Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Buon 2019 a chi smetterà di odiare le persone discriminate

Del 2018, come di tutti i periodi trascorsi da poco, ricordo le cose più brutte. Più in là forse potrò pensarla diversamente e guardarmi indietro sublimando quel che è stato, così come altri oggi dicono che era meglio quando c’era Mussolini. Misogino e sessista lui e misogini e sessisti i cloni di oggi, quelli che pensano che basti evocare il “nuovo” per essere accolti come raccolto fresco di frutti che in realtà sono già marci all’origine.

Perciò spero per il 2019 qualcosa di diverso. Lo vorrei già nel presente a dire la verità. Vorrei i maschilisti si vergognassero quando emettono rutti contro tutto ciò che non capiscono, quando istigano all’odio contro le donne. Chi ce l’ha con le donne piuttosto spesso ce l’ha anche con gli stranieri e i gay e le lesbiche e le persone trans e ce l’ha con i figli delle coppie gay. Non si può valutare l’odio inserendo ogni porzione in uno schema. O guardi tutto assieme o rischi di non vedere il senso delle lotte da portate avanti. Perciò vorrei che si pensasse al 2018 anche in modo positivo, per la consapevolezza di tante femministe, tante donne, tante persone dedite ad affrontare i problemi senza incasellarli secondo quel che conviene di più.

Per il 2019 spero in un anno in cui gli antiabortisti soffrano del dolore di un parto non voluto. Un anno in cui i razzisti possano vergognarsi per aver buttato in mezzo alla strada tante famiglie migranti per via del decreto in-sicurezza voluto dalla Lega. Sarà un anno in cui gli omofobi diverranno, forse, in minoranza e i misogini saranno scherniti dappertutto, a cominciare da questo spazio che li schernisce da tempo.

Lungi da me augurare utopie, quello che spero, seriamente, è di vedere crescere la rabbia in tutte le persone discriminate. Vorrei vederle scendere in piazza e mostrare la poesia delle idee prive di qualunque elemento d’odio a parte quello che è necessario provare nei confronti di chi vive beandosi delle sofferenze altrui, a volte imponendole senza il minimo rimorso.

Istigatori d’odio ce ne sono tanti, tutti pronti a togliere consenso sociale a persone che hanno diritto ad esistere ed essere liberi di scegliere. Scegliere se essere madri o meno, se abortire oppure no, se essere sessualmente attratte dal proprio sesso o anche no, se essere genitori di bambini avuti grazie alla gestazione per altri oppure no, se essere pronti a migrare in qualunque direzione o restare dove si è nati. L’odio si paga a caro prezzo e dovremmo tutti lottare affinché smetta di essere giustificato da chi vende balle al popolo I-ta-lia-no lasciandogli pensare che se odieranno di più avranno ricompense dal cielo, dalla terra, dai governi che non dovrebbero stare in cielo e neppure in terra.

Vi lamentate? Ma su. E’ solo il non-politically-correct usato ad arte che voi usate per sdoganare parole sessiste, razziste, omofobe e fasciste. Vorrei che nel 2019 lo rivolgessimo contro chi ne fa un cattivo uso. Per esempio: a tutti gli antiabortisti credo vada dedicato un gesto noto come l’alzata del dito medio. Troppo poco? Potremmo cospargere il terreno sul quale passano di ostacoli, di colla appiccicosa, per dimostrare cos’è per una donna una vita fatta di perenni obiezioni alle proprie libere scelte. Tutti i razzisti dovrebbero essere indagati a fondo, scientificamente, per poi scoprire che tutte le etnie, le razze, tutti i colori e i linguaggi e ogni altra perfida forma di caratterizzazione degli esseri umani, arrivano dritti dall’Africa.

I sessisti dovrebbero vivere almeno un anno da donne e gli etero un anno da gay o lesbiche o trans. Tutte le donne, finanche lesbiche, e tutti gli uomini impegnati a rendere invisibili i figli delle coppie gay dovrebbero sperimentare l’invisibilità in prima persona. Perché è questo che spetta alle persone che vogliono che i bambini rimangano senza diritti. Non c’è differenza tra quelli che vorrebbero i bambini neri fuori dalle scuole dei bianchi o stigmatizzati per la propria origine, con tanto affetto per i figli e le figlie di puttana, e quegli altri figli di coppie gay fuori da ogni decente riconoscimento di diritti.

Mi verrebbe da chiedere ad Arcilesbica, per esempio, cosa pretende quando si batte per invisibilizzare quei bambini. Li vorrebbe mandare indietro? Restituire al mittente? Ad una donna che non vuole fargli da madre e che li ha partoriti scegliendo fossero destinati a genitori gay? E cosa pretendono alcune donne quando si oppongono alle libere scelte delle donne, inclusa quella di voler ottenere rispetto per qualunque loro scelta? Vorrei allora che il 2019 fosse l’anno in cui si smettesse di dire che esistono genitori di serie A e altri di serie B. Che alcune genitrici lesbiche o sedicenti femministe sono migliori di genitori gay, più moralmente taggate dall’universo. Più con lo sguardo rivolto alle stelle. Tradurrei in stalle, con tutto il rispetto per le stalle.

Con queste donne non voglio trovarmi a fianco, non l’ho voluto nel 2018 e non lo vorrò neppure nel 2019. L’anno che verrà dovrà essere inclusivo, di generi, scelte, orientamenti sessuali, colori della pelle. Voglio un femminismo trans-inclusivo, perché tra chi istiga all’odio, alla paura, ci sono altre cosiddette “femministe” che dall’alto del ruolo di manutentrici di palle magiche pensano di poter descrivere le trans come usurpatrici del loro ruolo di femmine biologicamente marchiate dall’allevatrice di femmine pure destinate alla vita vera. Non abbiate paura: le trans non ci stupreranno nei bagni, come affermano alcune femministe radicali, quando le inviteremo alle iniziative femministe, perché sono anche le loro iniziative. E le sex workers non vi imporranno di vendere i vostri preziosi corpi perché di fatto non li vendono neppure loro. Vendono servizi sessuali e nel 2019 dovreste aver dovuto almeno ripassare la parte in cui le cosiddette sopravvissute alla tratta che alcune sponsorizzano potrebbero (potrebbero, eh) non avere affatto l’origine di cui parlate. Potrebbe darsi che la vostra crociata contro alcune donne, quelle che non vi piacciono, corrispondano alle crociate di certe catto/redentrici (o redentori) pronte a invisibilizzare quelle che, sopravvissute o meno, non sono disposte a fare tour mondiali per dare visibilità ai loro dogmi.

Prevedo comunque che a pari merito ci sarà una donna pentita di aver abortito che ci svelerà tutta la verità su quello che secondo gli abortisti le donne non dovrebbero scegliere mai. Ci sarà anche un gay pentito di aver avuto un figlio grazie alla Gpa per dare man forte alle lesbiche veramente meritevoli di aver figli della luce divina. Niente procreazione mediamente assistita neppure per loro, dunque. Che i figli li facciano alla vecchia maniera. Chi è vivo è vivo e chi è morto è morto. Ci sarà anche un antirazzista pentito che guiderà le prossime liste elettorali dei razzisti. Racconterà di quanto fosse perverso il piano della sinistra quando gli insegnò i due grammi di solidarietà nei confronti di ogni altro essere umano. E poi ci sarà un musulmano pentito di essere stato tale e un nero pentito di essere nero e una femmina pentita di essere femmina e un terrone pentito di essere terrone e via di questo passo. Ogni grande dimostrazione del pensiero reazionario o equivalente si serve di persone “pentite” di essere qualunque cosa.

Nel 2019 allora vorrei che i prezzi per le persone pentite fossero liberalizzati. Basta con le misere candidature o la misera visibilità in rappresentanza di un branco di persone arrabbiate. Il sindacato della gente pentita vuole molto di più. E come dargli torto?

A capodanno, infine, vogliatevi molto male. Odiatevi fino in fondo. Arriverà un giudizio universale anche per voi. E finirete nello stresso girone infernale di chi vi ricorda perennemente il danno fatto.

Buona lotta a tutt*, che il femminismo intersezionale sia.

Buon inizio 2019.

 

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