Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Un augurio di libertà

Lei scrive:

Sono fresca del mio 31esimo compleanno e torna in me la voglia di scrivere, di scrivere di me. E’ stato un anno molto lungo. Compiuti i 30, cifra che aveva su di me un certo peso, non saprei dire se sociale o esistenziale o un miscuglio di entrambi, mi è sembrato che tutto sia rotolato senza controllo. Leggo tante di queste storie che da un lato non mi sento diversa da molte donne, dall’altro questa consapevolezza non mi fa sentire meno sola. Avremmo tutte un profondo bisogno di condividere di più.

Ho festeggiato i miei 30anni con una certa emozione e aspettativa. Accanto a me c’era il mio ragazzo, che mi sarebbe piaciuto definire compagno ma che un compagno non è stato mai, la mia famiglia e i miei più cari amici e amiche. La gioia un po’ offuscata di questa tappa inevitabile. Ma dopo pochi giorni, a inizio del nuovo anno, mi sono invece trovata ad affrontare una separazione. Dopo 5 anni insieme, non sempre solidi certo, dopo una semi convivenza, dopo essere entrati in vario modo nelle reciproche famiglie, lui si tira indietro e non se la sente di condividere i miei stessi desideri, primo tra tutti quello di vivere insieme.

Mi trovo così, spezzata, a essere completamente sola nel mio piccolo bilocale di città, una città nella quale mi ero fatta trasferire per stare più vicino a lui che stava in un piccolo – opprimente – paese di provincia. Ed inizia il lungo lutto della separazione. E la sua assenza. Era stato tanto assente nella nostra relazione quanto nella separazione. Emotivamente arido, mi aveva prosciugata. Lacrime, rabbia, delusione, abbandono, solitudine, sconforto, sfiducia. La sua incapacità anche a permettermi di ricongiungermi con tutte le mie cose che in quegli anni avevano abitato quella che era stata la nostra casa. Mi chiedevo come potesse aggirarsi in quegli spazi con ancora quelle parti di me. Si muoveva come in un museo che non gli apparteneva? O semplicemente non vedeva, come non aveva mai realmente visto me per tutti quegli anni?

Il silenzio assordante, l’invisibilità in cui mi aveva gettata, facendomi sparire anche agli occhi delle persone di una piccola comunità che mi avevano vissuta, reale e presente, negli ultimi anni. Silenzio, assenza, inconsistenza. Ero una sostanza gassosa dispersa nell’aria. E mentre cercavo di superare al mio meglio una fase di lutto dopo l’altra, la vita come sempre non si è risparmiata proseguendo nel suo flusso inesorabile di flebili gioie e più brillanti dolori. Quando mi sembrava di ricominciare a vivere, ad aprirmi alle carezze di una nuova persona, non un amore ma almeno un amico, ecco un altro inciampo, un beffardo scherzo della vita. Non era come lo desideravo io, e quanto lo desideravo e lo avevo desiderato, ma mi capitò di restare incinta. Dalla sofferenza più nera a una possibile vita? Quanto è resiliente il corpo di una donna? E mentre lui tornava adolescente con un leggero, sbandierato nuovo amore, io ero ormai pienamente una donna adulta, con il peso – e la forza – di tutte le donne dell’universo con me. La vita, forse, l’ho sentita ma non era la cosa giusta in quel momento, non nel modo giusto, quello che io desideravo, quello di un amore insieme a un’altra persona. E quella vita che poteva essere l’ho interrotta. Vita, morte, lutto, rinascita. E mentre mi svuotavo, qualche ombra restava ancorata in me. E mentre mi si sfilava un desiderio lontano, la sofferenza ancora non era del tutto fuoriuscita. Non avevo paura di guardare nei lati più oscuri della mia anima, sfidavo i demoni, ma ancora non li vincevo.

Altri colpi ci sono stati e ora che ho compiuto i miei 31, ora che è passato un anno da quella separazione, voglio andare avanti. So che posso lasciare ciò che è stato e permettermi di essere pienamente me stessa, felice, libera, autodeterminata. Ho delle grosse spine lo so, ma in una teca non ci voglio vivere. Da qualche parte qualcuno che sappia amarmi come io desidero, come merito, ci deve pur essere. Esisteranno uomini capaci di amare una donna libera? Sono stata chiusa in una scatola troppo piccola per contenermi. Sono stata un dono rimasto impacchettato sotto un albero di Natale. Sono stata, subdolamente, relegata a un ruolo femminile subalterno. Non sono niente di tutto questo. Voglio essere libera.

La libertà è saper guardare dentro se stesse, è saper soffrire, saper amare, è non avere paura di svegliarsi sole invece che accanto alla persona sbagliata. Essere libera significa poter scegliere al meglio delle proprie possibilità, difendendole e conquistandole, senza farsi confondere da chi parla di libertà senza averla mai saputa accogliere.

Allora mi auguro un 2019 libero e lo auguro a tutte le donne guerriere come me e diverse da me.

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