Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Sono stata stuprata da un branco di italiani, perciò sono stati assolti

Meme di Alessandro Loddo 

 

Lei scrive:

Cara Eretica,

anni fa io sono stata stuprata da tre uomini, romani de Roma, in un quartiere di periferia, dove i politici vengono solo per chiedere voti e dove il degrado non c’entra con gli immigrati. Vivevo in un posto in cui ancora oggi non ci sono servizi e per prendere la metropolitana devi prima attraversare chilometri a piedi e in autobus. Ho denunciato quegli uomini ma il processo è stato una farsa. La mia parola contro la loro. Un padre di famiglia e due “bravi lavoratori” come li ha definiti l’avvocato difensore. Il mio avvocato ha fatto quello che ha potuto ma quei tre non erano immigrati, quindi è stata tutta colpa mia, me la sono cercata e i tre dissero che era stato tutto consensuale. La moglie del “padre di famiglia” mi ha urlato contro e per poco non mi metteva le mani addosso. Per lei ero solo una puttanella che aveva portato il marito, padre di due figli, sulla cattiva strada. Ero una rovina famiglie, una che li voleva rovinare. Gli altri due avevano madri e padri che li appoggiavano. Le lodi per i due non finivano mai e i genitori d’altro canto erano brava gente che non poteva credere al fatto di aver cresciuto due stupratori.

Conoscevo uno di loro e per questo quando mi hanno detto che mi avrebbero accompagnata a casa, dato che io venivo dal lavoro, io dissi di si. Quello che accadde poi è stato terribile. Mi portarono in una zona appartata e a turno mi hanno violentata. Quando ci allontanammo dalla via di casa mi dissero che dovevano passare a prendere le sigarette al distributore automatico. Uno, scherzando, disse che già che c’erano sarebbero passati anche a prendere un po’ di preservativi. Che stupida che sono stata. Ho riso alla loro “battuta”. Poi ci fermammo, per fumare una sigaretta, dissero, e quando due di loro scesero e l’altro in pochi secondi mi fu addosso io ero così scema da pensare ancora che stava scherzando. Conoscevo i suoi genitori, abitavano nel palazzo accanto a quello dove abitavo io. Sua madre e la mia si salutavano e ogni tanto scambiavano qualche parola. Non potevo immaginare quello che sarebbe successo.

Mi disse che gli ero sempre piaciuta e che ogni volta che attraversavo il quartiere era come “se spuntasse il sole”. Dissi che avevo un ragazzo e lui rispose che non era cosa per me. Era lui quello giusto e tra una carezza e una parola detta all’orecchio forse avrei potuto aprire la portiera e scappare. Ma lui agiva in modo subdolo, non immaginavo potesse arrivare a tanto. Perciò non riuscii a farlo. Ero paralizzata. La mia paura fu interpretata come consenso o non lo so, fatto sta che lui si avvinghiò a me e cominciò a spogliarmi. Mi stava sopra e io pensavo solo che la mia testa sbatteva contro il metallo freddo. Sentivo un gran freddo. Dissi di no, giuro di averlo detto, e tentai di muovermi e di stringere le gambe più che potevo, ma lui fu più forte e mi violentò. Subito dopo entrò l’altro e per ultimo il padre di famiglia che per chiudermi la bocca mi diede una sberla. Io smisi di opporre resistenza e poi mi rivestii e mi riaccompagnarono a casa.

In tribunale mi dissero che il fatto che non avessi riportato ferite e che poi avessi accettato di farmi riaccompagnare significava che ero consenziente. In poche parole non mi hanno creduta e oltre questo c’era il fatto che i miei non mi appoggiavano come avrei voluto. Mia madre mi disse subito che con la denuncia l’avevo messa in imbarazzo. Come avrebbe fatto a camminare per il quartiere con gli sguardi delle famiglie degli stupratori addosso? Non credo che lei mi abbia mai creduto. Mio padre non diceva niente ma mi aiutò quando dopo il processo gli chiesi di prestarmi dei soldi per le caparre di un affitto in un monolocale vicino al mio posto di lavoro. Ancora oggi ogni tanto, se può, mi aiuta.

Mia madre ha fatto pace con le famiglie dei miei stupratori, ancora chiacchierano e si salutano sorridendo. Il padre di famiglia e i due ragazzi vivono lì, tranquillamente, e mi chiedo se quello che hanno fatto a me potranno farlo ancora. Quello che so è che capisco perfettamente come deve essersi sentita Desirée, ma io non sono stata stuprata da stranieri nessuno ha parlato di me. A nessuno interessava difendermi e nessuno mi appoggiò in qualche modo, neppure con le spese per l’avvocato. E’ successo anni fa e non conoscevo realtà femministe della mia città. Non sapevo a chi rivolgermi e non pensavo ci fosse qualcuno pronto ad ascoltarmi. Posso solo essere contenta di essere ancora viva.

Nel mio quartiere ora mi sento più al sicuro. Prendo solo il tram per andare al lavoro. Nella pausa pranzo con i colleghi, nessuno sa quello che mi è successo e a me sta bene così. Se ne parlassi in pubblico comunque i tre stupratori assolti mi denuncerebbero per diffamazione. Quindi tengo tutto dentro. Quello che è successo in questi giorni però ha riaperto la mia ferita e non posso fare a meno di raccontartelo perché almeno tu e gli altri di abbatto i muri sappiate che è proprio così: se mi avesse stuprata un “nero” nessuno avrebbe messo in dubbio le mie parole. Invece i miei stupratori erano bianchi, italiani, romani. Dopo anni oramai sto bene ma è stata dura.

Ti ringrazio per avermi ascoltata e grazie per tutto quello che fai.

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Un pensiero riguardo “Sono stata stuprata da un branco di italiani, perciò sono stati assolti”

  1. Ciao,
    Non ti conosco e non so nulla di quello che ti è successo, né posso immaginare quello che tu hai passato.
    Posso solo dire che questo clima è sempre più evidente. A qualsiasi strato della nostra società il fenomeno sta esplodendo: non importa tu sia un operaio, un impiegato o un professore… Le vecchie generazioni della guerra fredda sono impastate di odio. Il problema è che educano così anche i loro figli.
    Ho avuto la fortuna di potermi allontanare da questi ambienti durante la gioventù. La mia famiglia mi ha sempre voluto bene e supportato. Per paradosso sono stati i loro soldi razzisti e xenofobi a darmi la possibilità di staccarmi.
    Ormai faccio fatica a reggere pranzi e cene con loro
    Sono sempre più rabbiosi: sento sempre le solite 5 paroline magiche
    1 Negher (negro)
    2 Putana (non serve traduzione)
    3 Uriciù (frocio)
    4 Comunista (!)
    5 TUM! (Un colpo di fucile, la soluzione a tutto)

    Proprio la reazione sulla vicenda di Desirée mi ha fatto rizzare le orecchie (di solito me le tappo ogni sera).
    Se una ragazza affetta da droghe fosse stata stuprata da italiani, la droga se la sarebbe presa di sua spontanea (drogata di merda!). In questo caso invece, gli aggressori (lungi da sminuirne il ruolo) sarebbero la causa di tutto, rappresenterebbero intere generazioni di immigrati e, perché no, i poteri forti (!) che vogliono distruggere la loro amata Italia. Che il Duce ha anche fatto delle cose buone, tanto per cambiare.

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