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Storia dell’Isteria. La scienza può essere sessista!

Questo è un articolo di Mitsu Sahay (QUI il link al pezzo originale)

Grazie a Rossella per la segnalazione e a Federico per la traduzione

Google definisce l’isteria come una “incontrollabile o esagerata emozione o eccitamento”.
è un aggeggivo comune e di solito utilizzato per descrivere le donne che esprimono una qualsiasi emozione come rabbia, tristezza, o shock.
E’ uno dei molti termini usati per sminuire le emozioni delle donne.
Un piccolo approfondimento nella storia della parola “isteria” ci conduce lungo l’oscuro percorso della subordinazione della donna nel medio evo e come il termine mantenga ancora le connotazioni iper sessiste che aveva un tempo.

Lasciando ovviamente perdere l’ambito delle scritture religiose, possiamo dire che nemmeno
campi auspicabilmente oggettivi come la scienza e la medicina siano esenti dal patriarcato.
Sin dalle origini, ciascuno di questi ambienti è stato dominato dagli uomini, in accordo col mito che vede l’uomo come “più oggettivo” e “più incline alle scienze”. Questo porta a studi scientifici gravati da un notevole bias legato al genere, anche se propugnati alla luce del mito dell’oggettività.

L’oggettività, in questo caso diventa una miscela di sfaccettature del patriarcato, verso cui
la maggioranza degli scienziati maschi sono del tutto ciechi. Il caso dell’isteria è il perfetto esempio per illustrare come persino ambiti oggettivi come la medicina e la scienza sono aggrediti dalle fiamme del sessismo.

—>>>Accusare l’utero

Il termine “isteria” deriva dal greco “HYSTERA”, Utero.
Originariamente denotava la soffocazione isterica, una sorta di asma, ma associandola
all’utero questa divenne una condizione possibile solo nel corpo femminile.
Argonauto Melampus è considerato il precursore del primo approccio verso l’isteria.
Portò avanti la propria spiegazione con l’esempio delle vergini della città greca di Argo,
che avevano disonorato il fallo ed erano fuggite in montagna. Per aver rifiutato di fare
sesso con gli uomini, vennero dichiarate pazze. La teoria era che fosse la mancanza di orgasmi
ad averle portate sull’orlo della pazzia. Dobbiamo anche ricordare che ci si aspettava
che le donne fossero sempre a disposizione degli appetiti sessuali degli uomini,
dato che il sesso era un favore che i maschi concedevano loro.

Platone descrisse l’utero come un essere vivente a sè. Arateus lo descrisse come
“un animale nell’animale”. C’era senza dubbio un forte desiderio di capire il corpo femminile,
di spiegare le distinzioni tra donne e uomini. La scienza fu utilizzata per giustificare
la soggiogazione della donna, dato che era una fonte autorevole tramite cui la società poteva
trovare prova di quel che intendeva credere e far credere.

Jean-Martin Charcot demonstrating hysteria in a patient at the Salpêtrière hospital, 1887. Source: http://www.victorian-era.org

 

Una delle teorie più bizzarre fu fornita da Ippocrate nella sua tesi degli “uteri vaganti”.
Seguiva l’idea dei Platone dell’utero come essere vivente. Tale essere, sentendosi triste e
sfortunato per non aver incontrato la propria controparte maschile, avrebbe preso a vagare per il corpo, premendo contro altri organi.

Hellen King, nel suo brano “once upon a text: Hysteria From Hippocrates” scrive come la minaccia dell’utero vagante fosse usata per affermare il potere sulle donne, circa la riproduzione.
Per mantenersi in salute e libere da questa malattia, la soluzione migliore era infatti quella
di tenerlo sempre occupato con un feto.

Anche se sintomi come il fiato corto potevano essere osservati anche negli uomini, l’utero era per i filosofi greci, la causa di tutti i mali. Era la sede della furbizia di una donna, della sua debolezza e di tutto ciò che poteva minare la struttura della società.

—>>>L’accusa alla femminilità

La tesi di Aristotele, secondo cui “una donna è un uomo mancato” parve ragionevole, in quel periodo ed era concordante con il pilastro cristiano del “peccato originale”. Rapidamente si passò a vedere le donne come creature difettose e mancanti di alcune caratteristiche fondamentali per vivere normalmente. Si pensò addirittura che potessero essere possedute da forze malvagie come i demoni.

Un altro comportamenteo associato all’isteria era l’audacia sessuale.
Esprimere fisicamente desideri sessuali e comportamenti erotici era immorale e le donne che
vi si abbandonavano erano percepite come malate e bisognose di cure mediche, per guarire.
Dato che l’utero era la rappresentazione della femminilità, l’isteria fu la giustificazione per
ritenere le donne intrinsecamente deboli e prone alla malattina mentale, oltre che inabili
all’auto-guarigione completa. Quando una donna riceveva la diagnosi di isteria, era implicitamente accusata del peccato di non procreare.

Victorian advertisment showing a doctor treating woman’s ‘hysteria’ by ‘pelvic massage’ (cura attraverso il massaggio pelvico in seguito sostituito grazie all’invenzione del vibratore). Source: http://www.cataloguemagazine.com.au

 

I rimedi per curare l’isteria, depredarono le donne del diritto di controllare l’ambito sessuale
dei propri corpi. Il rapporto sessuale era considerato la miglior soluzione all’isteria, il che
era anche ben comodo da accettare, dato che tutto quello che poteva portare al matrimonio era sempre più che benvenuto, anche a dispetto della volontà delle persone. La masturbazione non era raccomandata, dato che era un tabù. Il fatto che una donna potessse raggiungere il piacere sessuale da sola era considerato sacrilegio. Questo avrebbe infatti messo a dura prova la posizione dominante dell’uomo come partner. Essere indipendenti era proibito per le donne, in ogni modo.

La sola modalità accettata di penetrazione era androcentrica. Si pensava che lo sperma avesse
proprietà curative quindi i medici guardavano a tutti i tipi di contraccettivi come lesivi della
salute femminile. E se una donna non riusciva ad ottenere soddisfazione dalla penetrazione era catalogata come prona all’isteria. Gli uomini non si prendevano ovviamente la responsabilità della propria inadeguatezza.

—>>>L’accusa alle donne con malattie mentali

L’idea di associare la femminilità al maligno emerse durante il medio evo.
La “possessione” fu aggiunta alla lista dei sintomi dell’isteria. Si credeva che le forze demoniache fossero attratte da esseri melanconici ed inferiori, come le donne, specialmente se single o anziane, dato che non essere sessualmente attive e non essere al servizio del proprio uomo era contro ogni norma. Per questa ragione, molti documenti del tempo descrivono le donne non come “pazienti” ma come la causa stessa della malattia.

Pensatori ed intellettuali del tempo attaccarono l’etichetta di “donne demoniache” alle donne
malate di mente, consolidando il controllo maschie. La ragione di questi comportamenti fu
derubricata come attinente a comportamenti anomali nella sessualità e nella maternità.
Si possono facilmente trarre dei parallelismi con problemi molto più attuali come lo
stigma sulla libertà di scelta di orientamento sessuale, la scelta di non diventare madre, ecc.
Le donne che perseguono cause in tal senso sono ancora considerate ribelli e avverse all’ordine precostituito della società.

Franz Anton Mesmer believed it was a bodily fluid which caused the erratic behavior exclusively in women and would treat his patients with “mesmerism” — essentially hypnotizing them into believing they had been cured. Source: cdn8.littlethings.com

 

L’esorcismo era una cura per l’isteria per i primi Cristiani, ma con la nascita di un clero
autoritario nel medio evo, divenne una punzione per le donne accusate di comportamenti antisociali o stregoneria. Grosso modo il 90% delle donne venne accusato di stregoneria durante il medioevo e, nel nome della caccia alle streghe, venne condotta ogni sorta di atrocità.

—>>>Percezioni moderne e post-moderne

Ulteriori avanzamenti nel campo psicologico e medico modificarono la percezione dell’isteria.
Un marcato chiarimento fu portato dal padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, il quale disse
che le disfunzioni psicologiche erano totalmente correlato alle attività emotive ed ai processi
neurologici. E non all’utero che brama orgasmi.

Seguendo questa nuova tesi, il numero di donne cui veniva diagnosticata l’isteria calò.
Divenne comunque un punto di contesa per quanto riguardava il femminismo. Specialmente durante la campagna per il voto alle donne, le insinuazioni di precedenti diagnosi di isteria furono usate per screditare le attiviste.

“Non è necessario essere contro il suffragio delle donne” scrive il London Times nel 1908,
“per vedere che alcune delle partigiane più violente della causa soffrono chiaramente di isteria.
Non usiamo la parola con il suo significato scientifico, ma è così che di solito si definisce
quel tipo di entusiasmo che è poi degnerato in una cronica eccitazione nervosa.”

The Newcastle Witch Hunt (1650), from Ralph Gardiner’s account (1655). Image Credit: The Conversation

 

In ogni caso sono nate un certo numero di teorie che invece davano lustro a questa parte di Storia.
Molte femministe hanno iniziato ad associare l’isteria ed il suo passato “demoniaco” con una presa di coscienza ed una affermazione.
Erano infatti proprio quelle donne, le isteriche, ad aver contestato per prime il comportamento mite considerato accettabile per la società. Erano state proprio loro ad esplorare delle alternative al modello loro imposto. Molte anzi iniziarono ad affermare la propria connotazione di “streghe” per mostrare forza, potere e sprezzo della paura.

Oggi, l’isteria è ancora utilizzata per connotare il comportamento assertivo di una donna.
Usiamo ancora dire “ma hai il ciclo?”. La prossima volta che chiederete ad una donna se sta
facendo l’isterica, ricorda che le streghe vi stanno guardando.

Leggi anche:

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La società de/generata (streghe, femminismo, morale, controllo sociale, biopotere)

Silvia Federici sulla caccia alle streghe

 

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