Critica femminista, Culture, R-Esistenze

Il maschicidio non esiste

Ogni volta che si parla di femminicidio puntualmente arriva il maschilista o la maschilista di turno a parlare di m@schicidio. Il fatto è che non esiste. Vi spiego perché.

      • I maschi non sono vittime in quanto maschi. Nessuno li uccide perché maschi, diversamente dai delitti che riguardano gay, lesbiche, trans, donne.
      • Non esiste in ambito sociale una teoria che punta alla sottomissione dei maschi. E’ il maschilismo che punta alla sottomissione di donne, gay, lesbiche, trans e uomini che non corrispondono al modello di mascolinità voluto dalla cultura maschilista.
      • Non esistono leggi né esiste una cultura che giustifica i delitti contro i maschi. Esistono invece leggi e culture che colpevolizzano le donne quando esse subiscono uno stupro o sono vittime di femminicidio.
      • Nessuno ha mai detto di un uomo che – se stuprato – se l’è cercata.
      • Nessuno ha mai detto di un uomo che – se ucciso – se l’è cercata.
      • I delitti che coinvolgono gli uomini non sono commessi per addomesticare il genere maschile. Hanno a che fare con altro. Casomai ci sono delitti contro uomini che non vogliono interpretare il ruolo di maschio così come i maschilisti vogliono.
      • Se i maschi potessero abortire la legge l’avrebbe già consentito secoli fa.
      • Se i maschi subissero stupri usati come armi da guerra ci sarebbe stato subito un processo internazionale per condannare questa pratica.
      • Se ai maschi fosse stato sempre impedito di poter esigere soddisfazione per il proprio desiderio sessuale lo stupro sarebbe legale. Nessuno ha mai negato l’esistenza del piacere maschile. Il piacere delle donne invece è sempre stato considerato come dipendente da quello maschile o del tutto inesistente.
      • Se i maschi fossero obbligati a restare a casa a badare ai figli e alla moglie tutti marcerebbero per la loro liberazione.
      • Se i maschi fossero uccisi al ritmo di uno ogni tre giorni, perché lei non è in grado di accettare che lui dica di no e la lasci, ci sarebbe stata una vera e propria rivoluzione legislativa per salvaguardarne le libertà.
      • Di fatto quando lui lascia lei è più facile che l’altra uccida la partner con la quale lui ha scelto di restare. Non lui ma l’altra.
      • Quando lui ha un problema con un altro uomo è la donna di turno che viene stuprata o uccisa per punire lui. Stuprare lei è il modo in cui certi uomini si puniscono a vicenda perché la donna non è vista in altro modo se non come oggetto appartenente a qualcuno.
      • Se un uomo abbandona un figlio nessuno lo stigmatizza. Se una donna fa lo stesso invece lo fanno, eccome.
      • Se un uomo uccide i figli si dice che era fortemente depresso perché lei voleva lasciarlo.
      • Se una donna uccide i figli si dice che lei è un’assassina.
      • Se un uomo subisse approcci sessuali non voluti ogni giorno, ogni minuto, ogni ora, ci sarebbe già una legge che impedisce questi crimini.
      • Se un uomo fosse discriminato nel mondo del lavoro e le donne fossero scelte di più, pagate meglio, ci sarebbe già una legge che vieterebbe queste discriminazioni.
      • La società è costruita attorno ad un modello elaborato affinché gli uomini godano di privilegi e continuino a sottomettere donne, gay, lesbiche, trans. Non c’è in atto uno sterminio di uomini per mano delle donne.

Se non siamo d’accordo su questi punti direi che è inutile discuterne perché significa che abbiamo di fronte persone in malafede che alterano i risultati delle analisi sociali perché si neghi l’evidenza e si continui a investire sulla conservazione dei privilegi maschili.

Sally

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2 pensieri riguardo “Il maschicidio non esiste”

  1. Grazie Sally. Questo è femminismo, o meglio il femminismo al quale mi sento più vicina.
    “Femminista è qualunque donna dica la verità sulla propria vita” diceva Virgina Woolf, ma dire la verità sulla propria vita, per una donna è già un atto di coraggio e un esporsi alla violenza maschile perchè farlo significa spiattellare in faccia ai maschi la verità sul loro privilegio e sul mondo che hanno costruito per opprimerci. Un mondo che macina anche loro, e invece di meditare su questo, preferiscono dare la colpa a noi.
    Quindi di tanto in tanto è bene ricordarglielo come stanno le cose.
    Il tuo post è chiaro, dritto al punto, preciso, logicamente ineccepibile eppure generoso, vivo, direi carnale. Soprattutto il finale che molti maschi dovrebbero leggersi bene prima di improvvisarsi “femministi”.
    Purtroppo nella mia esperienza, anche quelli con una certa cultura e pure quelli che cercano sinceramente di impegnarsi a disertare il patriarcato, spesso li trovi a ripetere i nostri discorsi che imparano in superficie, ma poi magari, quando si tratta di passare alla pratica, soprattutto quando tocca a loro, dire la verità sulla loro vita, ecco che in quei discorsi, in quelle iniziative, cominciano a trovarci qualcosa che non gli piace. Cominciano quindi a voler “correggere” i nostri discorsi e le nostre pratiche di ciò che trovano scomodo e poi insegnarceli emendati dal “cattivo femminismo” (ecco la radice del mansplaining).
    E’ questo il momento che ti tocca metterli di fronte alla radice viva e dolorosa delle nostre parole che nominano l’Innominabile nel patriarcato, parole di cui si sono appropriati per svuotarle di senso, ossia metterli di fronte alla pura e semplice verità: i fatti.
    Ecco che poi fanno fatica a digerirli e i più, alla fine, lasciano cadere la maschera e attaccano.
    Nel finale hai colto un punto essenziale che mi permetto di condensare così con una citazione:

    “Negare il concetto di femminicidio è femminicidio. E ciò ne dimostra l’esistenza.”
    https://www.wumingfoundation.com/giap/2017/01/femminicidio-non-esiste-dice-negazionista/#comment-30422
    Perchè il negazionismo maschile sul femminicidio è allo stesso tempo la negazione della verità che qualunque donna ha il coraggio di dire sulla sua vita.
    Il negazionismo maschile è già femminicidio,

    Grazie ancora Sally per averlo ricordato e ti auguro buona lotta.
    Antonella.

    1. Ciao Antonella, sono Jan e ci siamo incontrati su Abbatto i muri nell’articolo sullo spot della Gillette.
      Volevo intanto scusarmi per quell’imperativo “Spiegami”.
      Poi ringraziarti per aver segnalato in quella discussione il post di Sally, e ancora di più per avermi fatto conoscere “_Paola_” e i suoi commenti su Giap che citi nel tuo intervento.
      Ho trovato molto in linea con questo pezzo di Sally, il commento di Paola dove dice:

      “se si vuole discutere in modo proficuo sulla retorica di chi nega il femminicidio senza cadere in un esercizio intellettuale piuttosto sterile, bisogna andare al nocciolo della questione: “perchè si nega il femminicidio? (…) Quando i maschi negano il femminicidio, negano in modo più o meno raffinato i presupposti che danno senso al concetto di femminicidio e li elenco qui”

      I punti 1,2,3 elencati poi da Paola in effetti enunciano tesi che in parte richiamano quelle elencate qui da Sally, e mi hanno chiarito le idee su molte cose. Davvero. Sebbene non possano certo sopperire alle lacune che mi evidenziavi nella discussione sullo spot della Gillette, riguardo dei risultati di oltre un secolo di analisi del femminismo, mi hanno dato almeno un po’ d’infarinatura e una traccia per capire le ragioni che stanno alla base del messaggio dello spot della Gillette sulla “mascolinità tossica”, che a prima vista sembrerebbe slegato dalla questione del concetto di femminicidio ma che invece (ora capisco) ha qui il suo centro di gravità e quindi le ragioni della asimmetria che a molti uomini hanno interpretato come un attribuirgli per sesso delle responsabilità culturali che (a loro modo di vedere che era anche il mio) non possono essere attribuite per “sesso”.
      In tal senso, gli interventi di Paola a quel post dei Wu Ming, sono stati come le ciliegie, davvero, uno tirava l’altra, e ieri ho passato l’intera serata a leggerli. Sono stati davvero illuminanti le sue risposte a “Tuco” (uno degli autori del post), alla giapster “Della Lalla” autrice della definizione di femminicidio alla fine dell’articolo, o ai vari Wu Ming o la sua risposta ad “Adrianaaaaa” quando esorta gli uomini a riconoscere come il patriarcato faccia soffrire anche loro e a disertarlo.
      Non mi sono nemmeno accorto del tempo che passava, è stato avvincente come un giallo. Peccato averlo cominciato dalla fine, ovvero dall’ultimo commento di Paola in ordine cronologico, quello che citi, che ricapitola i contenuti emersi durante tutta la discussione precedente.
      Anche il modo in cui Tuco (un ricercatore di matematica) e gli altri Wu Ming hanno condotto la discussione dall’inizio è stato molto istruttivo e in linea con quanto sostiene Sally qui. Come dice Paola nel commento che citi:

      “Spezzettare i negazionisti smascherandoli per maschi interessati a mantenere il proprio privilegio è pertanto l’unico metodo corretto di condurre una “discussione” sul negazionismo del femminicidio”

      e lo hanno applicato bene, almeno, fino a quando, Tuco e i Wu Ming si sono attenuti al modo corretto di condurre questo tipo di discussione

      “(…)Eravate partiti (bene) da qui:[A]”Il femminicidio è l’uccisione di una donna per motivi inscindibili dal suo essere donna, da parte di un uomo per motivi inscindibili dal suo essere uomo”.
      Poi gli ingredienti di quell’assunto man mano che emergevano si sono fatti per voi troppo indigesti e avete cominciato a “scindere”, distinguere..discutere.
      Ma se quello che avete detto prima di cominciare a scindere tra donne e femministe, tra “sistema patriarcale” e maschi, tra negazionisti e “maschi che dissentono” era vero (e lo è), allora dovreste capire che negare il concetto di femminicidio è femminicidio. E ciò ne dimostra l’esistenza.”

      Purtroppo non è stato capito nemmeno dagli stessi Wu Ming, alla fine c’è stato un brutto equivoco dove loro attribuivano tesi “genetiche” a Paola, ma quella di Paola mi è sembrata una rigorosa dimostrazione del fatto che se si vuole dare senso a concetti e discorsi usati dagli stessi Wu Ming nel loro smascherare i negazionisti del femminicidio, si deve attribuire alle sole persone di sesso maschile la responsabilità dei costrutti culturali “tossici” che compongono il patriarcato,e se si vuole fare ciò, si deve assumere che sesso biologico e genere, sebbene distinti e potenzialmente svincolabili in un futuro (che senso avrebbe altrimenti esortare gli uomini a farsi carico del loro genere o disertare il patriarcato?), non possono essere pensati come completamente svincolati per ciò che è già accaduto storicamente, se non altro perchè storicamente lo stato di fatto attuale riguardo ai generi deve provenire dall’evoluzione della materia, e quindi dal sesso biologico. A meno di non ipotizzare che la ricostruzione storica che sta alla base dei concetti e dei discorsi usati dagli stessi Wu Ming nel loro smascherare i negazionisti siano mistificazioni sul modello della storiografia ideologica (es nazionalismo) oppure credere in un’anima umana soffiata nel corpo animale da qualche Dio, ossia una distinzione originaria, ontologica e intrascendibile tra natura e cultura.
      Era la premessa che ostinatamente mi rifiutavo di prendere in considerazione.
      Me l’hai fatta conoscere e per questo ti ringrazio invitando tutti ad armarsi di santa pazienza e seguire lo svolgimento dei vari thread di quel post di Giap. Meritano tutti.
      Grazie ancora Antonella.

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