Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

La Disforia di Genere a insorgenza rapida è una bugia velenosa utilizzata per screditare le persone trans

 

Questo è un articolo di Liz Duck-Chong pubblicato sul The Guardian (traduzione di Mariangela)

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La lobby anti-trans è ricorsa alla pseudoscienza per attaccare giovani vulnerabili.

Se voi doveste comprendere due questioni sulle persone transgender, io vorrei fossero queste:

1) che siamo sempre esistiti;

2) che siamo sempre stati attaccati per la nostra esistenza.

Nonostante le nostre molte apparizioni nel corso della storia, soprattutto fuori dallo sguardo coloniale occidentale, la storia diffusa da chi dice che siamo un nuovo fenomeno è stata ampiamente adottata come mezzo per screditarci ed escluderci dalla vita pubblica e per renderci invisibili.

L’ultima novità è un discorso in rapido aumento sulla “disforia di genere a insorgenza rapida” o “ROGD”, che cerca di avallare le convinzioni di un certo numero di genitori i quali dicono che i loro figli si sono dichiarati transgender non solo così all’improvviso, ma anche perché frequentano un contesto di coetanei trans, gruppi e social media. Essi sono preoccupati dai potenziali effetti dell’influenza del web e della pressione esercitata dai coetanei.

Se non che, come molte delle false idee lanciate contro di noi, ROGD non è una condizione reale e non lo è mai stata. L’unico articolo sull’argomento, pubblicato in PLOS ONE – una rivista che passa in rassegna solo gli aspetti tecnici degli studi pubblicati, piuttosto che fornire una interpretazione dei risultati – parla delle “condizioni” (sulla base delle quali si diventa transgender) a partire dalle affermazioni di soli 164 genitori che sembrerebbero soddisfare i criteri dello studio. Questo campione è tratto dai risultati di ricerche online condotte da tre blog che hanno tutti una forte storia anti transgender, senza alcuna testimonianza presa da spazi online neutrali o pro transgender, o da bambini trans – ovvero senza aver consultato le persone che potrebbero descrivere meglio di chiunque altro le proprie esperienze.

La World Professional Association for Transgender Health ha rilasciato una dichiarazione al riguardo, affermando che: “Il termine ‘ disforia di genere a insorgenza rapida (ROGD)’ non è un’entità medica riconosciuta da nessuna associazione professionale riconosciuta… pertanto, costituisce niente di più che un acronimo creato per descrivere un fenomeno clinico al momento improponibile il quale potrebbe o non potrebbe essere sottoposto a ulteriori indagini scientifiche fatte da ricercatori indipendenti”.

La dottoressa Julia Serano, una ricercatrice con quasi due decenni di esperienza nella campo della biologia dell’evoluzione e dello sviluppo, analizza la questione ulteriormente.

Citando la molto meglio documentata storia della disforia di genere e dell’assistenza alla transizione a supporto del soggetto transgender, scrive “ciò che è ‘rapida’ nella ROGD è l’improvvisa consapevolezza e valutazione dei genitori della disforia di genere che riguarda i loro figli (consapevolezza e valutazione che, dal punto di vista del bambini, potrebbe richiedere molto tempo e una seri di scelte ben ponderate)”

Quando una persona giovane si dichiara trans, soprattutto quando un genitore sente che la questione arriva di punto in bianco, può sembrare che venga a mancare il terreno da sotto i piedi. Per un genitore che è in difficoltà, l’idea che possa essere colpa di un’influenza esterna, esercita una forte attrazione – ma fare ricorso alla pseudoscienza non è la soluzione. Come scrive la Serano “non è un nuovo tipo di disforia di genere ma un nuovo appellativo dato ad una ricorrente dinamica genitoriale”.

Nonostante ciò, lo studio ha ottenuto un forte sostegno in Gran Bretagna e negli Usa, con il pretesto di “proteggere” dalle diagnosi e dalle terapie in quel caso sono paragonate a un esercizio di contagio.

In realtà, fino a quando un bambino trans non raggiunge la pubertà, la transizione riguarda soprattutto l’esposizione della propria soggettività all’interno dei propri contesti sociali – si ricorre così al cambiamento del vestiario, ad un particolare taglio di capelli e ad un uso di linguaggi diversi – tutte cose reversibili se un bambino cambia idea.“ Non esiste terapia medica nel mondo per un bambino transgender prima della pubertà”, scrive Felicity Nelson della Medical Republic, “serve un sacco di tempo prima che diventi necessaria qualsiasi decisione medica”.

Dopo la comparsa del periodo puberale, potrebbero essere introdotti i soppressori della pubertà per ritardare gli effetti degli ormoni che il corpo stesso sta creando, ma il pericolo di questo processo è minimo e la persona trans è seguita e monitorata da un medico.

Per fare un confronto, uno studio statunitense del 2015 mostrava che il 4,3% dei giovani al di sotto dei 18 anni si erano recati al pronto soccorso per ferite da sport. Questo non significa che dovremmo demonizzare lo sport giovanile ma l’esempio ha lo scopo di dimostrare che permettiamo spesso ai bambini di fare cose rischiose semplicemente perché lo vogliono.

Senza dubbio, ciò che il concetto di ROGD non prende in considerazione è il danno immenso fatto quando non si permette ad un bambino transgender di rinominarsi, di avere accesso a delle potenziali terapie e di vivere la versione di sé che ritiene necessaria.

Approssimativamente i 4 anni intercorsi tra quando ho espresso il desiderio di cominciare la cura ormonale e il periodo in cui l’ho davvero iniziata, sono stati il periodo peggiore che io abbia mai affrontato e l’unico momento della mia vita in cui ho percorso la mia vita un giorno alla volta.

Lo studio del 2016 di Olson e altri ha mostrato senza ombra di dubbio che le persone trans in grado di essere se stesse sono felici, contrastando con l’idea che i bambini trans avranno inevitabilmente problemi di salute mentale. Olson ha chiamato lo studio “la prova che puoi essere un bambino transgender oggi ed essere felice e pieno di salute e fare le stesse cose degli altri bambini.”

Nelson scrive, “In Australia ora ci sono linee guida cliniche che indicano che: rifiutare terapie di affermazione del proprio genere non è considerata un’opzione imparziale poiché potrebbe aggravare la sofferenza, la depressione, l’ansia e il comportamento suicida”.

Dato che i giovani transgender e i gay sono già soggetti ad un alto rischio di depressione, ansia, comportamenti suicidi, negare la terapia a causa di una guerra ideologica non è giustificabile.

Che la ROGD raggiunga le coste australiane o meno, non sarà né il primo né l’ultimo degli attacchi pseudoscientifici che vedremo contro le persone transgender.

Man mano che otteniamo sempre più comprensione, spazio di condivisione dei nostri saperi e più visibilità, la lobby anti-trans continuerà a giocare uno sporco gioco, fomentando sfiducia e scetticismo.

Il modo migliore per combatterli è ascoltare, imparare e credere che le persone trans nelle nostre vite e nelle nostre comunità stanno dicendo la verità quando ci parlano. Bisogna che noi crediamo alle persone quando ci dicono ciò che vogliono e ciò di cui hanno bisogno, in modo che possano non solo sopravvivere ma crescere sane.

• Liz Duck-Chong è una scrittrice, si occupa di salute sessuale, è anche una podcast host e film maker.

 

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