Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

Gerarchie, aguzzini e intimidazioni per l’utile mantenimento degli antichi ruoli di genere

Non si può chiedere ad una persona di restare con te se non ne ha voglia. Non puoi forzarla a fare sesso né a starti vicino se non vuole. Il fatto che tu pensi di poter pretendere queste cose e di applicare una punizione, lo stupro, la morte, se non ti vengono concesse, la dice lunga sullo stato delle cose. E’ il 2019 eppure pretendi ancora di uccidere per ottenere un risarcimento all’abbandono. Pretendi di poter stuprare per estorcere un consenso che non ti è mai stato concesso.

Ed ecco che i media supportano le tue idee. La mentalità forma persone che acclamano le tue gesta e gli applausi arrivano ancor di più perché per ogni stupro o assassinio il tuo gesto funge da intimidazione per tutte le altre. Un modo come un altro per tenerci tutte in riga, con la paura che un giorno, ebbene si, tutto questo potrebbe accadere anche a noi.

Non basta quanto dobbiamo lottare per salvarci dalle nostre rispettabili famiglie, per liberarci dall’obbligo di obbedienza nei confronti dei padri, delle madri, della chiesa e dello Stato. Non basta tutto il lavoro che dobbiamo fare per combattere contro la precarietà. Ci viene fornito un guardiano, un aguzzino che in ogni casa compie il lavoro per obbligarci a rispondere delle nostre scelte nel caso in cui esse si allontanino da ciò che abbiamo il dovere di fare. I figli, per dare altri schiavi al mercato, la cura della famiglia, l’ammortizzatore sociale ed economico per dare uno scopo agli uomini altrimenti non disposti a fare da schiavi per le imprese di proprietà dei ricchi. L’esaltazione della maternità, della femmina dedita alla cura, dell’uomo dedito al mantenimento della famiglia senza la quale non sa più che cosa fare. Ogni segno di autonomia minaccia l’ordine costituito. L’aborto, la separazione, il divorzio, la trasversalità delle lotte con attenzione alla differenza di classe.

Senza una lettura complessa, che contestualizza i gesti violenti, diventa inutile ogni proclama contro la violenza sulle donne. Perché quella violenza non è solo contro le donne ma contro ogni individuo che sfugge all’organizzazione voluta da patriarcato e capitalismo. Le lesbiche non sono utili ad una società basata sulla famiglia tradizionale. Non lo sono neppure i gay e figuriamoci quanto possono esserlo le persone trans. Ecco perché la violenza è contro i generi e non solo contro le donne.

Nell’organizzazione economica di uno Stato il nostro ruolo diventa indispensabile. Un uomo etero che non si rispecchia nella gerarchia imposta, che non vuole fare l’aguzzino, il sorvegliante di altri uomini e delle donne, anche lui non è funzionale allo Stato. Va bene solo se accetti di essere una risorsa per chi lucra sul tuo ruolo di genere lasciandoti credere che quel ruolo ti è stato imposto solo dal fatto che tu sia nato donna o uomo. Non è la cultura ad aver deciso per te ma è il fato, la fortuna, la sfiga o chissà che altro.

La gerarchia economica predilige gli uomini – bianchi, etero – al comando. Le donne sono solo un elemento di contorno. Si è detto loro che sarebbero state fortunate ad essere scelte e sarebbero state colte da sfortuna nel caso in cui non ne fossero così tanto soddisfatte. Ecco perché le donne uccise fanno comodo al ripristino delle regole imposte. Non si tratta soltanto di mele marce, maschi colti da raptus, ma della risposta di questi uomini ad un lavaggio del cervello che li ha formati affinché diventassero aguzzini, soldati per la patria, pronti a prendere quello che la patria stessa ha offerto loro in cambio della fedeltà data al progetto sociale.

La sistematicità dei delitti, il livello di repressione per i singoli che si macchiano dei crimini, non commisurato alla responsabilità sociale mai rimessa in discussione, ci dicono soltanto che quelle punizioni sono contentini, un’elemosina fatta da chi dice di voler cambiare tutto senza cambiare niente. Non si può essere aguzzini a metà. Certi uomini non sanno di essere solo strumento di morte in una mercificazione delle persone gerarchicamente a loro sottoposte. Pensano semplicemente che tutto gli sia dovuto e nel caso in cui qualcuno spiega che così non è allora se la prendono con chi sta loro più vicino. Mogli, figli, madri, sorelle, amiche. O pensano sia giusto prendersela con chi sta un gradino più giù: le donne migranti, le lesbiche, i gay, le persone trans.

Ecco perché la stratificazione della violenza appartiene a chiunque, a prescindere dal colore della pelle o dalle sue convinzioni. Gli uomini neri sono uniti alle donne nere nella lotta contro l’egemonia bianca. Ma le donne nere sono vittime degli uomini bianchi o neri e così si scoprono nuovi livelli del gioco che non possono essere ignorati. La classe sociale in questo conta molto perché più è bassa e più gli scontri sembrano senza motivazione apparente. Solo la natura può far cambiare gli individui. Così si dice. Ma è l’economia che costruisce gerarchie tra capi, sottocapi, generali, soldati semplici, cecchini senza patria e propagandisti obbedienti alla religione che ti convince ad adorare un Dio la cui descrizione e il cui volere sono descritti soltanto dai propagandisti stessi.

Se vediamo gli avvenimenti come fatti isolati non capiamo. E non capiscono gli stessi stupratori e assassini. Non capiscono perché la società li legittima e quale sia il loro ruolo a beneficio e mantenimento della gerarchia. Il mio timore è che mentre noi guardiamo il dito ci sfugge la luna. E necessario che quel dito sia descritto in ogni sua caratteristica ma che ne è della luna? Non posso smettere di chiedermi a chi giova.

Perché la mia schiavitù sociale dovrebbe far bene al mondo? Perché tutti noi dobbiamo rientrare nelle grazie di chi ha fabbricato i ruoli di genere? Perché il sistema è pronto ad attenuare il giudizio nei confronti di chi mi picchia, stupra o uccide? Perché non va mai bene fare emergere che un soldato non ha fatto bene fino in fondo il proprio mestiere. Ma quei soldati sono uomini e insieme formiamo un esercito di persone che potrebbero liberarsi se solo volessero. Quello per cui abbiamo il dovere di combattere è una libertà tra le tante libertà. Non da sola. Non solo per noi ma per tutt*. Altrimenti perdiamo di vista l’obiettivo generale e ci lasciamo distrarre dall’odio nei confronti di mostri senza che i loro creatori o supporters paghino mai.

Teniamo duro, tutt* quant*. Coraggio. La lotta non è mai una serata di gala. E’ molto più difficile. Molto di più.

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