Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Volevo suicidarmi e uccidere mia figlia. Non l’ho fatto grazie all’aiuto di molte persone!

Lei scrive:

Ho letto i commenti sotto il post sulla madre che si è lanciata sul Tevere con le figlie. Credo che questo genere di madri abbia commesso un errore tanto quanto i padri che uccidono i figli ma, perché c’è un ma, ci sono delle differenze che credo valga la pena evidenziare.

Mi presento: sono una madre che ha pensato al suicidio. Ho pensato di portare con me anche mia figlia, all’epoca aveva due anni. Oggi è una splendida ragazza di tredici anni. Stavo per fare una cosa terribile e poi ho desistito. I motivi per cui sono riuscita ad andare avanti sono legati alla fine della solitudine. Ero sola, molte donne genitrici lo sono, ma questo non viene tenuto in debita considerazione. So che è una realtà scomoda da raccontare ma per me era così. Non pensavo di possedere mia figlia, temevo invece di lasciarla da sola e che non avrebbe avuto nessuno che badasse a lei. Non potevo sopportare l’idea che lei soffrisse senza di me e io non avevo la forza di andare avanti.

Non ho pensato di portarla con me per sottrarla al mio ex. Se lui fosse stato presente non avrei dovuto preoccuparmi per lei. Non era un dispetto e temo che molti uomini che si suicidano uccidendo anche i propri figli lo facciano proprio per questa ragione. Sono in lotta con le ex per separazioni che non riescono ad accettare e pensano che i figli gli appartengano. Miei e di nessun altro, questo è quello che secondo me pensano. Non lo dico perché mi sento migliore di loro. Immagino che la disperazione sia solo disperazione ma per prevenire quei delitti c’è bisogno di una cultura che condanni il fatto che certi uomini vogliono riaffermare un potere nella coppia uccidendo i figli. Anche le donne lo fanno. Uccidono a volte per togliere i bambini agli ex ma secondo me accade in meno casi. L’interpretazione stessa della tragedia su Medea secondo me più spesso è frutto di banalizzazione.

La maggior parte delle volte leggo di madri sole e – sbagliato o meno – non posso non empatizzare con loro. Per prevenire e salvare quelle vite penso che l’approccio debba essere più complesso. Se ci sono donne che hanno fatto quella scelta, come avrei potuto farla io, allora il punto è proprio quello di cui ho già detto: alle madri serve aiuto. A me serviva aiuto. Ero sola, con una bambina piccola e lui non aveva nessun interesse per la figlia. Lei sarebbe rimasta del tutto sola e non riuscivo a pensare al fatto che sarebbe dovuta restare orfana, chiusa in istituti in cui i bambini non sono trattati bene e poi data in affido a qualcuno che avrebbe speculato sulla sua pelle.

Meglio morta che in quelle condizioni? Certo che no. Ora posso dirlo ma allora vedevo tutto nero e la depressione non mi lasciava spazio per sognare e sperare per lei qualcosa di diverso. Non credevo nel futuro e non avevo prove per cui potessi fidarmi di altre persone. Poi ho conosciuto una donna che mi ha consigliato di rivolgermi ad una psicologa la quale ha segnalato il caso ai servizi sociali e per fortuna ho trovato persone comprensive. Temevo che mi avrebbero tolto la potestà ma non è successo. Hanno monitorato la mia vita e quella di mia figlia e mi hanno aiutata a trovare lavoro e un asilo nido che si prendesse cura della bimba in mia assenza. Così ho iniziato a respirare e i brutti pensieri sono andati via. Tutte le persone che ho incontrato non erano quegli ipocriti degli antiabortisti. A loro interessa solo che i bambini nascano e poi non gli interessa nient’altro.

Qualcuno dovrebbe spiegargli che lasciare sola una madre e condannarla nel caso in cui ha cedimenti psicologici ha delle conseguenze. Penso che prima di imporre un figlio, anche se la donna non lo vuole, servirebbe un investimento nei confronti delle donne. Tutte le donne, madri, childfree, qualunque sia la loro scelta, perché se le donne non si sentono supportate difficilmente faranno figli anche se li vogliono e difficilmente riusciranno poi a superare i traumi e la pressione per una responsabilità così forte. Sono convinta di essere stata molto fortunata e forse incide il fatto che io viva in una regione in cui i servizi funzionano. Diversamente avrei potuto fare del male a mia figlia e poi avrebbero rimproverato solo a me di aver compiuto un “gesto di follia”, come dicono nei tg.

L’infanticidio ha cause diverse e io ne sto descrivendo solo una tra le tante. Tutte le persone che uccidono bambini sicuramente vivono disagi di ogni tipo ma credo che vadano analizzate le cause, caso per caso, per sapere come impedire altre morti. Sicuramente le mie parole non mi renderanno popolare ma non mi importa. Ringrazio chi ha il coraggio di ospitarle e divulgarle e spero tanto che le donne che sentono di non farcela più abbiano qualcuno a cui rivolgersi prima di commettere un crimine irreparabile. Spero anche che si smetta di stigmatizzare le “cattive madri” perché non siamo perfette e nessuno dovrebbe metterci pressione per farci pensare di essere sempre “cattive”. Più si fa pesare il senso di colpa e più le madri si sentono schiacciate dal peso di una responsabilità che non pensano di poter affrontare. Ci sono molte madri che si suicidano, per esempio, pensando di non essere all’altezza del compito e che i loro figli vivranno meglio con altre persone. Perciò non li uccidono. Anche questo ha una causa e potete trovarla nella retorica di chi pensa che le donne, per sentirsi realizzate, debbano solo fare figli.

Molte persone non sanno quanto sia difficile e quanto in realtà sia necessario che le donne mettano al mondo figli solo quando ne sono realmente convinte. Tuttavia può succedere in ogni caso. Io all’inizio ero convinta ma più passavano i mesi e più mi rendevo conto di quanto fossi sola. Quando ebbi chiaro di non poter fare la madre perfetta ero al quinto mese di gravidanza, troppo tardi per abortire e leggendo le parole degli antiabortisti mi sono sempre chiesta quanto essi abbiano condizionato le mie scelte prima che arrivasse la fine del terzo mese.

Quando mia figlia sarà più grande io non intendo nasconderle la verità. Credo debba sapere di aver corso un rischio gravissimo. Ha il diritto di conoscere la verità e cercherò di farle comprendere quanto per alcune donne sia bello avere un figlio ma anche quanto sia difficile crescerlo e quanto sia facile sentirsi sole nel frattempo. Vorrei che lei sapesse tutto per poter un giorno comprendere e accettare se stessa, nel caso in cui altri vorranno farla sentire in colpa. Vorrei darle gli strumenti affinché si senta libera di decidere se essere madre o no senza sentirsi sbagliata, perché non dovrà sentirsi tale. Perché non siamo macchine, siamo esseri umani ed è crudele pensare che sia “naturale” crescere un figlio senza avere mai alcun dubbio o cedimento psicologico.

Ringrazio per lo spazio e l’ascolto.

Una donna e una madre serena

 

>>>^^^<<<

Abbatto I Muri vive di lavoro volontario e tutto quello che vedete qui è gratis. Aggiornare e gestire questo spazio è un lavoro che costa tempo e fatica. Se mai vi passasse per la mente di esprimere la vostra gratitudine basta un obolo per un caffè (alla nocciola). :*

Donate Now Button
Grazie davvero a chi vorrà contribuire alla causa!
Annunci

2 pensieri riguardo “Volevo suicidarmi e uccidere mia figlia. Non l’ho fatto grazie all’aiuto di molte persone!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.