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Aborto farmacologico (ru486), la mia esperienza

Lei scrive:

cara Eretica,

in questo periodo più che mai controverso per quel che riguarda l’aborto vorrei raccontarti la mia esperienza per portare forse un barlume di speranza.
Mi è capitato ad aprile, un periodo in cui con il lavoro avrei fatto fatica a gestire la situazione, quindi ho per così dire “temporeggiato” fino alla fine del mese. Con un certificato fatto dalla mia dottoressa (ignorante in materia -senza offesa- ma super disponibile!) in cui mi chiedeva una visita ginecologica per IVG.

Fortunatamente tramite conoscenze ho poi scoperto che esiste un modulo specifico da portare (quello in cui per l’appunto ti danno i 7 giorni per pensarci). Io abito in Lombardia, tra Milano e Bergamo. ho chiamato parecchi ospedali della zona perché ero decisa, l’avrei dovuto fare con la pillola in quanto l’idea dell’intervento chirurgico mi terrorizzava già solo al pensiero. Dopo parecchie telefonate, chiami il lunedì eh no, qua ci sono solo il mercoledì dalle 9 alle 11, orari e giorni veramente ristretti, approdo all’ospedale di Romano di Lombardia al cui centralino un donna molto gentilmente mi dice che loro fanno solamente quello chirurgico, ma dalla direzione sanitaria le dicono di dire che fanno anche quello farmacologico, perciò mi consiglia di sentire l’altro ospedale che è Treviglio.

Anche qui dopo diversi giorni di telefonate in ginecologia in cui nessuno rispondeva, esausta mi son presentata in reparto il 25 aprile, io ero a casa dal lavoro, ma in ospedale ci saranno no? Ho aspettato un’oretta probabilmente stavano facendo il giro visite, ma poi sono stata accolta da una dottoressa molto disponibile che addirittura tentò di “consolarmi” dicendo che comunque essendo così presto in realtà poteva anche essere un aborto spontaneo.

Fatta l’ecografia di controllo mi danno l’appuntamento per i primi di maggio, così passavano abbondantemente i 7 giorni previsti, ma ero ancora perfettamente in tempo per fare la farmacologica. Quella mattina mi ha accompagnato il “complice del fattaccio”, era successo solo un paio di volte e sempre con il preservativo, ancora ad oggi non mi spiego come sia potuto succedere, comunque eravamo d’accordo entrambi che quella era l’unica scelta possibile, ma totalmente senza sensi di colpa.

Fatta altra ecografia di controllo e ancora la dottoressa mi dice che non si vede neanche l’embrione, ma solo la camera gestazionale. Mi fanno accomodare in una camera singola per poter permettere anche al ragazzo di stare con me e dopo prelievo di routine mi viene somministrata la prima pastiglia. Dopo qualche ora dall’assunzione passata in ospedale per scongiurare reazioni avverse specificatamente a quel farmaco ho firmato e sono andata a casa. Mi avevano avvisato che avrei potuto avere un po’ di perdite e in effetti così è stato.

Sono tornata in ospedale dopo 2 giorni per verificare che fosse andato tutto bene, ed in effetti era andata più che bene, avevo già espulso tutto senza necessità di prendere la seconda pastiglia. Anche questa ecografia fatta questa volta da un medico uomo l’ho trovata molto normale, controlli di routine oltre alla verifica che non ci fosse più nulla da espellere. L’unica piccola pecca a tutto questo è stata un’infermiera che al momento di farmi firmare i documenti quando le ho spiegato che volevo fare assolutamente la farmacologica mi ha detto che comunque non era una passeggiata, l’unica altra donna a cui l’avevano fatta quando ha espulso c’era ancora il battito.. ecco, questa è l’unica pecca che mi sento di aver subito per un servizio in cui però mi sono sentita seguita sia dalle varie infermiere sui turni sia dai medici, e mai giudicata.

Spero che la situazione non sia cambiata (forse appunto essendo uno dei primi non c’era il giorno specifico in cui magari si presentano in 20) e spero di poter essere d’aiuto a quelle ragazze/donne che non sanno dove andare. Oltre a Treviglio purtroppo qua nella zona non ci sono altri ospedali che praticano la farmacologica, i più vicini sono a Milano o ad alzano Lombardo, o almeno lo erano. Vorrei poter sperare che la situazione migliori, e non peggiori.

A 20 anni pur difendendo totalmente il diritto all’aborto pensavo che io non ne avrei mai usufruito, a 30 mi son dovuta ricredere essendo l’unica strada percorribile in questo dato momento, e non me ne pento, non ho sensi di colpa verso nessuno, ho già una figlia da mantenere e un lavoro fortunatamente non precario ma decisamente mal retribuito.

E a tutti i pro-vita che sostengono che dal 17 esimo giorno già c’è un sistema nervoso o un cervello, balle! quasi al 50esimo non c’era ancora neanche l’embrione ma solo la camera gestazionale. e se era così piccolo da non vedersi neanche con ecografi di ultima generazione, beh forse comunque definirlo vita mi pare un po’ eccessivo… grazie della lettura e se vorrai pubblicare ti prego di farlo in anonimo

PS, su insistenza delle persone a me care e dato che già frequentavo una psicologa ne ho parlato anche con lei, che effettivamente ha confermato il mio punto di vista, io non l’ho visto come un problema, o come una scelta obbligata ma sofferta, ma come l’unica scelta disponibile fortunatamente sancita da un diritto acquisito. Lo dico da madre che con fatica e tra due lavori cresce una figlia, un altro figlio (in questo contesto ovviamente) non sarebbe stata un’opzione possibile.

Personalmente non ho avuto la sfortuna di incontrare pro-vita in ospedale, ma se anche fosse stato ero talmente sicura e decisa della mia scelta che le loro parole non mi avrebbero toccato, ma sono vicina a chi con una decisione sofferta si trova anche di fronte personaggi di quel tipo. Quel genere di persone non dovrebbero poter stare in un ospedale pubblico.

Grazie del lavoro che fate, ogni giorno, per non farci tornare nel medioevo in cui qualcuno ci vorrebbe rispedire.

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