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Panni sporchi: dalle Magdalene laundries a Ruhama. In Irlanda si preferisce ancora purificare e redimere le prostitute

Post in lingua originale QUI.

Scritto da Maggie McNeill (traduzione di Giulia e Fiore)

“L’umanità è la lavandaia della società che strizza in lacrime i suoi panni sporchi.” Karl Kraus

Le Magdalene Laudries irlandesi sono state il risultato di una pratica secolare iniziata nel Tredicesimo secolo. Sebbene la Chiesa abbia sempre considerato la prostituzione un “male necessario”, il fervore religioso del 1200 portò “La Chiesa (e la maggior parte dei governi) a tollerare la professione ma cercò di redimere il maggior numero di prostitute possibile insegnando loro “l’errore della loro condotta”, eventualmente rinchiudendole nelle Magdalene homes.

Le condizioni di queste case variavano da tollerabile a terribile in base alle sovvenzioni e alla gestione generale; poche si occupavano delle ex-prostitute a tempo indeterminato mentre cercavano loro un marito, la maggior parte invece erano semi-prigioni in cui le donne venivano “purificate” insegnando loro “il valore di un lavoro onesto” (in altre parole estenuante e non retribuito) attraverso un regime serrato fatto di lunghe ore, minime razioni e regole ferree in cui le sorveglianti leggevano passi della Bibbia o trattati didattici.

La maggior parte delle Magdalene homes scomparvero dopo che la Peste Nera decimò la popolazione europea nel Quattordicesimo secolo, ma alcune sopravvissero ai secoli e il movimento fu testimone di una rinascita nei paesi anglofoni verso la metà del Diciottesimo secolo. Il loro numero crebbe notevolmente con la nascita del “movimento della purezza” verso la fine del Diciannovesimo secolo, ma verso l’inizio del Ventesimo secolo il trattamento nelle Magdalene House nei confronti delle ex prostitute si indurì a tal punto che soltanto le più disperate erano disposte ad andarvi, finchè le case scomparvero in tutti i Paesi tranne in Irlanda dove presero il nome di  Magdalene Laundries dato che le prigioniere erano impiegate come lavandaie.

Purtroppo, non si tratta di storia antica: le ultime di queste lavanderie furono chiuse solo 16 anni fa  (il 25 Settembre 1996) dopo che i terribili abusi che si verificavano in queste strutture furono resi noti al pubblico, mentre l’investigazione del governo irlandese sullo scandalo è stata appena chiusa (la sentenza è prevista per la fine di quest’anno). Questo recente articolo dell’Irish Examiner può aiutare a farsi un’idea di come fossero questi primi prototipi di “centri di recupero per prostitute”. Da notare come anche se queste strutture vennero create unicamente per prostitute “pentite”, l’incarcerazione in esse divenne prima obbligatoria per le prostitute e poi (come sempre accade in questi sistemi) estesa ad altre “cattive” ragazze come le madri non sposate e le scappate di casa.

Le 145 pagine dell’inchiesta “Justice for Magdalene” descrivono attraverso delle testimonianze come queste donne soffrissero abusi di vario tipo e, una volta chiuse le porte del mondo esterno, venissero  indicate con un numero e non con il proprio nome. L’inchiesta ritiene alcuni ordini religiosi e lo Stato direttamente e indirettamente responsabili per aver sistematicamente umiliato, imprigionato e schiavizzato centinaia di giovani ragazze irlandesi: lo Stato mandava donne e ragazze alle lavanderie facendo in modo che “rimanessero lì, in molti casi senza nessuna base legale per farlo” usando le lavanderie come un mezzo per occuparsi delle nascite avvenute fuori dal matrimonio, della povertà, dei senzatetto, delle promiscuità, dell’abuso domestico e sessuale come anche della criminalità giovanile e degli infanticidi.  “[Lo Stato] Ha cercato ripetutamente di mandare diversi gruppi di donne e ragazze alle Magdalene Laundriesmentre in cambio tali ordini religiosi ottenevano lavoratrici non pagate e letteralmente prigioniere” le donne lavavano, stiravano e cucivano dall’alba al tramonto, venivano picchiate abitualmente, veniva proibito loro di parlare l’un l’altra e venivano punite se ridevano. Non c’era assoluta considerazione per il loro stato di salute o necessità mediche. Se provavano a ribellarsi, venivano portate giù “nel buco” .

Quest’ultimo consisteva in una stanza vuota di quattro metri quadri provvista unicamente di una panca e senza finestre. “Ti mettevano lì, ti tagliavano i capelli praticamente a zero e ti lasciavano tutto il giorno senza nulla da mangiare” ricorda una delle donne. Persino per le “brave” ragazze al piano di sopra il cibo scarseggiava. Alle lavandaie era proibito il contatto con le ragazze in altri complessi conventuali e la lavanderia era costruita in modo tale da impedire le donne di vedere o di essere viste dall’esterno.

Inoltre, le suore separavano abitualmente sorelle, madri e figlie, impedendo loro ogni interazione al punto di non informarle nemmeno quando una di queste moriva.

Le suore ricevevano contributi diretti dallo Stato, proficui contratti di lavanderia e commissioni di lavaggio professionale per svariati dipartimenti e agenzie del Governo. Lo Stato ha scelto di non supervisionare la gestione delle Magdalene Laundriesda parte dell’ordine religioso. Così facendo non è riuscito a far applicare la proprie normative di salute e sicurezza ignorando il fatto che queste ragazze in età scolare non ricevevano un’educazione, non venivano pagate pur lavorando 12 ore al giorno e venivano strappate alle loro famiglie, ai loro amici e al mondo esterno.

I due ordini impegnati in questa attività erano le Suore del Buon Pastore e le Suore di Nostra Signora della Carità. Si potrebbe pensare che dopo il pubblico scandalo dovuto alla collaborazione con tali organizzazioni il governo irlandese non avrebbe più voluto averci nulla che fare, che si sarebbe mostrato restio nel dare loro qualsiasi incoraggiamento a qualunque competenza pubblica anche lontanamente legata alla prostituzione. E si penserebbe male. L’ONG Ruhama, la più grande ed attiva organizzazione contro il sex-work in Irlanda e la più aggressiva sostenitrice dell’imposizione del modello svedese nel Paese, “è stata fondata come iniziativa congiunta delle Suore del Buon Pastore e le Suore di Nostra Signora della Carità, entrambe delle quali hanno una lunga storia di coinvolgimento con donne marginalizzate, tra cui quelle impegnate nella prostituzione”. E non fa affidamento a fondi della Chiesa o contributi pubblici per compiere la propria opera, ma secondo l’Irish Times riceve fondi dal Dipartimento di Sanità e dal Dipartimento di Giustizia”. In altre parole, il governo irlandese continua a finanziare due società di sadiste che disprezzano il sesso, con una lunga storia di trattamenti inumani nei confronti delle donne e con una campagna che mira a estendere le loro politiche anti-prostituzione nelle strade e ad imporle anche agli uomini.

E poi la gente mi chiede perché non mi fido dei governi.

Ps: Ruhama è l’organizzazione che sponsorizza Rachel Moran autrice del libro Paid For.

 

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