princìpi, studiare ogni passo di questo governo, seguirne le azioni e soprattutto saper spiegare alle altre donne cosa sta succedendo.

Saremo nelle strade di tutto il Brasile e al di fuori di esso, dove abbiamo già molte manifestazioni di appoggio. Marciamo unite, al ritmo di una sola voce – siamo tutte Resistenza.

 

*Vanessa Gil è militante della Marcha Mundial das Mulheres a RS (Rio Grande do Sul) e Dottoranda in Educazione – PPGEDU/Unisinos.

**Cláudia Prates è militante da Marcha Mundial das Mulheres a RS ed Educatrice Popolare.

 

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