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Meno&Pausa: la fame di cose nuove

In questi giorni sto abbastanza di merda. Troppe cose orribili accadono e troppo da pensare mi danno situazioni che non riesco a capovolgere. Questi sono i limiti degli esseri umani. Questo è il mio limite. Mi conforto, durante la notte, trascinando vicino a me il corpo addormentato del mio compagno. Mi dà calore e mi fa dimenticare per un attimo che io sono parte del tutto e che il tutto è parte di me. Ogni ferita al mondo spezza i miei muscoli, la mia volontà, le mie ossa.

Dormo male, mi sveglio incazzata, sono ipercritica su qualunque cosa e così riconosco che questo non è il momento per dire cose che non sono l’espressione di un pensiero lucido e razionale. Se la rabbia prevale, tutto quello che hai voglia di fare è distruggere. Distruggere per distruggere e non per costruire altro.

Quando mi mancano le forze il mio rifugio sono i libri. Ne mangio chili e chili, parole, significati, virgole e punti interrogativi. E allora perché continuo ad avere fame? L’idea di tenere il cervello sospeso nel nulla mi fa empatizzare proprio con quel nulla. L’assenza di me, il vuoto, nessuna speranza ma, solo, la consapevolezza che l’insieme delle esperienze passate non serve a null’altro se non a dare vita ad esperienze esattamente uguali. Il mondo che si ripete. Il nulla che resta nulla.

Mi sento così quando il ripetersi degli eventi mi procura stanchezza. Quando la memoria degli errori commessi non serve a non compierne altri. Quando so già quello che succederà in futuro perché è già accaduto in passato e, nonostante tutto, non riesco a impedire quell’eterno svolgersi di circostanze e bugie e brutalità e ignoranza. L’ignoranza di chi pensa di essere il primo ad aver pensato quella tal cosa. Le bugie di chi pensa di essere un genio quando in realtà non è che un imitatore dell’imitatore che già imitò chi compiva quella cazzata in passato.

Mi chiedo come si possa fermare tutto, per ricominciare da capo. Mi chiedo cosa mai potrà sorprendermi quando nulla mi sorprende più. Tutto quello che posso fare è tentare di contrapporre piccoli ostacoli, a volte per nulla piccoli e comunque non in grado di ostacolare il flusso del tempo e del ripetersi della storia.

Il mio compagno dice che le mie crisi esistenziali viaggiano in volo su altri universi. Come se non posassi i piedi sulla terra, così presa a pensare alle responsabilità del mondo al punto che pensare a quello che succede quaggiù non mi pare poi così importante. E’ il suo modo di dirmi che lui esiste e io non posso far finta di non vederlo. In fondo è lui che mi trascina giù quando il mio planare si fa più lento, troppo lento per rimettermi in pari con le cose concrete. Ma quel che penso, le mie preoccupazioni, a me paiono concretissime. La loro risoluzione non mi dà da mangiare, è vero, ma il mio nutrimento non è fatto di cibi comuni. Continuo ad avere fame di parole, significati, virgole e punti interrogativi.

Guardo la tristezza negli occhi di chi mi passa accanto e mi chiedo quale sia la ragione, quale motivo possa averla causata. Cos’è che fa sentire le persone come alberi spogli, in balia del vento, così sole, così intrappolate in quel ripetersi di eventi spiacevoli. Mi chiedo come possa il fanatismo rendere, invece, alcune persone tanto sicure e combattive. Gli sguardi illuminati dal sacro fuoco di crociate inventate da umani contro altri esseri umani. Tanto per distruggersi a vicenda. Tanto per prevalere gli uni sugli altri. Senza capire che il nemico non è qualcosa che puoi vedere e toccare. Il nemico è fatto di complicità nel causare il ripetersi di eventi distruttivi. Il nemico siamo noi e tutte le piccole e grandi cose che facciamo per sentirci migliori, unici, speciali, primi nel fare quel che altri hanno già fatto milioni, miliardi di volte.

Oggi vorrei non sentire pressioni. Vorrei stare sulla terra. Abbandonarmi alle sensazioni umane senza considerare l’esistenza di tutto il mondo attorno. Oggi vorrei semplicemente una vacanza da tutto quello che mi condanna ad una costante ricerca. Probabilmente mi concentrerò sulla mia menopausa, sulla fine di un tempo e l’inizio di un altro. Mi concentrerò sul dolce che sto per preparare e sull’amore. L’amore per la vita, per le persone che mi circondano, per quelle che non conosco ancora e conoscerò in futuro. L’amore buono, quello che non viene preso a pretesto per ammazzarsi a vicenda. L’amore che inventa e curiosamente si lascia reinterpretare per donarci meraviglia, serenità e passione.

Mi scuso per l’elucubrazione che forse vi sembrerà incomprensibile. Sono pensieri sparsi. A volte li devo a me stessa. Perciò vorrei condividerli con voi.

Meno&Pausa – Avere la patata e non sentirla – racconta fatti reali di una donna che usa questo pseudonimo per raccontarsi.

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