Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Buon 2019. Io scelgo di vivere!

Quando non mi reggevo in piedi mi aspettavo che mio padre mi sostenesse. In realtà mi diceva che se ero caduta era colpa mia, dunque avrei dovuto rialzarmi da sola. Se provavo a difendermi quando mi picchiava diceva che lo faceva per colpa mia. Quella parte non era una semplice caduta. Rialzarmi era troppo difficile. Io volevo solo leggere, scrivere, conoscere, vivere. Cominciai a pensare alla fuga fin da adolescente. Ma dove andare? E se lo avessi denunciato? La mia famiglia mi si sarebbe rivoltata contro. Lui era quello che manteneva economicamente tutti. Mi avrebbero trattato come un’appestata. Allora pensai che avrei dovuto attendere fino al termine degli studi ma lui disse che se avessi voluto frequentare l’università avrei dovuto farlo a mie spese. O studiavo da casa o niente. Questo avrebbe prolungato la mia prigionia.

Nel frattempo provavo a vivere la mia adolescenza come qualunque altra ragazza della mia età. Mi innamorai di un improbabile principe azzurro il quale mostrava aggressività verso il mondo. Io pensavo che non l’avrebbe mai rivolta contro di me. Era disposto a liberarmi dal pesante giogo violento causato da una famiglia disfunzionale. Gli credetti e pensai fosse una ottima scorciatoia. Con lui avrei potuto continuare a leggere, conoscere, scrivere. Divenne il mio salvatore, pronto a criticare mio padre e a coccolarmi per ogni schiaffo ricevuto. Quello che allora non sapevo è che il principe azzurro non esiste e che anche mio padre, a modo suo, pensava di voler difendermi dai mostri esterni. Quelli interni, invece.

Quando fuggii con il mio principe all’inizio mi sentii davvero salva. Poi cominciò a picchiarmi. Scrivere, conoscere e leggere non erano gli interessi che lui voleva io coltivassi. L’indipendenza ha sempre un limite quando vorresti ottenerla attraverso un salvatore qualsiasi. Quel salvatore potrebbe diventare presto il tuo carnefice. Tutto gli è dovuto. A lui tutto era dovuto. Di cosa potevo lamentarmi dunque? Sposa bambina, picchiata e incerta. Ancora non sapevo dove andare. Mio padre litigò con il mio principe e mi offrì la salvezza. Il bue che dice cornuto all’asino, insomma.

Ma era stata tutta colpa mia. Me l’ero cercata, me la sono voluta. Era colpa mia. E’ colpa mia. Mi ero illusa del fatto che il principe potesse essere solo un bel principe. Non avevo pensato che il principe è anche il mostro de la bella e la bestia e che io non ero una ragazza che sapeva guarire i mostri. Dunque era ancora una volta colpa mia. Ero io a non essere capace di rendere gli uomini attorno a me più gentili nei miei confronti.

Quando cominciai a pensare che la mia libertà sarebbe iniziata quando non avrei più permesso nessuna colonizzazione ero già grande. Lavorare fu una alternativa al completamento degli studi. Guadagnavo il mio misero stipendio e riuscivo a stento ad arrivare a fine mese ma, date le esperienze precedenti, tutto mi sembrava roseo. Incontrai un uomo che diceva di voler essermi necessario. Un altro salvatore che ambiva a servizi sessuali a pagamento. Mi portava regali e quando smise di portarli fu sempre colpa mia. Non volevo stare con lui. Non volevo essere salvata. Volevo che il nostro contratto fosse chiaro e limitato rispetto all’influenza che avrebbe avuto nella mia vita. Ammiro le prostitute che sanno come rendere temporaneo un incarico di lavoro che altri pretendono di estendere a vita.

Un altro uomo prese il posto del precedente e non accennava a lamentele per la mia precaria indipendenza economica. Quando perdetti il lavoro però tutto iniziò ad essermi familiare. Si trasformò in salvatore e poi nel mostro. Le persone che hanno potere su di te non sanno fare altro che tenerti sotto scacco. E le persone non cambiano. Mostrano il loro vero volto nel momento in cui tu sei più fragile. Era stata ancora colpa mia. Mi ero fidata. Mi ero affidata. Non avevo mai potuto mettermi alla prova per capire se anch’io nelle stesse condizioni mi sarei comportata come lui. A tante donne non è permesso mantenere i propri partner e così capire se riusciranno a non dominarli a propria volta. E quando le donne sono necessarie, nella cura di figli e familiari ammalati, non so mai quanto riescano a discostarsi dato modelli autoritari.

Quando ebbi una figlia si complicò tutto ma la parte più difficile fu dovergli insegnare a diventare una donna indipendente, a non credere alle favole e a comprendere che lei non avrebbe mai potuto e dovuto salvare la bestia o non avrebbe potuto e dovuto aspettare di essere salvata da un principe. Chi dice di volerti salvare poi esercita un potere su di te. Questo oggi mi è chiaro. Mia figlia disse che voleva una stabilità familiare. Che non sarebbe mai stata come me perché lei credeva nell’amore. E quando una figlia ti dice tutto questo non puoi davvero fare niente per farle cambiare idea. Chi ero io, in fondo? Nessuno. Non potevo demolire le sue illusioni, anche se l’avessero portata al massimo ad un rapporto in cui lei si sarebbe già sentita fortunata a non essere picchiata.

Nel senso che più la nostra consapevolezza di donne aumenta e più ci pigliamo per il culo. Il fine della nostra ricerca perciò diventa quello di scovare un partner che sia meno sbagliato possibile. Accontentarsi era la parola d’ordine. Mia figlia disse che io ero cinica e che lei non si accontentava. Lei era semplicemente una donna innamorata e l’amore vale più di tutto.

Io ero ancora lì a fare esami di coscienza. Ma chi mi aveva insegnato ad aspettare un principe? Chi aveva mentito al riguardo? Chi mi aveva messo in testa che io avrei potuto salvare la bestia? Chi? Era davvero tutta colpa mia? E cosa c’era di coerente negli insegnamenti di mio padre? Niente. Il nulla assoluto.

Però avevo cercato disperatamente l’amore, perché non mi ero mai realmente sentita amata. Non mi sentivo apprezzata, valorizzata, non capivo che l’unica sicurezza possibile da ricercare doveva arrivare attraverso me e me soltanto. Ma apprezzavo ugualmente il fatto che lui sapeva niente meno lavare i piatti. Sapeva farsi il bucato, ovvero metterlo in lavatrice e poi stenderlo. Sapeva massaggiarmi i piedi e non mi feriva più del necessario. Pessima e ingrata donna che non sono altro. Lui aveva un modo di fare che mi mandava in confusione. Non mi picchiava ma era ugualmente autoritario. I suoi erano ricatti psicologici in piena regola. Per il mio bene accettai di allontanare un’amica che secondo lui mi avrebbe portato su una strada sbagliata. Non era l’amica giusta per me. Solo perché era critica nei suoi confronti e lui non poteva sopportare le critiche.

Mi fece abbandonare un corso di scrittura perché dovevo crescere, così disse. Chi mai sognerebbe di diventare una scrittrice ad un’età così improbabile? Trentotto anni sono troppi, diceva. Se avessi continuato a coltivare i miei sogni avrei commesso un gravissimo errore. Meglio adeguarsi ad una vita senza aspirazioni, così avrei preso atto della realtà e mi sarei finalmente resa conto che l’unico a poter soddisfare i miei sogni fosse lui. Un giorno disse che la mia vita era un pasticcio e che le mie delusioni erano frutto delle mie scelte. Era tutta colpa mia. Sempre colpa mia. Se lo vuoi ce la puoi fare, diceva, ripetendo il mantra del perfetto guardiano liberale. Avevo voluto un uomo che almeno sapesse lavare i piatti. Si sentiva un santo solo per questo. Io lo ritenevo un santo solo per questo. Mi era bastato poco per pensare di aver trovato la persona giusta per me. Non lo era e io mi sentivo ancora intrappolata nel desiderio di essere salvata.

Ma come potevo salvarmi da sola in una società che metteva le donne sempre all’ultimo posto della vita sociale? Il lavoro? Prima agli uomini che non possono di fatto essere ingravidati. Le possibilità economiche? Non appartenevano alle donne. Il fatto di voler essere aiutata a realizzare i miei sogni? Non era altro che un modo diverso di credere alle favole. Nessuno ti aiuta a diventare indipendente e soddisfatta. Se diventassi tale ti renderesti conto di non aver bisogno di un uomo possessivo, frustrato e che scarica la sua insicurezza e ansia su di te.

Perciò è indispensabile che ti lascino credere che se non hai raggiunto delle vette importanti è solo per colpa tua. Non della società che teme le donne indipendenti e realizzate e dunque non disposte a formare famiglie tradizionali con obiettivi tradizionali. La questione per me ad un certo punto diventò semplice: vivere da sottomessa o morire? Essere salvata da un altro principe stronzo o buttarsi giù dalla torre a costo di crepare? Perché a me nessuno aveva dato altre possibilità. Nessuno. E come ottenere un risarcimento dopo tanti falsi principi e tante vere bestie? Anni trascorsi a liberarsi delle sovrastrutture, degli stereotipi sessisti. Anni sprecati per adeguare me stessa agli altri invece che pretendere che altri accettassero me.

Oggi ho quarantasette anni e una figlia di vent’anni sposata con figlio. Dice di essere felice e che non ha voluto continuare gli studi perché lei crede in quello che sta facendo. Io ne sono molto felice. Le persone vogliono cose diverse ma a lei è stato garantito il privilegio dato a chi percorre strade già segnate. Chi si adegua vive e chi non si adegua muore. Io non ho mai avuto nessun privilegio e anche questo è un dato di fatto. Alla fine del 2018 ho pensato che sarebbe stato meglio per me morire. Niente più sogni, niente più speranze. Poi mi sono detta che le speranze sono sopravvalutate e che è meglio vivere con tanta consapevolezza, guardando al passato come ad una lunga esperienza dalla quale hai tratto molti insegnamenti. La rabbia per aver sprecato così tanto tempo nella mia unica vita, dato che non credo nell’aldilà e nella reincarnazione, quella resta. Sono nata nel mondo sbagliato, nella famiglia sbagliata. Molte altre nasceranno nel mondo sbagliato e nella famiglia sbagliata e penseranno sempre, per ogni cosa scelta “sbagliata”, che sarà solo colpa loro.

Forse dovrei continuare a vivere per svelare quello che ho scoperto. Forse dovrei combattere perché altre non debbano vivere quello che ho vissuto io. Forse dovrei.

Ecco il mio intento per il 2019

Non morirò ma, senza presunzione, proverò a dire che le bestie sono solo bestie e che i principi non esistono. Esistono principesse che combattono per ottenere la libertà di scegliere dove e con chi stare. Cosa fare, che mestiere esercitare. Esistete tutte voi e cercherò di comunicarvi che la vostra esistenza non dovrà dipendere da nessuno.

Buon anno

da Cinzia

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