Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Perché sono femminista

Lei scrive:

Ho sempre avuto un cuore femminista, ma ho avuto tanta difficoltà a tirarlo fuori, a tirar fuori la rabbia, mi sono sentita sempre un po’ fake come femminista perché avevo una sola idea di femminismo, di donna indipendente, forte, in carriera, un’idea che mi ha trasmesso mia madre, che a suo modo era femminista pure lei. Era titolare dell’attività di famiglia perché l’aveva ereditata dai suoi genitori, lei e mio padre lavoravano insieme, anche sei lei si occupava pure della casa e di crescere tre figlie, mia madre si è fatta in quattro per tanti anni per riuscire a fare tutto, e mi diceva sempre di studiare perché dovevo lavorare perché poi una donna che non lavora nella coppia non ha potere di decidere, per lei lo studio era fondamentale per stare quasi alla pari di un uomo, “quasi” perché comunque lui restava sempre il capofamiglia.

Era anche un discorso classista perché per loro l’unica strada possibile per una donna di una famiglia rispettabile era lo studio, potevi lavorare se avevi un titolo, fare la domestica non era tanto onorevole, per loro se non facevi un lavoro d’ufficio era più giusto stare a casa. Poi nella visione dei miei genitori ovviamente non c’era indipendenza, non c’era divertimento, se sei donna devi solo andare a scuola, studiare e al momento giusto trovare un brav’uomo da sposare. Una ragazza seria per loro non fa tardi la sera e se esce in quel caso i genitori sanno dov’è con chi starà e rientrerà all’orario stabilito da loro.

Tutte cose che non valevano anche per i ragazzi. Tutto questo penso mi abbia portato a vedere come ribellione il volere uscire, ma anche dire le parolacce, e anche a distrarmi dallo studio, perché alla fine non ho mai avuto voglia di studiare, per non parlare del sesso, tabù assoluto in famiglia. A quattordici anni, alla fine degli anni ottanta, guardavo Madonna e volevo essere come lei, volevo vestirmi come lei, essere libera come lei.

Ma mi mancava qualcosa, mi è sempre mancato il coraggio, ecco perché mi vedevo come un fake, sono sempre stata vigliacca, non ero io la ribelle di casa, era mia sorella, io ero più remissiva e avevo paura di tutto, anche se le mie piccole ribellioni le ho fatte, poche ma hanno lasciato il segno, come quando a quindici anni sono scappata e volevo buttarmi sotto un treno, ma non ne ebbi il coraggio e tornai a casa quando già tutti mi stavano cercando, per la prima volta riuscii ad attirare l’attenzione di mio padre anche se le sue parole furono “Non ti tocco o ti ammazzo” e poi due bei schiaffoni di mia madre, perché se non ti è successo nulla allora le prendi perché hai solo fatto preoccupare e vergognare la famiglia, così come per l’anniversario dei venticinque anni di matrimonio dei miei mi ubriacai, davanti a tutti i parenti, per dargli un’altra vergogna.

Poi c’e un’altra cosa, che ho impiegato anni ad accettare veramente, la mia omosessualità, anche se sentivo attrazione per le donne fin da piccola, era una cosa che non riuscivo a capire bene, pensavo fosse una mia devianza, una trasgressione, perché questo avevo imparato dell’omosessualità, ed è stata la cosa che davvero mi ha dato la spinta per liberarmi da quel mondo per avere la mia indipendenza, il mio femminismo è fortemente legato alla mia omosessualità, se non fossi stata lesbica probabilmente non sarei mai andata via dal paese, avrei sposato qualcuno, mi sarei conformata alle regole che ti dà la vita lì, magari avrei fatto la casalinga, ché poi ho anche fatto questa vita e la rifarei, ma con una donna.

E anche lì ero in conflitto “una lesbica casalinga? Non può esistere, è roba da etero frustrate”, e invece no non è cosi e in fondo mi piace anche fare la casalinga, cucinare per gli altri è una cosa che mi dà tanta soddisfazione, e non c’è nulla di cui vergognarsi, questa è una cosa che ho imparato recentemente dal femminismo, la libertà di essere quello che si vuole, non c’è un manuale della femminista da seguire, così come per quanto riguarda l’omosessualità, ho passato anni cercando di capire che tipo di lesbica essere, cercando di conformarmi alle altre, spesso tacendo alcune cose solo perché non corrispondevano alla visione classica che avevo delle lesbiche, quando anche qua siamo tutte diverse, lesbica è la parola che mi descrive meglio ma ho tante sfumature.

Sono lesbica, queer, femminista, e il mio femminismo è il più inclusivo possibile, legato a tutte le questioni lgbtq+, è antirazzista, antifascista, anticlassista, antispecista, un femminismo intersezionale.

 

NB: Stiamo raccogliendo le storie di ciascun@ di noi/voi sul perché siamo femministe. Su quando e in che modo il femminismo ha migliorato le nostre vite. Se volete partecipare scrivete la vostra storia a abbattoimuri@gmail.com

 

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