Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Sono “anormale” e me ne vanto!

Ogni volta che leggo commenti su una pagina facebook subito dopo quasi me ne pento. Non perché io sia una snob ma perché mi sento davvero offesa da certe affermazioni. Che si tratti di un omicida, di un violento, di un omofobo, di un fascista, di uno che aggredisce i passanti o di una persona che scrive cose orribili la giustificazione è sempre la stessa: pazzo, malato mentale, da Tso, deve farsi curare, da rinchiudere, eccetera. Così non si fa altro che dimostrare tutto il contrario di quel che spesso si vuole dire. La violenza di genere, per esempio, è frutto della cultura sbagliata che viene diffusa anche grazie a queste giustificazioni. Non si realizza per pazzia ma perché quella cultura appartiene a chi commette quei crimini. L’omofobia/transfobia, anche quella, è frutto della cultura che legittima ogni aggressione a persone gay, lesbiche, trans.

L’aggressione fascista è motivata dalla cultura che discrimina tutt* ovvero dal fascismo. La “malattia mentale” in questo non c’entra un tubero. Può anche essere che l’ideologia alla quale ha aderito uno stupratore, un assassino, un aggressore, un idiota/fanatico che scrive cazzate, corrisponda ad una malattia mentale ma è una coincidenza e non la motivazione principale. Se così non fosse allora avremmo molti più delitti di quanti possiate contarne. Lo so per certo perché ho sofferto di depressione e ho conosciuto tante persone che soffrono anche di altri, tanti, disturbi e che pazientemente tentano di uscire dal buio nonostante lo stigma sociale che pesa loro addosso. Uno stigma che interferisce con qualunque cosa. Non vieni preso sul serio, nel lavoro qualcuno la sa sempre più lunga di te, in famiglia potresti essere considerati malato e dunque non adeguato a portare a termine certi compiti. La malattia è un limite, ovvio che lo è, ma non spinge nessuno ad uccidere a meno che non si tratti di episodi deliranti che comunque, nella maggior parte dei casi, si riflettono sulla salute del malato stesso.

Voglio dire che chi è malat@ tende a fare del male a se stess@ e non ad altri. Perciò vi chiedo il favore, porcapaletta e maledizione, di non usare questo parametro di giudizio per allontanare il dubbio che ad uccidere e stuprare possa essere uno vicino a voi, che appartiene al mondo dei “normali”, quelli che sembrano brave persone e poi di colpo vi sorprendono. E grazie al cazzo che vi sorprendono, dato che non fate altro che pensare che a guidare la mano della persona violenta debba per forza essere la malattia. Il femminicida o lo stupratore non è un malato ma un figlio sano del patriarcato. Vi dice niente questo slogan? Io ho sofferto di disturbi alimentari e depressione e non ho mai ucciso nessuno. Non ho mai neppure per un attimo avuto pensieri razzisti, omofobi, misogini e fascisti, perché la malattia non cancella la tua identità personal/politica. Non cancella la tua sensibilità sociale ed è un pregiudizio il fatto di pensare che da una persona depressa non possa derivare alcun pensiero intelligente. Ho conosciuto o letto di persone depresse che sono geniali in ogni cosa che fanno. L’unico loro limite è la malattia la quale spesso deriva o è accentuata da questioni sociali che – politicizzando – dipendono da differenza di classe, di razza, di genere, di orientamento sessuale. Perciò la malattia non cancella né la loro lucidità, né la loro intelligenza e neppure la loro abilità di avere pensieri autonomi. E’ più difficile esprimerli solo perché c’è chi ti guarda come se stessi dicendo stronzate dettate dalla malattia. Ma non è forse così che si considerano tutte le persone che pensano e dicono cose diverse rispetto agli altri?

Ho smesso di contare, infatti, le volte in cui mi hanno dato della mestruata isterica ogni volta che esprimo un pensiero femminista. Ho smesso di contare le volte in cui mi hanno detto che sono da rinchiudere perché intuisco strategie sessiste e fasciste nelle azioni di chi mi circonda. Ma non è di questo che parliamo ogni giorno? Allora perché usare lo stesso linguaggio delle persone contro cui lottiamo? Così non si fa altro che rafforzare lo stigma e dunque non si fa che dare loro ragione. Non dovremmo mai metterci sul loro stesso piano, un piano che ha usato la pazzia come giustificazione per discriminare e reprimere chi dissente. La società delle persone dissenzienti è quella per cui è stato sviluppato il manicomio come strumento repressivo nel quale venivano rinchiuse le stesse donne che qualche secolo prima venivano bruciate come streghe. Ancora adesso c’è un fanatismo integralista che pensa a gay e lesbiche come malati da curare. Ma non da curare seguendo le loro indicazioni, per una la depressione eventuale come conseguenza del rifiuto sociale. Loro pensano all’omosessualità come malattia dalla quale i giovani dovrebbero essere liberati per riportarli all’eterosessualità.

Allora, ve ne prego, non usate la malattia mentale come giudizio nei confronti di chi dice, scrive, fa cose tremende perché le persone davvero “malate” non fanno nulla del genere. Chi soffre di malattia mentale può sopravvivere, lottando, e guarire e in tutto questo percorso c’è (auto)determinazione e una forza vitale che chi uccide non credo conosca affatto. C’è comprensione, coraggio, empatia, capacità di mettersi in discussione. Credete che un codardo maschilista che picchia una donna, senza il dovuto supporto culturale, sappia fare una cosa del genere? Io non lo credo affatto. Chi si pensa “normale” stabilisce anche i canoni di una normalità che non esiste. Io e molte altre persone come me siamo “anormali”. Personalmente me ne vanto perché è grazie al mio punto di vista non nella norma che riesco a vedere cose che altre/tante persone non vedono. Non lo credete anche voi?

 

Meno&Pausa – Avere la patata e non sentirla – racconta fatti reali di una donna che usa questo pseudonimo per raccontarsi.

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Un pensiero riguardo “Sono “anormale” e me ne vanto!”

  1. ciao, penso che dare del “pazzo” a qualcuno che compie atti criminali sia l’espressione di un pregiudizio che rafforza lo stigma verso la pazzia.
    Forse bisognerebbe cominciare a smettere di usare la parola “pazzo”.
    “Pazzo” riflette tutto un mondo di cure violente a cui spero nessuno vorrebbe più essere sottoposto. Esercitiamoci a cambiare il nostro linguaggio. “Che gesto insensato! Che commento inutile!” possono essere delle reazioni poste su un piano differente della ragione.
    Millepiani. Un abbraccio, bravissim*

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