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La mamma bambina e la mia storia di aborto

Ospedale. Reparto maternità. Io stavo per abortire. Su un altro letto ecco una sedicenne con le doglie. Tempo un paio d’ore e partorisce un bambino di quattro chili e mezzo. Accanto a lei sua madre, poco più che trentenne. Anche lei ha avuto una figlia tanto precocemente. La ragazza lamenta forti dolori. La donna è intenta a rimirare le proprie forme. Un pantalone aderente, una camicia scollata, trucco fortissimo. Niente di male, è una bella donna e lo mostra al mondo. Poi prende il piccolo in braccio e gli lascia una traccia di rossetto sulla fronte. Fosse stato mio figlio l’avrei mandata ‘affanculo.

Questo succede, credo, quando diventi una madre bambina. La donna si vanta di voler tenere la ragazza in casa. I figli sono una benedizione e cazzate varie. Lei e il marito terranno figlia e nipote in casa. Del padre del piccolo non c’è traccia. La mia postazione è scarna, incolore, grigia. La postazione della ragazza trabocca di fiocchi azzurri, copertine azzurre, accessori azzurri. Perfino il biberon e il tiralatte sono azzurri. Se nutri un bambino con un biberon rosa gli contagi il gender, di sicuro.

Tra stereotipi e parole in un italiano stentato vedo quella famiglia con pensieri ignoranti stampati sulla nuvoletta dei fumetti. Sono snob? Non lo so. La donna dice che sua figlia è una brava ragazza. Essere rimasta incinta a quindici anni non è segno di leggerezza. Come se io le avessi chiesto di descrivermi tanti particolari. Ad un certo punto arrivano a prendermi, segue l’anestesia e poi l’aborto. Torno in stanza e il bambino piange. La ragazza non sa dargli il latte. La donna la istruisce su metodi dettati dalla propria esperienza. Alla fine l’allattamento prosegue con meno strazio e dolore.

Io mi risveglio del tutto e attendo qualche ora prima di essere dimessa. La donna dice che è un peccato non fare un figlio quando te lo manda il cielo. Dico che me l’ha mandato un uomo che non si è concentrato sull’efficienza del preservativo. Lei sembra capire ma dopo aver cullato il nipote, ancora in piena fase di rigurgito, lo scaraventa tra le braccia della ragazza perché deve fumare. C’è un balcone e mentre fuma parla ad alta voce al telefono per descrivere le meraviglie di quel parto. La ragazza è stanca, vuole dormire. Il bambino finisce nella culla e lei chiude gli occhi.

Io guardo il bambino e mi chiedo come sarebbe stato se avessi portato avanti la gravidanza. Meglio non chiedermelo. Ho deciso per responsabilità e perché fare la madre non mi sarebbe piaciuto. Ne sono certa. Non è difficile dirlo a te stessa quando accetti i tuoi limiti. Io conosco i miei e so che non voglio rinunciare alla mia indipendenza e al tempo per me. Non ho sedici anni e non devo colmare alcuna voglia di essere protagonista per un giorno. Voglio continuare a vivere senza l’invadenza di nessuno.

Non sopporto i parenti impiccioni e men che meno quelli che hanno tanto da dirti su come far crescere un figlio. Le imposizioni sociali mi stanno strette, perciò mi chiamo fuori ogni volta che c’è un invito per una festa comandata. Mi sono pettinata e ho legato i capelli con un elastico giallo. Guardo la mia espressione allo specchio e dico che va tutto bene. Per fortuna non ho avuto io quel figlio di quattro chili e mezzo. Non è naturale far uscire un cocomero da una zona tanto sensibile. Perché farlo?

Per quel che mi riguarda ho già dato e ne ho ricavato solo tante cicatrici e sentimenti negativi. Avessi saputo che non sarei stata una buona madre non avrei neppure pensato di fare un figlio. Dolorante mi dirigo anch’io verso il balcone per fumare una sigaretta. Mi gira un po’ la testa ma per il resto va tutto bene. Quando firmano le mie dimissioni io ho già indossato il mio completo scuro con sciarpa e giacca rosse. La donna e la ragazza litigano sul miglior metodo del mondo per cambiare un pannolino. Non invidio affatto quella ragazza. Avere la madre attorno significa avere vicino una che vuol competere per crescere il bambino togliendo autorevolezza alla ragazza. Sarà dura.

Madre e figlia mi guardano come se mi compatissero. Io sono dispiaciuta per il destino di quella ragazza. Punti di vista. A ciascuno il proprio. Quando esco inspiro ed espiro fermandomi a guardare gli alberi attorno a me. Cerco le chiavi della macchina e dopo un attimo sono alla guida pigiando l’acceleratore per arrivare presto a casa.

Preparo la cena e dopo un po’ arriva il mio compagno. Che è successo oggi? Niente. Non è successo proprio niente, rispondo.

Alessandra

 

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4 pensieri su “La mamma bambina e la mia storia di aborto”

  1. povera ragazza. La aspetta una vita da incubo, con una madre onnipresente e egocentrica che la schiaccia e un figlio sul quale non avra’ alcun controllo, e in ragione del quale non sara’ mai indipendente dalla sua famiglia.

  2. Ciao Alessandra. Ho letto la tua storia incuriosita dal titolo e certa che una storia come ogni storia che viene raccontata possa arricchire, in particolare quando tratta tematiche di cui non si parla proprio tutti i giorni. In particolare sono stata attratta dal titolo: madre bambina, un titolo che mi suona famigliare, perché è lo stesso che mi è stato cucito addosso tanti anni fa. Le storie su noi “madri bambine” sono le più disparate, viaggiano borderline fra la devianza e il degrado sociale. Oppure sono frutto di imposizioni date da una famiglia dabbene che non permetterebbe mai di rifiutare “un dono di Dio”. Io però non sono e non sono mai stata ne una e ne l’altra: ho fatto sesso non protetto a 15 anni e a 16 è nata mia figlia, se da una parte i benpensanti parteggiavano per un aborto riparatore altri poveri illusi hanno pensato che investire su una neonata fosse un modo per accettare il famoso dono di Dio. La verità è che si sbagliavano tutti: forte della mia scelta tre mesi dopo il parto ho ripreso a lavorare, ho lasciato il ragazzo che credevo di amare e ho fatto coming out come lesbica poco tempo dopo. Oggi cresco mia figlia da sola, lavoro un sacco ma faccio anche attivismo politico e collaboro alla direzione di uno dei circoli Lgbt più grandi in Italia. Le madri bambine non sono e non saranno mai né solo madri e ne solo bambine. Non fino a quando ci sarà qualcuno che spiegherà loro che anche se sarà un po’ più dura realizzare i propri sogni, ce la possono fare.

  3. Da donna che non vuole avere figli e che spesso si sente dire che non sa cosa si perde, che i figli sono una gioia (io li considero la forma più illusoria di immortalità), che una donna che non è madre è donna a metà (bentornato medioevo) ti ringrazio per questo post. Mi fanno una tristezza infinita le ragazzine che diventano madri, poi quella di cui hai raccontato avrà vita difficile, con una madre così.
    Ho scoperto il tuo blog tramite Il Fatto Quotidiano, comincerò a leggerti con interesse.

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