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Allattamento al seno: una narrazione differente

Premetto che io sto allattando una bambina da otto mesi, quindi conosco i benefici dell’allattamento materno e le comodità che spesso offre; tuttavia, credo che a questo proposito venga offerta un’informazione parziale, il cui unico obiettivo è quello di dire che l’allattamento al seno è giusto e tutto il resto è insufficiente.

Da alcuni anni, infatti, si assiste ad una campagna martellante da parte di ostetriche, pediatri e mondo ospedaliero in generale a favore dell’allattamento al seno a richiesta e a termine: campagna sacrosanta, ma poco attenta alle esigenze delle donne. O almeno, di quelle donne che prima di sentirsi mammiferi si sentono persone.

I corollari generati da questa campagna medica e mediatica sono tutta una serie di discussioni portate avanti dalle madri a proposito di presunte discriminazioni nell’allattamento in pubblico o nella pratica dell’allattamento di bambini grandicelli e assalti contro chi si permette di dire che non trova che l’allattamento sia un’esperienza esaltante e che preferirebbe terminarlo.
Innanzitutto, io credo che questo modo di affrontare la questione sia pericoloso da un punto di vista culturale, perché porta con sé un retaggio antico di legame tra maternità e natura che rischia di sfociare in una pericolosa retorica del sacrificio materno.

Inoltre, io rivendico la diffusione di un’informazione corretta e non unilaterale: tutti si affannano ad aiutare le neomamme ad avviare e proseguire l’allattamento, anche senza che nessuno chieda nulla, ma nessuno aiuta una donna che lo chiede a trovare strategie e a prendere misure che le permettano di smettere di allattare senza problemi per lei e per il bambino. Il mio caso è esemplificativo: ho partorito ad aprile e la nascita di mia figlia mi ha portata a riposizionare la mia identità, ma sono comunque rimasta una donna lavoratrice e con grandi interessi fuori dalle mura domestiche. Ho avviato l’allattamento senza problemi particolari e ho allattato a richiesta ed in maniera esclusiva per sei mesi, senza che mia figlia assumesse altri liquidi o utilizzasse il ciuccio. In particolare in questa fase, l’allattamento per me non è stato sinonimo di libertà, ma mi ha costretta a sacrificarmi perché non ho trovato comodo allattare fuori casa in qualsiasi momento la bambina lo avesse voluto: contro la retorica della comodità dell’allattamento al seno, avrei preferito avere degli orari e organizzare la mia vita in funzione di questi.

Mi sarei sentita più libera. Adesso mia figlia ha iniziato e sta proseguendo lo svezzamento, ma ancora richiede di allattare durante la notte e questo per me è diventato massacrante: tra il lavoro e le notti insonni o trascorse in posizioni estremamente scomode, sono al limite delle forze. Vorrei progressivamente smettere di allattare, ma ogni volta che provo a dirlo ricevo sguardi di compatimento o commenti tesi ad esaltare il legame madre-figlio che l’allattamento favorirebbe. Insomma: nessun sostegno psicologico e nessun consiglio pratico, in particolar modo da parte degli operatori sanitari. Come deve fare una madre a farsi aiutare a compiere una scelta libera che non sia quella favorita dalla narrazione dominante?

Io credo che riflettere anche su questo sia un tassello importante per la costruzione di una visione di genere più corretta della nostra società.

Grazie!
Germana

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4 pensieri su “Allattamento al seno: una narrazione differente”

  1. Forse non conosce cos’è una IbCLC.Il ruolo dello specialista Ibclc in questo
    contesto risiede innanzitutto nel rispettare l’autonomia della donna e nel fare in modo che ella possa scegliere e decidere nel rispetto della specifica situazione, dei propri valori e preferenze.

  2. Salve Germana,
    Sono mamma di una bimba di 13 mesi. Hai ragione jn tutto, Mia figlai L’ho allattata al seno esclusivamente per 6 mesi. Appena iniziato lo svezzamento è stata lei stessa a chiedermi sempre meno il seno ed io evitavo di offrirglielo, fino al Punto di non allattarla più. Anche per me l’allattamento è stato pesante, mi è anche venuta un po’ di anemia e ho perso molti capelli..quindi ringrazio che abbia smesso da sola. Anche lei niente ciuccio.. non le è mai piaciuto…

  3. Non ho figli ma onestamente credo l’allattamento non sia per tutte. Come qualunque aspetto fisiologico della vita viene affrontato non solo in quanto animali mammiferi ma in quanto individui, essere umani. Io credo d non essere molto in contatto con il mio aspetto animale. Ad esempio, vivo al’estero per lavoro e quando mio marito viene a trovarmi non riesco a lasciarmi andare e godere a pieno del sesso se il coinquilino/coinquilina di turno è nell’altra stanza. Per me il sesso è preparato da una serata con diaogo di qualità, buon vino e soprattutto privacy. Per la mia attuale coinquilina è molto diverso, purtroppo. Ho un senso del pudore dato dal fatto che il mio corpo è mio. Non credo che cambierei totalmente avessi un figlio. Mia cognata ha allattato la prima figlia anche a tavola davanti a tutti e senza coprirsi. Probabilmente si sentiva la Madonna con bambino ma a me sembrava una mucca (senza offesa per le mucche). Dopo aver visitato mia cognata in ospedale mio suocero commentò, in sua assenza, che aveva delle tette enormi e sicuramente avrebbe avuto molto latte. L’idea che chiunque possa fare un commento sul mio corpo che non sia “Che donna elegante” mi farebbe venir voglia di staccare la lingua al malcapitato.
    Inoltre, veniamo ormai educate come i maschi ed onestamente non ci vedo nulla di male se una mamma da il biberon per essere di nuovo se stessa…
    Ho visto donne cambiare per amore di un uomo. Io amo un uomo (mio marito) che mi ha permesso di essere me stessa più pienamente.
    Per me il modello di maternità è mia madre. Me la ricordo (io avevo sei anni e mio fratello era piccolo) con capelli lucenti e ben pettinati, vestiti carini ed il sorriso sulle labbra. Mi ricordo le passeggiate con mio fratello nella carrozzina ed io che trotterellandole a fianco imparavo a leggere. Non aveva quell’aria da martire che vedo in molte mamme oggi. Non aveva vestiti brutti, capelli scomposti e l’aria sfatta. Non è diventata una cuoca provetta, una malata del pulito, ma da insegnante quale è amava leggermi fiabe e favole e mi ha insegnato ad usare l’immaginazione.
    Se un biberon le ha permesso questo, bhe allora ben venga. E sia io vhe mio fratello, non allattati al seno, siamo ancora vivi.

  4. Io non ho mai allattato. Pensate voi che facce fanno. In questo pero’ sta a te credere in te. Se ti guardano in modo strano sorrisi e scegli secondo quello che ti pare giusto. Tanto ti guarderanno male per tanto altro.
    Lo so e’ odioso ma tu sai cosa e’ meglio per te. Tua figlia non sara’ mai felice con una mamma troppo stanca e che fa cose per non essere fulminata dalle altre mamme.
    Sii la mamma che vuoi essere.

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