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Le elezioni in Brasile e la lotta contro la visione autoritaria di Bolsonaro

di Salomè Sodini e Federica Pilia

Il primo turno delle Elezioni Generali in Brasile si è tenuto il 7 ottobre. Il Brasile è una Repubblica Federale che ogni quattro anni elegge il presidente, il vicepresidente e il Congresso Nazionale: nel 2018 sono stati eletti 513 deputati federali e 54 senatori, oltre ai 27 governatori degli Stati e del Distretto Federale di Brasilia. Per quanto riguarda il presidente e il suo vicepresidente, invece, non essendoci stato un candidato con più del 50% delle preferenze, si andrà al ballottaggio al secondo turno, domenica 28 ottobre. I due candidati al ballottaggio sono Fernando Haddad, del Partido dos Trabalhadores (o PT, Partito dei Lavoratori di centro sinistra, quello a cui appartenevano anche Lula e Dilma Rousseff, che ha eletto i presidenti del Brasile nelle ultime quattro legislature) con il 29,28% delle preferenze, e Jair Bolsonaro, del Partido Social Liberal ( PSL, o Partito Social-Liberale, tradizionalmente di centro destra, ma che recentemente ha assunto posizioni più vicine all’estrema destra) con il 46% delle preferenze.

Fernando Haddad è un avvocato e professore universitario che è stato ministro dell’Educazione nei precedenti governi di Lula e di Dilma Rousseff. In uno dei loghi utilizzati per la sua propaganda politica compare la frase Haddad é Lula: dopo lo scandalo Java Lato che ha travolto il Brasile di Dilma Rousseff e portato all’impeachment della presidente, la popolarità del Partido dos Trabalhadores è minima e soltanto la candidatura di Luiz Inácio Lula da Silva, il celeberrimo e amatissimo presidente sindacalista-operaio del Brasile, avrebbe potuto risollevarne le sorti. Ma Lula è attualmente incarcerato e sta scontando una condanna penale in secondo grado per corruzione all’interno dell’Operação Java Lato, quindi non può essere candidato. In questo modo, la strategia del Partido dos Trabalhadores è stata quella di avere come candidato un ministro di Lula (se Lula ha fiducia in lui, noi possiamo non averne? Recita una delle frasi del sito della campagna elettorale), ricordare tutto quello che ha fatto per l’educazione all’interno del Brasile (è creatore di molte borse di studio che hanno permesso ai giovani più poveri di accedere per la prima volta all’università) e di porre molta attenzione, dopo il disastro di Nicolas Temer, attuale presidente del Brasile e vice di Dilma Rousseff, sgradito alla totalità del paese, anche alla scelta del vice. In questo caso, è la trentasettenne Manuela D’Ávila, giornalista che ha iniziato a fare politica a ventitré anni e che dice di ricordare Lula fin da quando era bambina.

Jair Bolsonaro, invece, rappresenta una rottura netta con il Brasile di Lula e con i valori che dovrebbe rappresentare il Partido dos Trabalhadores. È un ex-militare, che ha iniziato la sua carriera nel Congresso Nazionale nel 1991 e da allora ha fatto approvare soltanto due leggi; in compenso, è diventato noto all’interno della scena politica brasiliana per alcune sue discutibili affermazioni – la prima risale al 1993, quando ha detto di avere nostalgia del regime militare da poco concluso, perché a suo dire la democrazia non era in grado di risolvere i problemi del paese. Successivamente, si è parlato di lui per aver detto alla deputata del Partido dos Trabalhadores Maria do Rosario “non ti stupro perché non te lo meriti” e per alcune sue considerazioni come “l’unico errore della dittatura è stato quello di aver torturato e non aver ucciso”, o “i diritti umani stanno causando disservizi al Brasile”, o ancora “le minoranze devono adattarsi”. Tuttavia, ha raggiunto una buona popolarità all’interno del paese, riscuotendo successo specialmente da parte chi è rimasto disgustato dalla corruzione dell’attuale classe politica (anche se il PSL non è a sua volta immune da scandali) e auspica un cambiamento, a qualunque costo.

È considerato un politico mediocre, che appoggia la sua campagna presidenziale su slogan di stampo fascista e razzista, demonizzando indiscriminatamente i neri, la comunità LGBT, la sinistra nel suo complesso, lo “schema” ambientale e soprattutto i poveri. È manifestamente pro-tortura e si propone come il “salvatore”, pronto a recuperare il Brasile da tutti quei “peccati” sopra nominati. Da molti è chiamato il Trump del Brasile.

Contro questa linea politica autoritaria, discriminante e di violazione dei diritti, prima delle elezioni del 7 ottobre, sono stata realizzate molte manifestazioni, femministe, a favore dei diritti LGBT e di tutti i gruppi discriminati da Bolsonaro durante i suoi comizi o dichiarazioni, ma anche e soprattutto in favore di un Brasile progressista, pro-diritti umani e che rispetti le diversità, incentivando una inclusione sociale estesa. Sospinti anche dalle proteste per l’assassinio di Marielle dei mesi scorsi e di altre e altri attivisti uccisi o incarcerati, il 29 settembre i movimenti sociali hanno realizzato, in 114 città del Brasile, manifestazioni, cortei e proteste contro la possibile presidenza Bolsonaro, il quale promuove invece la visione e l’idea di un Brasile autoritaria, anacronistica e fascista. Soprattutto le donne sono state le protagoniste assolute di queste manifestazioni, come parte principalmente colpita dalle dichiarazioni misogine e razziste del candidato alla presidenza. La campagna contro Bolsonaro continua anche nelle reti sociali con gli ashtag #EleNao #EleNunca e #EleJamais avendo così un grande supporto e aderenza internazionale.

Questa onda di appoggio al populismo e al fascismo che sta investendo il mondo, con segnali già evidenti in Europa, USA e America Latina, rappresenta un grande rischio per il futuro del Brasile, che ha bisogno invece di rispondere alle necessità della sua giovane e eterogenea popolazione attraverso programmi sociali progressisti che rispecchino gli ideali sociali di inclusione rispetto dei diritti umani e delle libertà civili, lottando efficacemente contro la povertà.

Il 28 ottobre, domenica, pertanto si decide il futuro presidente, ma anche e soprattutto il futuro di un popolo e di ciò che vuole essere, per sé stesso e agli occhi del mondo.

 

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