Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

A #Catanzaro un altro femminicidio. Ragazze, non sottomettetevi mai a chi non rispetta le vostre scelte

Dopo una notte trascorsa a vomitare, per via di una influenza orribile, provo a riconciliarmi con il presente fino a quando non accendo la tv e sento al tg3 di una donna e del suo nuovo compagno uccisi dall’ex che non poteva sopportare che i due trascorressero un felice natale insieme. Giuro che è quello che in tv hanno detto. Ho sentito di tutto a proposito di pretesti per compiere un femminicidio con vittime collaterali, ma mai avevo ascoltato di un assassino che nomina il natale. Esprimere la solitudine interiore e la disperazione per buon rapporto finito, attraverso l’assassinio, non mi pare una buona cosa. Non è un metodo di comunicazione proprio di chi desidera ascolto. Poteva farselo donare da uno psicologo o da una parente o un amico che  avrebbero dovuto distoglierlo dall’obiettivo e dirgli che tutti abbiamo vissuto, più o meno, momenti tristi, ma mai abbiamo anche lontanamente pensato di ammazzare qualcuno. Semplicemente perché affrontiamo le sofferenze così come tutte le persone dovrebbero fare.

Se una persona dice che vuole andare altrove e vivere con un’altra persona di certo non spetta ad un ex manifestare prepotenza con la pretesa che lei sia sua o di nessun altro. La persona che vuole rifarsi una vita lontana da voi non è proprietà di nessuno e non può subire un delitto d’onore, perché di questo si tratta, commesso da chi non rispetta le sue scelte. Di mezzo ci sono sempre le scelte delle donne, la pretesa che essa si dedichi alla cura di un ex che pretende attenzioni – diciamo così – c’è di mezzo il non rispetto per il diritto di quelle donne a vivere secondo il proprio principio di autodeterminazione.

Dovrei forse commuovermi di fronte ad un assassino che usa il natale per giustificarsi? Perché negare che si tratta sempre e solo della stessa storia? Le donne non sono libere di scegliere altrimenti vengono uccise. Quegli assassinii sono commessi perché non si accetta la libertà di scelta per ogni cosa che le riguarda. Ciò vuol dire che manca una cultura che non legittimi gli assassini a fare quello che vorrebbero fare. Come fosse uno scherzo togliere la vita ad una donna che non ha obbedito agli ordini dell’ex.

Per esempio: le parole sono importanti. Nessun media dovrebbe riportare parole di un assassino dandogli spazio per giustificarsi. L’analisi dovrebbe essere un’alternativa risolutiva affinché si comunichi ciò che fa riflettere di più.

La persona uccisa è una donna. Lei non voleva sottomettersi al volere del suo ex. Lui ha creduto di avere il diritto di ucciderla per ribadire il suo intento proprietario. Allora, le donne non appartengono a nessuno se non a se stesse. Sono libere di esprimere consenso o dissenso quando si parla di relazioni e sessualità. La “gelosia” non è un alibi comprensibile perché è solo un altro tra i tanti pretesti. Quello che si dovrebbe comunicare parlando di donne uccise è la loro capacità di realizzare obiettivi degni di un futuro meraviglioso. La perdita di quelle donne è una cosa difficile da sopportare.

Punto primo: perché i media non parlano dei sogni spezzati delle vittime? Perché invece continuano a dare spazio alla voce di assassini che non capiscono e che useranno qualunque argomento per giustificarsi e ottenere legittimazione sociale?

Punto secondo: si dovrebbe riflettere sul furto di un futuro che lei aveva deciso di vivere senza di lui. Non ci interessa dei sogni infranti dell’assassino. Quello che conta è sapere quanto il mondo ha perso quando l’ennesima vita di una vittima di femminicidio è stata spezzata. Cos’è che voleva fare lei? Quali erano i suoi progetti? Perché umanizzare l’assassino va bene, se proprio volete, ma di fronte a lui la vittima viene invisibilizzata e dei suoi propositi non sapremo mai nulla perché a nessuno interessa approfondire.

Punto terzo: serve parlare dell’autodeterminazione e del diritto a esprimere il proprio consenso. Alle donne questo viene impedito. Ma serve dire alle nostre figlie che abbiamo combattuto e che i media non ci ascoltavano mentre suggerivamo di parlare del nostro diritto alla vita. Ragazze, siete libere di scegliere e ogni vittima di femminicidio è morta per aprire la strada ad altre. Senza di esse nessun desiderio potrebbe mai essere realizzato. Ragazze, un uomo possessivo e violento è pericoloso per la vostra integrità fisica e psicologica. Se non siamo noi a conoscere questo “segreto” e divulgarlo allora chi altri?

Quando le donne non saranno più esibite come trofei, filmate durante uno stupro, stalkerizzate da un ex violento, uccise se non si sottomettono, allora forse si potrà parlare di cultura solidale che dà alle donne l’importanza che realmente hanno. Perché ogni vittima ha combattuto per la sua e nostra libertà. Quella stessa libertà che abbiamo in parte ottenuto grazie a queste lotte.

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