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Quell’uomo è violento perché lo è la sua famiglia

Sono cresciuta in un ambiente piccolo, un paese satellite di una grande città, dove i bambini possono giocare per strada sapendo che non saranno investiti da un’auto. Un ambiente così è perfetto per sperare che un figlio cresca senza traumi. Però è proprio in quel piccolo posto che io ho trovato molte insidie. Perciò quando ho potuto mi sono trasferita al centro della città. Centro rispetto a dove stavo prima.

Quando mi trasferii con mio figlio dovetti fare tutto da sola, come sempre. L’unica cosa che hanno fatto i parenti del mio ex è stata quella di dirmi che non potevo andare da nessuna parte. Non perché fossero disposti ad aiutarmi col bambino. Semplicemente perché non avrebbero potuto più controllarmi.

Essere proprietà di un uomo e di tutta la sua famiglia significa che ogni No e ogni gesto di ribellione sarà punito in qualche modo. I suoi sono sempre quelli che mi hanno detto di non abbandonare l’uomo che mi faceva violenza. Alla fine ho capito perché lui fosse così violento. Immagino quanti ricatti abbia dovuto subire. Il fatto è che, senza volerlo giustificare, la violenza dipende dalla cultura che lui ha assimilato, dalla famiglia che l’ha cresciuto, e nessuno dovrebbe poter dire frasi come “sembrava un bravo ragazzo” perché la violenza si sviluppa in determinati contesti per responsabilità di tutti. La scala va dagli stereotipi sessisti alla convinzione che possesso sia uguale ad amore. Senza metodi di disinnesco nessuno dovrebbe sorprendersi della conclusione ovvia e prevedibile che si sviluppa sotto gli occhi di tutti.

Mi sono ripromessa che mai mio figlio sarebbe cresciuto in quell’ambiente. Per fortuna la legge ancora non prevede – dico “ancora” perché potrebbe cambiare – che la famiglia del padre possa ottenere la custodia di un nipote In assenza della richiesta paterna. Più volte mi hanno ricattato e non per affetto nei confronti del bambino ma, soltanto, perché vogliono avere il controllo su tutto e tutti.

Perciò sono costretta a non dire chiaramente qual è il mio mestiere. Non vendo servizi sessuali nella casa in cui abito con il bambino. Le due vite sono separate. Mio figlio è mio figlio e il lavoro è lavoro. Immaginate se i parenti serpenti lo scoprissero. Sicuramente tenterebbero di infangare la mia credibilità. Non che ci voglia molto. Io non credo di essere insostituibile ma, anzi, sono certa di non essere stata una buona madre. Ma se lasciassi a loro il compito di crescerlo sarebbe come se quello che importa di me è l’utero. Sfornato un figlio prendono quello e non hanno bisogno di me.

Come si fa ad avere fiducia in una famiglia che mi ha sempre detto che ero esagerata nel denunciare le percosse subite. D’altro canto sarebbe semplice plasmare la testa di un bambino educandolo a odiarmi. Io non voglio perderlo. E non voglio che si dica che trascuro mio figlio perché non è così. Dopo le botte e le minacce ecco che quella famiglia dice qualcosa come “tu sei inutile, non sai crescerlo. Lo faremo noi per te”. E io: eccheccazzo. Ma che cazzo, proprio.

Alla prossima

Vostra, Puttana

 

Puttana – Storia vera di una donna “salvata” dalla violenza domestica. Potete leggere tutti i capitoli scritti da questa donna nella categoria Puttana.

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1 pensiero su “Quell’uomo è violento perché lo è la sua famiglia”

  1. Io mi sento molto solidale con te anche se so benissimo che ci sono moltissime donne che leggendoti pensano proprio lo pseudonimo che metti alla fine. Ho conosciuto uomini così, l’ho scampata per un pelo, ce ne sono tantissimi in giro e frequentano trasversalmente ogni ambiente, per cui è difficile identificarli se non impari a conoscerli in maniera un pò più approfondita. Perchè sento girare di quelle ca*** che veramente chiedo, se c’è qualcuno che legge, un intervento SERIO da parte di psicoteraputi/e e/o psichiatri/e. Un intervento che metta confini chiari e netti tra “sensibilità” e “fragilità narcisistica”, soprattutto. Perchè intorno vedo aumentare crocerossine che si mettono insieme a uomini piangneti ed elemosinanti tenerezza ed affetto come bambini mai cresciuti, uno di questi pochi mesi ha ucciso la compagna che era cascata nella rete e poi si è suicidato; impressionante quante donne adulte lo coccolavano e consolavano, prima che trovasse colei che decise di fargli da seconda mamma. Queste dinamiche mio malgrado mi sono trovata a doverle sviscerare a fondo. Donne, ragazze, ma anche uomini eh, la sensibilità è per pochi, occorre che di base ci sia un sano egoismo e amore (maturo) per se stessi, allora la sensibilità è quasi automatica, ma non fatta certo di piagnistei e vittimismo, anzi, sotto ci vogliono due palle così. Perchè per occuparsi di ingiustizie, ad esempio, ci vogliono palle. E anche per molti altri tipi di sensibilità AUTENTICA. L’amore nella nostra società richiede farsi una scorza dura, perchè va contro la morale dominante. E prevede che una persona sia in grado di reggersi sulle proprie gambe non solo economicamente ma soprattutto psicologicamente. Ci sono uomini che nemmeno a 50 anni hanno fatto il distacco dalla Mamma. E non vedono nulla che vada oltre il loro piccolo mondo antico. A dispetto di un’apparenza che magari è il contrario. Un’altra cosa mi sento dire, supportata dalla mia esperienza: i maschi che fanno sesso e lo vivono bene, anche in modo libero, non possessivo, non diventano mai violenti; gli altri sì: ci sono uomini che uccidono perchè hanno paura di dover confrontarsi al bar e dire che gli tocca pagare una donna o che vanno sempre in bianco. A dispetto di quello che dicono certe “femministe” che mi ricordano tanto le perpetue di una volta.

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