Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

L’artista quarantenne e le adolescenti “tentatrici”

Lei scrive:

Ciao Eretica,
ti scrivo perché sento che la mia storia debba essere conosciuta.
Perché bisogna smettere di preferire il silenzio ad una lotta, perché se vogliamo vivere in un mondo in cui le donne sono davvero libere di essere ciò che sentono di essere, senza sentirsi giudicate o ostacolate da stereotipi e pregiudizi, si deve combattere.
Bisogna mettersi in gioco, anche se ciò significa soffrire, anche se significa riaprire vecchie ferite.

Prima di entrare nei dettagli bisogna assodare che ci sono diverse forme di maschilismo: esiste il maschilismo evidente, lampante, che salta subito all’occhio ed il maschilismo invisibile, che è quello più subdolo e miete tante vittime quanto quello evidente, ma il problema è che le vittime non si rendono conto di essere tali. Il maschilismo invisibile ti fa credere, attraverso complimenti e lusinghe, di essere speciale, di essere unica, di essere una musa ispiratrice per il tuo amato, capace di donare ispirazione e creatività. Ma nel frattempo non ti accorgi di essere succube di false venerazioni e schiava di una persona che desidera poter avere il controllo su di te.
Ho 17 anni. Sono una ragazza determinata e combatto, quotidianamente, per la parità dei sessi. Penso che il maschilismo esista ancora perché sono le Donne, per prime, a non accorgersi di quanto la nostra società sia cosparsa di ingiustizie, che ormai si reputano normali, nei loro confronti.

Qualche mese fa (era circa metà Aprile 2018) mi è capitato di vivere una storia assurda:

ho incontrato un quarantenne, nel mio paese in Puglia, che era diventato noto per un progetto innovativo riguardante i musei. Io ero fidanzata e lui sposato con due bambini piccoli. Abbiamo iniziato a scriverci per collaborare ad alcuni progetti, ma nel giro di due settimane è degenerato tutto.
Con la scusa dei progetti, iniziò a volermi vedere più assiduamente. Dopo ogni incontro mi scriveva delle sviolinate (“Vorrei ancora essere di fronte a te a parlare, a scherzare, a provocarti. E avrei voluto abbracciarti in un deserto, libero di stringerti come avrei voluto. Sento ancora chiaramente il tuo odore”).

Mi diceva che per la prima volta nella sua vita si sentiva libero di poter essere chiaro, trasparente (“mi muovi il cuore e sferzi il pensiero”), che a me era riuscito a dire cose che a sua moglie non aveva mai detto, mi diceva che con me si sentiva speciale, mi dedicò poesie, mi descrisse come una persona “ricca di spirito”, mi parlò della sua vita personale, della sua infanzia difficile a causa del divorzio dei suoi genitori, della sua voglia di provare “dolore” durante un rapporto sessuale, di quanto soffrisse la sua mente nel non avere uno sbocco costante alla creatività, di quanto fosse bulimico e disperato, di quanto fosse straziante non aver trovato il suo posto nel mondo, di quanto si autodistruggesse con il bisogno di essere amato, di quanto non fosse in grado di “risuonare” con sua moglie perché incapace di comprenderlo.
Insomma, per farla breve, si descriveva come un’ artista sofferente, con un bisogno impellente di essere amato, venerato e adorato.

Un giorno, mi disse che aveva avuto una storia con una diciottenne, mentre si era appena sposato, durata nove anni. Chiesi chi fosse. Lui glissò il discorso svariate volte.
Intanto, la sua presenza diventava quotidiana: mi faceva fare dei giri in macchina tra le campagne pugliesi, mi invitava al cinema (quando feci venire anche il mio ragazzo, lui si alterò dicendomi che “gli stessi film non sono gli stessi a seconda delle persone con cui li guardi”), mi invitava a casa sua dicendomi che dovevo conoscere sua moglie e i bambini, addirittura mise in piedi un Cineforum di punto in bianco “solo per avere più possibilità di avere a che fare con te (sì, l’ho fatto per te, per vederti, per poter stare nello stesso luogo io e te)”, si faceva trovare all’uscita della biblioteca, alla fermata dell’autobus quando rientravo da scuola. Era ovunque. Lui esercitava su di me un’opera di persuasione così complessa, intricata, ambigua, che non mi rendevo nemmeno conto di quanto i miei pensieri, le mie emozioni, la mia quotidianità fosse condizionata dalla sua malsana presenza. Iniziarono i litigi con il mio ragazzo perché lui cercava di aiutarmi e di farmi ragionare su quello che stava succedendo, ma io difendevo a spada tratta tutte le azioni del quarantenne.

Iniziò a definire “storia” quello che c’era tra me e lui, ci definiva un “noi” (“Il legame che si è creato tra di noi, capace di salire e scendere dal gioco alla verità più nuda, è per me qualcosa da difendere e curare, di cui dobbiamo assumerci le responsabilità”), mi disse che avrei dovuto lasciare il mio ragazzo perché tanto ormai non lo amavo più.

Una sera, al rientro dal cinema, mi accompagnò a casa e mi baciò. Rimasi molto confusa e perplessa da quel gesto, anche se era da ingenui e da stupidi non aspettarselo.
Cercai di affrontare l’argomento, anche se era molto difficile parlare con lui in modo chiaro e sincero. Lui sosteneva che tra di noi ci fosse amore. Io gli dissi che l’amore dovrebbe portare felicità, dovrebbe avere rispetto delle persone che si hanno intorno, dovrebbe essere altruista e non egoista, dovrebbe voler la libertà e il rispetto dell’altro. E che bisognava stare attenti a non confondere l’amore con un mero bisogno di un oggetto di desiderio.
Lui mi liquidò dicendo che: “L’amore non è certo quella stronzata responsabilizzante che mi hai spacciato prima, il più felici e rispettosi e la piatta noia disperante della mente e del corpo buttati via in un liquido amniotico di conformismi rassicuranti.”
Nei giorni a seguire chiesi più informazioni riguardo la storia che aveva avuto in passato con la diciottenne perché avevo bisogno di fare chiarezza. Alla fine, con enorme fatica, mi disse il nome. Era una mia amica. Rimasi paralizzata per qualche secondo e finalmente mi svegliai dall’incantesimo.

Incontrai lei e le spiegai, per filo e per segno, quello che mi era successo. Scoprii che la storia con lei non era affatto finita, anzi stava continuando contemporaneamente alla “mia”. Ci confrontammo e realizzammo in pochi secondi che quel quarantenne era davvero malato: viveva all’interno di un suo mondo, nel quale si reputava un grande artista, incompreso dalla moglie e mantenuto in vita grazie ad una musa ispiratrice (in questo caso, gliene servivano due). Purtroppo lei ha avuto conseguenze più gravi delle mie: ancora adesso sta seguendo un percorso terapeutico per ritrovare se stessa e liberarsi dalla subdola sottomissione di lui durata ben nove anni.

Sono sicura che presto anche lei troverà la forza di raccontare ciò che ha vissuto.
Con lui misi fine a tutto. Lo bloccai su qualsiasi social (whatsapp, telegram, facebook). Continuò per settimane a cercarmi (si faceva trovare sotto casa mia, in biblioteca, a scuola e nei posti che frequentavo con i miei amici), mi diceva che sarebbe stato disposto a lasciare la moglie e i bambini per vivere con me, che “avrebbe affrontato le conseguenze del nostro sceglierci”, “i nostri atti sono stati compiuti con la volontà di entrambi. Io ti ho proposto di andare fino in fondo, di farlo da subito, il che vuol dire che tutti i tuoi sospetti e giudizi sulla mia presunta malafede non hanno senso, che tutto è autentico, che la possibilità di rispettare tutti è a portata di mano. […] Chiedimi di tramutare in fatti le mie parole”.

Alla moglie ha raccontato la sua versione dei fatti, dicendo che è stato lui a porre fine a tutto.
La moglie, non vuole la verità. A lei importa solo che la sua famiglia sia, in apparenza, felice. E che nessuno venga a sapere ciò che è successo. Preferisce fingere che non ci sia alcun problema, che suo marito è stato “tentato” da ragazzine.
Lui sta continuando la sua pubblica vita da “artista” buono. E non si direbbe mai che nasconde negli armadi così tanti scheletri. E’ una persona che sa fingere davvero bene e purtroppo quasi nessuno lo conosce per quello che è davvero.
Condivido la mia storia, perché non vorrei mai che diventasse anche la storia di qualcun’altra.
Sprono tutte le persone a fare un percorso di verità su se stessi. E spero che siano sempre meno i casi in cui, invece che isolare il carnefice, facendo gruppo ed essendo solidali, si diano le colpe e le responsabilità alle vittime.
Ringrazio con tutto il cuore le persone che mi sono state vicine in questa difficile esperienza e che mi hanno aiutata a vedere la Verità.

 

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!

Un pensiero riguardo “L’artista quarantenne e le adolescenti “tentatrici””

  1. Cara ragazza,
    ti sono vicina in questa situazione che tu stessa, giustamente,hai definito “assurda”. Sono lieta del fatto che abbia trovato persone, e occasioni, che ti hanno finalmente aiutato ad arrivare alla,seppur dolorosa, verità. Già, perché tutto stava diventando talmente malsano, talmente intricato da poter diventare fagocitante, soprattutto considerata la tua giovane età, e, purtroppo, il velo di omertà che ha contraddistinto tutta la faccenda. Ahimè, non mi sorprende che il ” signore” con il quale hai avuto a che fare possa contare su una salda rete di supporto: c’è una abominevole consuetudine, in questo Paese, che vuole che gli uomini siano sempre compresi, (a volte con una finta aria di compassione), per le loro sporche bravate, e noi donne, siamo invece colpevolizzate di essere troppo provocanti, maliziose, deviate etc… Ritengo non mi serva dirti che si tratta di una giustificazione di comodo, tutta volta a negare il maschilismo e la misoginia dalle quali siamo circondate, e che noi donne abbiamo tra l’altro tutto il diritto di essere maliziose, provocanti, sexy, scandalose etc…Mi resta solo da farti i miei complimenti per la forza d’animo, l’intelligenza, la maturità che hai dimostrato, perché, te l’assicuro, questa storia avrebbe potuto travolgere donne più grandi di te. Tanti auguri per il futuro, un abbraccio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.