Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa

[Come immagine scelgo l’ombrello rosso, simbolo delle lotte delle sex workers, non a caso]

Mi chiedono se parteciperò alle iniziative contro il ddl Pillon. Nella città in cui vivo c’è già stata un’assemblea partecipata alla quale avrei partecipato anch’io se stessi bene di salute. Sarei andata però solo perché so che nella città in cui abito le compagne, le sorelle, le femministe che conosco non hanno pregiudizi di sorta, non vanno per stereotipi, non sono Terf, femministe radicali trans escludenti, e non sono swerf, femministe radicali sex workers escludenti.

Condivido la lotta perché del ddl 735, leggendolo e analizzandolo da più punti di vista, non condivido niente, ma non posso dimenticare che il femminismo è intersezionale e che le lotte, tutte, dovrebbero essere condivise a partire da un punto di vista che deve essere, per l’appunto, intersezionale.

Purtroppo proprio da chi ha prima detto che il movimento femminista Non Una Di Meno è pro sex workers, da chi ha detto che sarebbe troppo gienderrr perché trans inclusivo, da chi ha perfino sottolineato che nei documenti del movimento si usano troppi asterischi e troppe @ per sostituire vocali da maschile dominante, insomma proprio da chi ha insultato le femministe di Non Una di Meno per varie ragioni, con i soliti metodi antidemocratici usati da Terf e Swerf, il movimento ora viene usato come veicolo strumentale per diffondere non solo critiche condivise ma anche punti di vista totalmente di destra.

Mi riferisco a chi invece che invitare al ragionamento continua a nominare le madri come uniche depositarie del sapere genitoriale e a chi, tra l’altro, fa parte del brutto gruppo che non fa altro che insultarci perché radica quel pensiero nella convinzione che tutte le donne non sono libere se non la pensano come loro, quello stesso gruppo che ha riportato la dialettica femminista ad un conflitto distruttivo anche in materia di Gestazione per Altri. Le donne non possono fare altro se non le madri, altrimenti, così si è detto, si teme la scomparsa della donna e della madre. Queste tesi non sono espresse dalla prima tipa di passaggio ma da un pezzo di movimento lesbico e femminista che combatte strenuamente contro le femministe come me adoperando metodi da bulle che per me sono metodi fascisti.

Perché dico questo? Perché la questione del ddl 735, definito Pillon, riporta alla scorretta diffusione del discorso della madre che deve stare con il figlio e con il figlio che deve stare con la madre sempre e per sempre. La difesa va solo alle mamme lesbiche perché i genitori gay invece, entrambi definiti in senso papà-fobico “padri”, perché maschi, sommando a tale definizione tutti i pregiudizi possibili. Dal fatto che i padri sono incapaci, che la loro attenzione nei confronti dei figli è sempre dubbia, e si parla di tutto ciò senza considerare che i padri non sono più quelli di 50 anni fa.

Rispetto chi decide di fare questo percorso comune con persone che io evito molto volentieri ma, per quel che mi riguarda, le mie compagne di percorso non possono essere delle donne che per me sono fasciste, nei metodi e nella sostanza. Non hanno alcun spirito libertario, continuano a sovradeterminare le donne che non la pensano come loro e continuano a farsi inappropriatamente portavoci di un movimento di donne che non le ha mai elette come tali. Non le scelgo come compagne di percorso perché conosco le ambiguità del “movimento” che critica i padri a prescindere (non solo quelli violenti, affatto – vedi insulti ai padri gay) e che prevarica trans, sex workers, gay, donne che scelgono di prestarsi per la gestazione per altre.

Si parte sempre dalla considerazione che il corpo non è mio e lo gestiscono loro e io mi rifiuto di viaggiare allineata con chi ci insulta tutti i giorni, con chi non rispetta la soggettività di donne che non la pensano come loro e che da anni ormai sono adinolfiane al punto da definire pericoloso il “gienderrr” perché le persone trans sarebbero un rischio per le donne (“lo fanno per entrare nei bagni delle donne e stuprarle”, hanno detto. e non aggiungo altro…). Tutte noi che gravitiamo nell’area femminista sappiamo di che si parla. Perciò io – mi permetto di dire, rispettando il lavoro di coordinamento delle compagne – avrei quantomeno premesso, dapprincipio, che imprescindibile avrebbe dovuto essere il rispetto per tutte le soggettività. Diversamente non vedo come io possa dialogare con chi non fa altro che tentare di portare acqua al proprio mulino.

Da domani, esse, legittimate dalle piazze si sentiranno più forti nel negare il “genere”, nel riproporre riduzionismi biologici, nell’offendere le sex workers, le persone trans, i genitori gay e ogni donna che non esegue il loro preciso volere. Ebbene, io quella legittimazione non gliela do. Con rispetto e amore nei confronti di tutte le compagne di percorso che invece sanno tutto questo e non acriticamente scelgono di esserci.

Un abbraccio a tutte e spero di aver espresso chiaramente quello che penso. Buona lotta domani e che il ddl Pillon sparisca dalla nostra vista e dalle nostre vite.

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1 pensiero su “Iniziative contro il #ddlPillon: non faccio lotte con Terf, Swerf e anti/gpa”

  1. non se ne può più dell MADRE con la maiuscola. di tutta questa retorica sul “femminile”. ( che rasenta il sentimento di onnipotenza, mentre in realtà è una gabbia). non si tratta mica di sostituire un potere con un altro (tra l’altro in perfetta sintonia con il pensiero patriarcale). a me questo interessa davvero poco sinceramente, mi interessa costruire ALTRO..

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