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Tempi difficili giovano alle femministe bianche, etero, privilegiate. Noi intersezionali perdiamo visibilità!

Mi scrive una vecchia conoscenza dei tempi in cui il cyberattivismo varcava le frontiere per realizzare progetti comuni grazie ai quali per la prima volta si parlava di lotte femministe e di genere transnazionali. Era una comunità che chattava senza una interfaccia grafica come quelle che conoscete ora. Non esistevano i social network e tra un tentativo e un altro ci si inventava il modo di comunicare le nostre reciproche esperienze attraverso il web. Scrivevamo usando wiki per integrare e tradurre in varie lingue i contenuti che ci interessava condividere e faticavamo a spiegare ad altre attiviste che il web non serviva come vetrina di singoli siti senza connessione né relazione. Faticosamente provammo a creare una rete che oggi è molto più facile realizzare.

Lei si chiama Clara ed è una grandiosa hacktivista che segue le vicende dei femminismi vecchi e nuovi negli Stati Uniti. Provo a tradurre quello che ha scritto perché penso interessi un po’ tutt*.

Cara Eretica, ho letto delle lotte in Italia e della piega fascista e sessista della politica italiana, per questo mi è venuta voglia di scriverti per raccontarti quello che succede dalle mie parti.

Gli Stati Uniti sono da un po’ un laboratorio delle destre estreme. L’elezione di Trump lo dimostra. Quello che non si sa bene è quanto questo incida sulle nostre vite. L’aborto è culturalmente considerato un crimine. Non c’è ospedale o clinica in cui non si trovi un gruppo di persone che cantano inni religiosi. Non c’è iniziativa, presidio, manifestazione, che non venga interrotta dalla polizia che dice di voler proteggerci dall’opposizione che si presenta con fare molto violento. Violenza verbale ma anche fisica. Ci sono state molte aggressioni fasciste contro stranieri (messicani, rifugiati politici del medio oriente, mussulmani residenti). Sono stati aggrediti anche molti compagni antifascisti. Quando le femministe scendono in piazza c’è sempre un gruppo di provocatori misogini che continua a dire che siamo privilegiate.

In realtà devo dirti che il movimento #metoo ci ha tolto un po’ di visibilità perché hanno parlato, per la maggior parte, donne bianche, etero, ricche, privilegiate. Loro sono quelle che fanno più rumore e che pur essendo progressiste non si espongono molto quando si parla di aggressioni razziste. Non esiste un #metoo che parli di questo tipo di aggressioni e delle persecuzioni contro le persone nere o omosessuali. Anche di questo non si parla abbastanza e io vedo crescere nella comunità gay la paura di trovarsi da soli in un vicolo con omofobi assassini. Stiamo vivendo un momento di paura. I diritti civili sono a rischio e non importa se abbiamo avuto un presidente nero o se ci sono donne che vengono descritte come potenti. Quelle donne di sicuro non assomigliano a noi.

Come sai il gruppo di cui faccio parte è composto da persone precarie e come te ci dedichiamo alle lotte intersezionali. Ma in questo momento non siamo molto forti. Se nell’America Latina le donne gridano vendetta per ottenere il diritto all’aborto o almeno leggi contro la violenza di genere, qui da noi in molte si comportano come se avessimo già tutto. Il fatto di essere addormentate con l’illusione di avere diritti che invece ci stanno togliendo non giova alla lotta. Perciò ci sentiamo sole. Non basta dire con un #metoo quante volte siamo state molestate, aggredite e discriminate. Non ci ascolta nessuno. Scendere in piazza è diventata una sfida quasi pericolosa perché nella testa della gente noi siamo le assassine abortiste e siamo anche quelle che a quanto pare vengono viste come odiatrici di uomini.

Il movimento per i diritti degli uomini qui da noi è molto più sviluppato che da voi. Tu dici che da voi è nato negli ultimi 15 anni. Da noi esiste fin dai primi anni ottanta e ora hanno cattedre universitarie, si confondono tra gli studenti per creare una cultura “nuova” che nuova non è. Le studentesse credono a quelle bugie sui privilegi delle donne e sui poveri uomini descritti come vittime. Il backlash gender qui si è sviluppato con prepotenza e arroganza e i conservatori hanno minato la nostra libertà ottenendo sempre più consensi. Quei maschilisti spesso sono anche razzisti, come Trump. Dei messicani e dei mussulmani trattati come criminali non interessa a nessuno. Il mio timore è che si verifichi un nuovo maccartismo con liste di proscrizione nei confronti di donne, gay, messicani e mussulmani che vanno contro l’ordine costituito.

Quello che voglio dire è che mentre nel mondo si sentono gli echi delle denunce via twitter con il #metoo qui, da noi, tutto questo incide molto poco e stiamo subendo una regressione che ha delle conseguenze. La caccia alle streghe è iniziata già da molto e le frammentazioni non aiutano. Sai delle femministe che non vogliono le trans attorno o che odiano i gay perché li giudicano maschilisti (non chiedermi perché, non l’ho capito). Con il #metoo le femministe della seconda onda si sono risvegliate e hanno cavalcato il #metoo per diffondere il loro credo religioso contro le altre femministe come noi.

Quello che posso dirti è che ci stiamo organizzando e che cerchiamo di essere presenti quando è necessario anche se le difficoltà personali ci impongono di tentare di superare la precarietà. Noi non siamo attrici famose né grossi personaggi pubblici. Siamo solo donne che lavorano e che hanno figli, famiglie, sempre in difficoltà per tirare avanti. Bisogna tenere conto del fatto che in tempi così difficili sono le privilegiate ad avere visibilità. Ci rubano la voce e questo forse avviene anche da voi in Italia. Smetto di scrivere altrimenti la mail diventa troppo lunga, però scriviamoci e dimmi cosa succede in Italia e io racconterò quello che succede qui. Ps: sto cercando di contattare le nostre vecchie amiche per capire come stanno e cosa succede lì da loro. Forse potremmo realizzare un progetto in più lingue. Con affetto, Clara.

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