Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Raccontare il femminismo

Il maschilismo è la più dannosa forma di oppressione

Il maschilismo è una cultura basata sulla conservazione del privilegio maschile. Quel privilegio consente ad alcuni il perpetuare di situazioni di schiavitù nei confronti di chiunque i maschilisti ritengano inferiori. Ragionando in senso intersezionale il maschilismo oggi non può fare a meno di essere accostato al razzismo, all’autoritarismo, al classismo. Questo non vuol dire che tra le persone nere non vi siano maschilisti o che tra gli antirazzisti e gli antifascisti non vi siano persone sessiste, anzi. Significa invece che il maschilismo è una delle culture di oppressione, su larga scala, in qualunque longitudine e latitudine vi troviate, che accomuna molte persone: uomini e anche donne che il maschilismo lo veicolano come niente fosse. Un’altra forma di oppressione è la bianchezza, il razzismo, e l’altra il classismo. Persone ricche che schiavizzano quelle povere. Persone bianche che schiavizzano quelle nere. Se consideriamo una scala gerarchica tra le varie tipologie di oppressione troviamo uomini che opprimono donne e opprimono altri uomini o le persone gay, lesbiche e trans perché non si conformano alla loro idea di società. In questo caso parliamo di uomini etero.

Troviamo uomini bianchi etero che opprimono altre persone nere o di altre etnie. Troviamo anche uomini bianchi etero e ricchi che opprimono le persone povere. Uno dei motivi per cui alcune femministe degli anni settanta vollero a tutti i costi il separazionismo fu il fatto che gli uomini proletari, compagni, di sinistra, pensavano fosse utile lottare contro il classismo senza mai sfiorare la lotta contro il sessismo. Allora le donne decisero che era arrivato il momento di ragionare per conto proprio per realizzare rivendicazioni proprie. Tra le donne ci sono anche le lesbiche che tempo fa non erano bene accette dalle stesse femministe. Anche quelle separarono le proprie istanze dalle altre. Poi ci sono gli uomini gay e poi le persone trans e mille altre persone che oggi giustamente pretendono di rinominare la propria identità di genere e il proprio orientamento sessuale. Tra tutte le persone di qualunque tipo vi sono i disabili e l’abilismo è un’altra forma di oppressione. Tra le persone nere ci sono maschilisti e quando le donne nere cercarono di inserire le proprie rivendicazioni tra quelle delle donne bianche ottennero solo un atteggiamento colonialista e dunque le donne nere separarono le proprie istanze da quelle delle donne bianche. Tra le persone povere ci sono maschilisti, lesbiche, trans, neri eccetera. I livelli di oppressione non smettono quando c’è una cosa che opprime tutt*. Quindi ci sono poveri che sono anche etero, maschilisti, bianchi, separati da donne, lesbiche, trans, neri eccetera.

Ogni livello, nel 2019, dopo decine di anni di attività politica e pratica femminista, non può non essere incluso nella propria lotta. Ecco perché un movimento che si rispetti deve essere antisessista, antirazzista, antifascista, anticlassista. Perché le oppressioni sono trasversali a tutte le tipologie identitarie e dunque devono essere affrontate rendendo più complessa la lettura dei fatti. Perché ciascun@ può parlare per se’ e parlare con altre persone contemporaneamente. Ci sono temi comuni e temi che appartengono ad altre collettività e ciascuna di esse diventa soggetto politico al pari di altre soggettività. Nessun@ può parlare a nome di qualcun altr@.

Questa faccenda delle oppressioni a vari livelli e trasversalmente posizionati dà ai maschilisti o a qualunque categoria privilegiata (vedi donne bianche etero ricche) il pretesto per definirsi vittime di questo e quest’altra cosa. Nella fattispecie i maschilisti ritengono oggi di essere vittime delle femministe perché alcuni uomini sono paritariamente precari, poveri, con problemi personali ed economici che fanno pensare loro di potersi definire le vittime più vittime di tutto. Loro pensano che picchiare una donna, per un precario, debba essere una sorta di compensazione sociale giacché di altri compensi non possono fruire. Uno degli argomenti chiave con i quali difendono il proprio privilegio di uomini bianchi etero, pur se poveri, per esempio, è quello che si riferisce a tutte le femministe come ricche. Sbagliando in malafede infatti parlano, che so, di Hillary Clinton come modello femminista che appartiene a tutt* noi. Ma quale figura reazionaria non usa questa argomentazione per screditare l’opposizione?

I ministri della Lega Nord, per esempio, parlano dei centri sociali come un covo di radical chic, di figli di papà ricchi e privi dei problemi che gli itagliani veri avrebbero. Descriverli così attira le simpatie dei ceti bassi – tranne i migranti, descritti tutti come terroristi – spingendoli sempre più a votare a destra. Il fascismo basa i propri contenuti proprio su questo. Non a caso il nazional/socialismo usava gli stessi argomenti che oggi usa qualunque rosso/bruno (i neofascisti che parlano di antiglobalizzazione e anticapitalismo, per dire). I Fascisti noglobal sono quelli che hanno fatto confusione nello stesso movimento pro reddito e casa o pro Palestina, ad esempio. Esistono movimenti di precari che sono a larga partecipazione fascista. Il fatto che i movimenti antifascisti e antirazzisti separino le proprie istanze su reddito e casa da quelle dei fascisti non è un caso. La separazione a quel livello è necessaria perché il fascismo è la forma di oppressione di sistema più grande tant’è che si basa sulla conservazione del privilegio bianco etero maschile e ricco. Già, esistono fascisti bianchi ricchi e figli di papà ma non amano che di loro si dica questo perché loro sarebbero quelli delle periferie e nelle periferie prendono voti.

Assimilare il femminismo a figure di donne di potere crea una confusione voluta sicché le donne stesse mostrano allergia al femminismo e si sentono lontane dal movimento. In realtà i femminismi sono tanti e in ogni caso le donne di potere vengono ampiamente contrastate da tutte noi perché non ci rappresentano affatto per molte e validissime ragioni. I maschilisti amano descriverci come ricche, viziate, prive di problemi e attaccate alle poltrone. Le poltrone che in genere occupiamo sono usate e il loro colore è preferibilmente scuro (per non far rilevare le macchie). Siamo precarie, povere, assolutamente non-viziate, con milioni di problemi e oltre questo subiamo, a seconda del tipo di donna, autoritarismo, razzismo (per le donne migranti), lesbofobia, transfobia, puttanofobia. Ogni gruppo di oppressione perciò descriverà se stesso come vittima di soggettività di cui non vuole riconoscere l’esistenza e che vuole schiacciare e perciò le definisce in modo assai diverso rispetto a quel che sono in realtà. Se solo sapessero quanta dialettica interna, quante differenze tra femminismi, quante tipologie: femminismo postcoloniale, intersezionale, queer, transfemminismo, cyberfemminismo, xenofemminismo, anarcofemminismo, femminismo anticapitalista, eccetera eccetera.

Ai maschilisti converrà sempre dire che il vero pericolo sono le donne che prendono il “potere” e per potere intendono il fatto che esigiamo indipendenza economica, capacità di poter svolgere professioni prima non consentite, di avere stipendi eguali a pari competenze, di vedere rispettata la nostra differenza (perché ci capita di fare figli), di poter dire no ad approcci sessuali, di poter divorziare da uomini violenti o comunque da chi non amiamo più. Quando loro parlano dei nostri privilegi parlano delle nostre conquiste che a loro ovviamente non vanno bene. Noi pretendiamo di avere libertà di scelta e di controllo sui nostri corpi, vogliamo controllare i nostri tempi riproduttivi, vogliamo il diritto di poter interrompere la gravidanza e tutto questo ai padri padroni maschilisti dà un gran fastidio. Queste donne che dicono di no e girano in minigonna, figuriamoci, sono cattive e il loro privilegio consisterebbe nel fatto di possedere una fica e di non darla alle persone con le quali non vogliono fare sesso. Il nostro privilegio consisterebbe nel fatto di poter denunciare un uomo per stalking, stupro, molestie, aggressioni, tentato omicidio, e via di questo passo. Tutte cose che prima gli uomini potevano fare impunemente. Non dimentichiamo che in Italia fino a pochi decenni fa avevano ancora l’autorizzazione per il delitto d’onore e per il matrimonio riparatore in caso di stupro. Ricordo che la legge sullo stupro cambiò e divenne più efficace soltanto nel 1996 e che le case rifugio per donne maltrattate sono ancora troppo poche e con pericolo di essere smantellate. Ricordo che i movimenti conservatori e antiabortisti continuano a fare strage di neuroni, i nostri, quando ci sforziamo di capire il senso delle loro stronzate.

La conservazione del privilegio maschile, etero, di una x religione, bianco ed economico è il loro fine. Le donne non dovrebbero lavorare ma dipendere solo dagli uomini, dovrebbero solo fare e badare ai figli e agli anziani, la famiglia dovrebbe essere solo etero, le donne non dovrebbero fare sesso per se stesse e le donne nere, per esempio, dovrebbero continuare a fare le colf come una volta. Ancora le fanno, in ogni caso. Guardatevi attorno e sforzatevi di guardare quante e quali forme di inequità esistono. Guardate le mille forme di privilegio, incluso il vostro se siete bianche, etero, benestanti. Guardate quante sono le strategie per il mantenimento di quei privilegi e scoprirete quante e quali sono le forme di oppressione nel mondo. Il maschilismo è solo una di esse ma è ben evidente il fatto che sia quello che fa più danni. Dunque rispondete bene a chi vi dice che il maschilismo non esiste o che sarebbe addirittura uguale al femminismo. Il maschilismo è lotta per la supremazia maschile. Il femminismo non è lotta per la supremazia delle donne ma lotta per la libertà e l’equità per tutt*.

Leggi anche:

Il Capitolo uno su stereotipi di genere e privilegi
Il Capitolo due su cultura dello stupro vs consenso
Il Capitolo tre su ricatto sessuale e omertà
Il Capitolo quattro su Diritto all’istruzione, stereotipi e molestie
Il Capitolo cinque su (Di madre in figlia) L’obbligo di adempiere alle convenzioni sociali
Il Capitolo sei su Il divieto per le donne di ricevere l’eredità e di essere economicamente indipendenti
Il Capitolo sette su  Secoli di torture e stupri sulla pelle delle donne
Il Capitolo otto su Dal reato di adulterio alla legge per il divorzio
Il Capitolo nove su Il corpo giovane e quello “vecchio”
Il Capitolo dieci su Violenza domestica e violenza di genere
Il Capitolo undici su: Rileggere le proprie esperienze per recuperare autostima

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